La
figura di
Stuckart, l'uomo
delle Leggi di Norimberga, che tante obiezioni mosse durante la riunione e che
probabilmente grazie ad esse si salvò dopo la guerra dal capestro è
interpretata da Colin Firth. Si tratta dell'interpretazione a mio avviso più
convincente.
Firth è riuscito a interpretare non la pietà - che pietà
in
Stuckart non c'era -
ma la tendenza alla rigidità legale che contraddistingueva
Stuckart
nell'opporsi alla eliminazione dei "mezzo-sangue" ebrei.
Una prova interpretativa quella di Firth che ci regala l'introspezione più
marcata del film.
Il film ha un coprotagonista deccezione: Stanley Tucci che interpreta
il segretario della riunione, Adolf
Eichmann.
Per dellineare la figura di
Eichmann
Pierson è stato chiaramente influenzato dalla teoria di Hannah Arendt
sulla banalità del male. L
Eichmann
che vediamo agire in Conspiracy è infatti un solerte padrone
di casa, un organizzatore impegnato affinché la riunione riesca al meglio.
In questo sforzo la sceneggiatura mostra però alcune falle.
Eichmann
è più che altro ridotto ad una specie di maggiordomo lontano dal
capo della
Sezione
IV-B-4 che per tre anni fu responsabile dellorganizzazione dei trasporti
verso i campi di sterminio. La rappresentazione di
Eichmann
diventa così una sorta di nota di colore. Probabilmente non
è un caso che nel film non si rappresenti la suddivisione geografica
delle vittime potenziali delineata da
Eichmann.
Lo stereotipo della banalità del male riduce così
di molto il ruolo e la responsabilità di
Eichmann.
Stanley Tucci rimane per certi versi schiacciato dall'immagine riduttiva che
il regista ha tratteggiato. Come abbiamo già detto non ci si scosta dallo
stereotipo della "banalità del male" della Arendt. Eichmann
ne esce quindi come un semplice lacché, un servo limitato se non sciocco,
caduto per caso in eventi al di sopra di lui.
Con buona pace di Hannah Arendt occorre dire che questa interpretazione, riproposta
dal film, va a confermare il tentativo di autobanalizzazione compiuto da
Eichmann
durante il processo di Norimberga.
Se
Eichmann non può
essere considerato il "genio malvagio" dello sterminio come venne
dipinto dall'accusa a Gerusalemme, neppure può essere visto come un mediocre
passacarte. In realtà
Eichmann
fu una parte "propositiva" del meccanismo, un uomo in grado di trovare
soluzioni ai problemi.
Eichmann non seppe soltanto
ubbidire, seppe anche disubbidire ed è ad
Eichmann
che si deve la prosecuzione dello sterminio nonostante Himmler avesse ordinato
la fine delle eliminazioni.
La vera banalità del male in questo film emerge dal fatto
che in unora e mezza come in una breve riunione di un qualsiasi consiglio
damministrazione, si decise la condanna a morte di tutti gli ebrei europei.
Emerge così con chiarezza lunicità della Shoah: uno sterminio
deciso a tavolino con lutilizzo scientifico di tutti I mezzi che una moderna
società occidentale può avere a disposizione.
Il problema che il film pone allo spettatore è che le strutture amministrative
e burocratiche che hanno permesso lo sterminio esistono in ogni stato moderno.
Occorre quindi chiedersi come, oggi, ogni cittadino possa far sì che
gli strumenti dello Stato moderno non siano più pervertiti per un fine
così orribile.
Ma a questa domanda ognuno deve cercare la risposta nel proprio cuore.
Giovanni De Martis