Analisi
del film
Come
si diceva, Kracauer stabilisce nelleconomia rappresentativa del film un
rapporto sinallagmatico, una sorta di debito-credito, tra caso e tirannia.
Ma il fatalismo - peraltro in un film privo di qualsiasi trascendenza, sprovvisto
di Walhalla (laldilà dei Nibelunghi) è agli antipodi
dal volontarismo nazista che dovrebbe preludere la figura di Hagen, a sua volta,
brutale scimmiottatura della volontà di potenza nicciana, la "virtù
che dona" di Zarathustra, il "Cesare con lanima di Cristo"
(come lo vide Heidegger).
E anche volendo essere indulgenti col punto di vista filosofico di Kracauer,
è evidente che lideale incarnato da Hagen, qualunque esso sia,
fallisce, determinando la distruzione dei Nibelunghi. Il finale illumina in
tutta la sua virulenza labominio del "sangue chiama sangue".
Per quanto riguarda la rappresentazione razzista di Alberico e dei nani (in
questottica, non dissimile è quella degli Unni), essa è
leggibile piuttosto come unesasperazione virata al grottesco dei tipi,
coerente tanto con la tendenza espressionista alla quale il film in parte aderisce,
quanto, soprattutto, con la poetica di Lang che, nel trattamento dei personaggi,
ha sempre prediletto i contrasti estetici ed i rivolgimenti morali.
Kracauer
vede nellessenzialità e nel monumentalismo architettonico, nella
ricerca figurativa e fotografica di simmetrie e contrappunti, un intento spersonalizzante
o, come si diceva, il soccombere dellumano al cospetto del decorativo.
Nonostante molte soluzioni architettoniche siano più liberty che fasciste,
la prima parte, decisamente statica, può suggerire un simbolismo del
tipo indicato da Kracauer, almeno quantè indubitabile che nella
seconda si assiste ad una specie di collasso figurativo: il montaggio si accelera,
il chiaroscuro si espande ammorbidendo gli stacchi cromatici, linquadratura
si sporca travolta da un dinamismo che mortifica gli equilibri pittorici
come calamitata dalla catastrofe finale.
Come nota Lotte Eisner nel suo splendido
Lo schermo demoniaco (1),
la staticità riemerge "solo sporadicamente come lontana eco di una
grandezza perduta, ormai irraggiungibile" e "lornamentale cede
il posto ad un pittoresco cangiante".
Nellepilogo, in uninquadratura frontale, "a misura duomo",
Crimilde colpisce a morte Hagen, che privato dellagonia mitica riservata
a Sigfrido, saccascia e scarta via lateralmente, sepolto dal fuoricampo.
Il monumentale e il decorativo soccombono innanzi alle ragioni umane, troppo
umane, di Crimilde che, saziata la terra, si spegne.
segue >>
1) - Lotte Eisner, Lo schermo demoniaco, Editori Riuniti, Roma, 1991,
pp. 143-163

«I
Nibelunghi» di Fritz Lang - 3
La
vendetta di Crimilde. L'ecatombe dei Nibelunghi si sta compiendo, Hagen
va incontro al suo destino.
La
morte di Sigfrido. Crimilde, distrutta dal dolore, è risoluta
ad abbandonare il regno
e a portare avanti la sua vendetta.