Monsieur
Batignole di Gérard Jugnot - 2/2
Fai
la cosa giusta: la questione francese
Con Batignole si sorride, alle volte si ride e si seguono le peregrinazioni
della fuga fisica e della trasformazione interiore con divertita ansietà.
Questa è la parte rara che rende il film eccellente: parlare della tragedia
senza cadere negli stereotipi filmici della tragedia.
Gérard Jugnot - che è insieme regista e protagonista del film
- si iscrive così nel filone europeo dei film sulla Shoah guidato da
Roberto Benigni, da Radu Mihaileanu e da Ettore Scola. Un filone che si differenzia
dai grandi film statunitensi alla Spielberg non solo per la capacità
di sorridere ma anche - e forse soprattutto - per la capacità di trasmettere
la tragedia calandola non nella straordinarietà ma nella quotidianità
di personaggi minori, umili, antieroici e per questo più veri.
A fare "da sponda" alla metamorfosi di Batignole da bottegaio a eroe
è il piccolo Simon Bernstein, l'unico scampato dalla deportazione. Un
contrasto efficacissimo che contrappone un bambino già culturalmente
attrezzato (conosce tre lingue ed è impietosamente più colto del
protagonista) ad un Batignole che non ha i mezzi per contrapporsi efficacemente.
Ed è Simon che toglie il velo dagli occhi di Batignole. Non si può
mentire a Simon che è già "cresciuto" nella tragedia
e la rinuncia alla menzogna diventa il primo passo verso la trasformazione.
Film commedia si diceva. Soltanto un film giocato sui temi della commedia forse
poteva toccare con semplicità e immediatezza un tema "accessorio"
della storia della Shoah in Francia: il ruolo giocato dagli stessi francesi.
Certo nel film i nazisti ci sono e agiscono ma sono i poliziotti francesi che
procedono agli arresti, che ostacolano Batignole nella fuga. Come è francese
l'odioso futuro genero di Batignole delatore e servo degli occupanti.
Sappiamo quanto ancora in Francia il nodo del collaborazionismo sia un nervo
scoperto, una storia in parte ancora da scrivere prima ancora che nei libri
nelle coscienze. Jugnot con il suo film non affronta questo tema in modo diretto
piuttosto lo propone. Chi vuole cogliere - sembra dirci - colga il fatto che
la Shoah francese non fu una "questione tedesca" ma anche francese.
Del suo personaggio in una intervista Jugnot ha detto che si tratta di un debole
ricordando come per lungo tempo si è presentato il cittadino medio francese
come un membro della resistenza. La storia è ben altra.
Aver toccato questo aspetto della storia con un mezzo sorriso ha fatto si che
il pubblico francese - che ha decretato un inaspettato successo al film - accorresse
nei cinema per vedere le gesta di Batignole.
In attesa di vedere il più impegnato e meno sorridente film "Laissez-passer"
di Tavernier sul collaborazionismo francese durante l'occupazione nazista godersi
questo film intelligente e ben fatto è una buona idea, specie se con
dei ragazzi per cominciare a parlar loro di Shoah.
Giovanni De Martis

Photo:
© Sonia Seff