«I
Nibelunghi» e laccusa di propagandismo
Nel
1924 Fritz Lang dirige per lUFA, la più grande società di
produzione cinematografica tedesca, I Nibelunghi (Die Nibelungen), sceneggiato
dalla moglie Thea Von Harbou.
Il film si ispira alla Canzone dei Nibelunghi (il Nibelungenlied
è il grande poema epico, scritto da un autore anonimo verso linizio
del XIII secolo, che narra lepopea dei Nibelunghi, nome dato dalla tradizione
germanica ad una mitologica stirpe di nani, nonché alla dinastia reale
dei Burgundi, sterminati dagli Unni nel 437) ed, in parte, allEdda
scandinava (raccolta di 29 canti composta tra il IX e il XIII secolo, che, a
sua volta, aveva ispirato la Canzone).
Lang dedica il suo film "Al popolo tedesco".
Lopera è suddivisa in due parti, ciascuna ripartita in sette canti.
Molto sinteticamente, nella prima, La morte di Sigfrido (Siegfried),
leroe giunge in Burgundia per sposare la regina Crimilde, dopo aver sconfitto
il drago e conquistato loro del Reno in possesso di Alberico. Per ottenere
la mano della principessa deve aiutare Günther, il fratello di lei, a conquistare
Brunilde, feroce regina che ha giurato di unirsi solo alluomo in grado
di vincerla in una triplice sfida. Assunte per magia le sembianze di Günther,
la batte. Tutto sembra andare per il meglio, sennonché, durante una lite,
Crimilde svela il trucco a Brunilde, la quale chiede la testa delleroe.
Sigfrido viene ucciso da Hagen, vassallo di Günther. Crimilde si dichiara
morta per il mondo.
Nella seconda parte, La vendetta di Crimilde (Kriemhilds Rache), la regina
sposa Etzel lUnno, e meditando vendetta, invita Günther e Hagen ad
un grande banchetto. Al loro arrivo, la donna incita gli unni ad attaccarli.
Luccisione del bambino di Crimilde da parte di Hagen scatena lecatombe.
Siegfried
Kracauer, autore di
Il cinema tedesco (1947), scorge nel film elementi
di propagandismo ante litteram e tracce di antisemitismo.
Già nel precedente film di Lang,
Destino (
Der müde Tod,
1922), Kracauer aveva rinvenuto un sospetto intreccio tra tirannia e fato, alla
luce del quale il tiranno veniva rappresentato come mandatario del destino.
Riflettendo su
I Nibelunghi, lo studioso insiste sulla centralità
del ruolo giocato dalla fatalità, che, ancora una volta, innesca un meccanismo
per cui "la prima colpa porta allultima espiazione", facendo
si che laura dellinevitabile legittimi lintervento del tiranno.
Qui il "mandatario" è Hagen, che impedisce qualsiasi frapposizione
della buona sorte con la sua funesta presenza. La sua fedeltà a Günther
è un pretesto che tradisce una nichilistica sete di potenza, la quale,
rafforzando la mitica compattezza del mondo nibelungico, precorre il tipo
ben noto di tiranno nazista.
Kracauer indica il contraltare della forza nibelungica nella rappresentazione
dei nani, e gli appare particolarmente emblematica linquadratura in cui
le creature incatenate che fungono da piedistallo per una gigantesca
urna ricolma doro vengono pietrificate perché maledette
dal loro padrone Alberico.
Lungi dal pittoresco stile operistico della tetralogia wagneriana, lo studioso
afferma che il poderoso impatto visivo dellopera è determinato
dalla magnificenza delle composizioni decorative ed architettoniche, nonché
dallimpressione di unità pittorica che avvicina allo stile
di Böcklin risultante dalla loro centralità nella scena.
Kracauer ci ricorda che il regime nazista ha dimostrato analoghe tendenze ornamentali
nellorganizzare le masse, che tramutava in "unenorme fregio
composto da centinaia di particelle", comè proprio di ogni
potere assoluto acconciare coreograficamente i dominati, riducendoli, agglutinati,
indistinti, a cose.
In questottica,
I Nibelunghi assurge a "trionfo del decorativo
sullumano".
Socci fa da eco: potenza espressiva e intreccio soggiacciono al decorativo,
che trionfa sullumano, come nel periodo guglielmino larte e il cinema
erano al servizio della propaganda
(1).
segue >>
1) - Stefano Socci, Fritz Lang, Il Castoro, Milano, 1995, p.36.


Copertina
del libretto di sala per la prima de «Die Nibelungen», 1924
«I
Nibelunghi» di Fritz Lang - 1
La
morte di Sigfrido. Sigfrido e Günther stringono il "patto". Hagen
è il testimone.