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L'arresto dell'ex autista di
bus per gli incendi della Sinagoga di Lugano e di un negozio appartenente
ad una famiglia ebrea, ha provocato molto sollievo nell'opinione
pubblica: questa soluzione del caso apparentemente esclude l'antisemitismo
come causa prima dell'atto criminale. Il sollievo però è ingiusticato e prematuro.
Prematuro perché le indagini non sono ancora terminate. Sono ancora
in corso e risultano indispensabili approfonditi accertamenti
per stabilire inequivocabilmente che dietro all'uomo che ha agito
non si nascondano dei mandanti.
Ingiustificato perché, anche nel caso ci trovassimo di fronte
a uno squilibrato, ciò non significa che i suoi atti non
abbiano una loro logica e
non traggano origine dal clima che si respira nella nostra società.
Una
persona in condizioni di disordine psicologico cerca il gesto eclatante
(il
quadro di valore inestimabile da sfregiare, la personalità sotto
i
riflettori dei media da colpire, i luogi simbolici a cui dare fuoco).
Per
questo motivo, se un individuo con disturbi mentali percepisce una Sinagoga
come luogo in grado di attirare l'attenzione dei media, è assai
probabile
che l'antisemitismo sia qualcosa che sta nel tessuto sociale in modo
latente. Cosa, questa, purtroppo confermata dal fatto che diversi membri
della Comunità ebraica di Lugano hanno ricevuto telefonate di
insulti e
minacce da cittadini apparentemente soddisfatti degli incendi che hanno
colpito la Sinagoga e il negozio di un ebreo. D'altro canto lo stesso
presunto esecutore degli attentati non era nuovo ad atti antisemiti se è vero
che in precedenza aveva impedito a tre ebrei di salire sull'autobus da
lui guidato. L'antisemitismo si presenta spesso in forma subdola e non è sempre
riconoscibile a prima vista la sua potenziale pericolosità.
Non il sollievo e non l'archiviazione frettolosa di ipotesi scomode,
ma la riflessione e la preoccupazione, dovrebbero animare l'opinione
pubblica, le
autorità e le forze politiche. |
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