Otto
Ohlendorf: il "testamento politico"
Il testo che segue è quello che può essere considerato il "testamento
politico" di Otto Ohlendorf. L'ex comandante dell'Einsatzgruppe D, responsabile
della morte di più di 90.000 ebrei, ripercorre la sua vita proponendosi
come un nazionalsocialista convinto, teorico della politica e dell'economia.
Un intellettuale integrato nel sistema, parte anzi del sistema al quale aderì
giovanissimo. Due le cose che sconvolgono in questo testo, che presentiamo per
la prima volta tradotto in italiano: sull'anno trascorso come massacratore Ohlendorf
non ha nulla da dire. Questo silenzio è solo parzialmente giustificabile
con il tentativo di non addossarsi delle responsabilità. Semplicemente
Ohlendorf non ha nulla da dire su una attività che svolse obbedendo agli
ordini. Una attività di routine come redigere rapporti nel suo ufficio.
In secondo luogo lascia impressionati la pochezza intellettuale dello scritto,
la sua vaghezza e la sua mancanza di analisi. Traspaiono invece tutti i vizi
del pensiero nazista: l'indeterminatezza dei nessi logici, il mischiarsi di
considerazioni pseudo-politiche che sono più il frutto di miti ideologici
che di ragionamenti razionali.
Giovanni De Martis

Il testamento politico di Otto Ohlendorf
Documento UK-81 Da: "Nazi Conspiracy
and Aggression", Volume VIII. USGPO, Washington, 1946/pp.603-606. Appendice
A all'affidavit di Otto Ohlendorf a Norimberga del 20 novembre 1945.
Dopo essermi iscritto al Partito Nazionalsocialista nel 1925 partecipai a tutte
le attività dell'allora giovane e numericamente piccola organizzazione
del partito. Ero allo stesso tempo Ortsgruppenleiter, tesoriere e organizzatore
delle riunioni. Distribuivo giornali e volantini, parlavo nelle riunioni pubbliche
e nelle discussioni degli altri partiti e servii nelle SA. Nel 1926 insieme
ad altri tre membri del partito entrai a far parte delle SS. A quel tempo tuttavia
non ero coinvolto in nessuna attività delle SS perché subito dopo
l'iscrizione avevo abbandonato la mia città natale ed ero stato rimosso
dalla lista delle SS. All'epoca non ricevetti alcuna tessera e seppi soltanto
più tardi nel 1936 - quando venni riarruolato - che dieci anni prima
mi era stato assegnato il numero 880. Tra il 1929 ed il 1931 parlai spontaneamente
a numerosi incontri di partito del Gau [organizzazione provinciale del Partito
Nazista] dell'Hannover. A quel tempo studiavo a Goettingen e lavoravo per il
partito nella città e nell'area di Nordheim. Organizzavo corsi di addestramento
e parlavo nelle riunioni. Nonostante la mia attività rimasi un semplice
militante di partito perché avevo evitato di stringere rapporti più
stretti con gli organi ufficiali dell'organizzazione. Questo mio atteggiamento
era determinato dal fatto che già da allora le mie idee erano diverse
sia sul piano personale che pubblico da quelle degli altri membri del Partito.
Dopo il mio primo esame di stato nel 1931 andai in Italia nell'ambito di un
programma di scambio di studenti universitari e vi rimasi per un anno. Ciò
che mi spingeva in quel Paese era il desiderio di conoscere meglio un movimento
che supponevo parallelo al Nazionalsocialismo e che, all'epoca aveva già
dieci anni di esercizio del potere e illimitate possibilità di sviluppo.
Compresi a fondo il Fascismo sia nella teoria che nella pratica, entrai in contatto
con la sua organizzazione e con i suoi capi. Arrivai alla conclusione che, nel
caso del Fascismo, non si trattava di una nuova concezione del popolo e dello
Stato che aveva sviluppato l'individualismo di un capo. In verità si
trattava di un altro sistema di potere assoluto che si era formato intorno alla
figura di Mussolini. I bisogni umani e il popolo nel Fascismo non avevano valore
in sé ma erano oggetti dello Stato e derivavano da questo la loro legittimità.
Lo stato era la sola realtà. Fu da questo fatto che derivò l'irreparabile
contrasto con il Nazionalsocialismo che è fondato sulla realtà
del valore vitale dei bisogni umani degli individui e del popolo e che, a differenza
del Fascismo subordina lo Stato ai bisogni della gente.
Dopo il mio ritorno dall'Italia rimasi lontano dall'attività del Partito
sino al suo arrivo al potere. Non ricevetti una risposta positiva ai rapporti
sul fascismo che avevo inviato agli organi dirigenti del Partito e volevo attendere
gli sviluppi dello sviluppo del Partito alla guida della nazione. Presi così
la mia decisione definitiva di continuare la mia vita indipendentemente dal
Partito. Dopo la conquista del potere rimasi tuttavia nel settore legale. Alle
riunioni parlavo più spesso sui temi del Fascismo e del Nazionalsocialismo
per sottolineare i pericoli che minacciavano il nazismo dal copiare le forme
organizzative fasciste e stigmatizzavo l'insufficiente differenziazione dal
programma fascista. Consideravo il Fascismo il primo oppositore del Nazismo.
Negli altri Paesi europei esistevano già movimenti fascisti e il fascismo
promuoveva una continua e vigorosa propaganda in tutta Europa. Allora stavo
considerando l'offerta del professor Jens Jessen di diventare suo assistente
all'Istitudo di Economia Mondiale di Kiel. L'incarico veniva incontro ai miei
desideri perché vi avevo trovato una sezione per il Fascismo ed il Nazionalsocialismo
che mi apparve una buona opportunità per lottare contro i piani di introdurre
il Fascismo nel Nazionalsocialismo. Tra il 1933 ed il 1938 tentai di maturare
un quadro completo della letteratura tedesca e italiana che affrontava i temi
culturali, intellettuali, sociologici o economici e le teorie dello Stato. Sia
la letteratura che gli atteggiamenti politici assunti dal Nazionalsocialismo
mostravano che l'ancora immatura ideologia nazista era stata allontanata dai
principi della sua originale visione del mondo. Sia i teorici che i rappresentanti
del Partito e dello Stato credevano di poter dominare le temporanee difficoltà
nella gestione dello Stato, nell'economia, nella cultura e nella educazione
soltanto utilizzando vecchi metodi che rimontavano a passate epoche della civiltà.
All'epoca il mio più grande desiderio era di scrivere una analisi degli
impulsi spirituali e formativi ndel lavoro nazionalsocialistico per attirare
l'attenzione dei circoli dirigenti nazisti e dei giovani studiosi verso i principi
spirituali che applicavano. Tuttavia le influenze straniere divennero sempre
più forti specialmente nell'economia alimentare e, più tardi,
nell'applicazione del Piano dei Quattro Anni nel resto dell'economia, nella
politica spicciola e nel campo della scienza. Nel 1936 accettai una proposta
che mi venne ancora una volta dal professor Jessen. Ciò che mi fu offerto
mi dava l'opportunità, attraverso l'appartenenza all'SD del Reichsfuehrer
delle SS [Himmler] di rapportarmi alle più alte autorità dello
Stato e del Partito e, in qualche modo, di far avanzare i miei piani basati
sulla osservazione dello sviluppo teorico e pratico dell popolo e dello Stato.
Molte ragioni personali e pratiche resero questo compito difficile, colsi questa
opportunità per essere parte alla realizzazione dei principi originali
del nazionalsocialismo con grande soddisfazione. Questi principi sostenevano,
e questo era il principale obiettivo del nazionalsocialismo, lo sviluppo delle
migliori caratteristiche del popolo e la formazione di una comunità di
eguali fornendo la migliore esistenza possibile sia spirituale che materiale
per tutti. Affrontai questo compito con tutto il cuore e l'anima quando lavorai
nel Gruppo nAzionale per il Commercio e quando fui direttore ministeriale e
vice permanente del Segretario di Stato del Ministro dell'Economia. Capii insieme
a molti altri che si sarebbe aperta una fase necessaria di evoluzione che avrebbe
portato a dure controversie tra il Partito e lo Stato. Soltanto lottando contro
la dura opposizione delle vecchie forze spirituali si sarebbe raggiunto lo scopo
di porre al centro della reale concezione della politica la dignità dell'uomo.
Anche nel campo dell'economia si sarebbe dovuto ottenere lo stesso risultato
perché anche in questo campo l'uomo dovrebbe essere la base di ogni provvedimento
economico specialmente perché l'economia è la più importante
e preponderante levatrice del destino umano. Il Nazionalsocialismo appare come
il primo tentativo di trovare una sintesi naturale tra l'uomo libero, che desidera
essere spirito indipendente e individualistico e i reali vincoli della vita
che lo costringono nella comunità in cui si trova. Per raggiungere questa
sintesi il Nazionalsocialismo avrebbe dovuto promuovere l'autocoscienza e la
libertà interiore dell'uomo, grazie alla quale le leggi dell'ordine naturale
della comunità popolare sarebbero state riconosciute ed accettate con
convinzione. Tuttavia questa idea non trovò un periodo di calma nel quale
svilupparsi spiritualmente e nella vita quotidiana. Il collasso del sistema
Nazionalsocialista in Germania ha dimostrato che le forze che favoriscono il
più alto sviluppo umano non sono forti abbastanza per raggiungere questo
obiettivo.