Trascorsi
appena due giorni dalla condanna a morte per impiccagione, neanche due ore dopo
la notifica del rifiuto della domanda di grazia, il 31 maggio 1962,
Eichmann
veniva condotto alla forca. Il suo contegno fu dignitoso
(2).
Bevve mezza bottiglia di vino rosso e rifiutò il prete, non aveva più
tempo da perdere. Avanzò calmo verso la corda. Quando le guardie gli
legarono caviglie e ginocchia, chiese di non stringere troppo, non era necessario,
come non lo era il cappuccio. Si definì allora un "gottläubiger",
affermò cioè di non essere cristiano e di non credere ad una vita
ultramondana.
"Tra breve, signori,
ci rivedremo
", furono le sue ultime
parole parole analoghe alle ultime proferite, prima di essere condannato
alla pena capitale per ghigliottina, dal Barbablù di Chaplin, che liquidava
anziane vedove per salvare sé e la sua famiglia dalla povertà
(
Monsieur Verdoux, 1947): "A ben rivederci, e presto, molto presto".
Verdoux salutava lOlocausto venturo.
Sia il più grigio e millantatore dei burocrati dello sterminio, che larguto
imprenditore del male (scalzato dal bene dal crollo di Wall Street), simmortalano,
in dirittura darrivo, con una di quelle che
Eichmann
avrebbe chiamato "frasi esaltanti".
Messa a tacere la coscienza, per libera iniziativa o per
diktat, entrambi
si elevano profeticamente su una sorte che ritengono ingiusta, sentendosi, ancor
prima, vittime del proprio tempo.
Laccostamento di questi due
exempla di orrori estremi vale, oggi,
la messa in evidenza del
come, per crimini enormi ed imponderabili, scatti
un meccanismo elusivo della responsabilità individuale, la quale tende
a schermirsi dietro vuote locuzioni.
Allindividuo il grande delitto appare, in larga
misura, come una semplice mancanza verso la convenzione, non solo perché
le norme che esso viola hanno di per se qualcosa di convenzionale, di irrigidito,
di non imperativo per il soggetto vivente, ma perché la loro oggettivazione
come tale, anche quando, alla loro base, cè qualcosa di sostanziale,
le sottrae alla sensibilità morale, al raggio di azione della coscienza
(3).
Non bisogna smettere di rabbrividire innanzi alla profetica minaccia di Verdoux
e di
Eichmann essa
ci riguarda in modo più intimo di quanto siamo
normalmente abituati
a pensare.
[J.C.]
segue >>
1) - Hannah Arendt, la banalità del male, Feltrinelli,
Milano 2001, p. 156-157.
2) - Hannah Arendt, Ivi, p. 259.
3) - Theodor W. Adorno, Minima moralia, Einaudi, Torino,
1994, p. 213.
Il
male, nel Terzo Reich, aveva perduto la proprietà
che permette ai più di riconoscerlo per quello che è
la proprietà della tentazione.
Molti tedeschi e molti nazisti, probabilmente la stragrande maggioranza, dovettero
esser tentati di
non uccidere,
non rubare,
non mandare a morire
i loro vicini di casa [
];
e dovettero esser tentati di
non trarre
vantaggi da questi crimini e divenirne complici.
Ma Dio sa quanto bene avessero imparato a resistere a queste tentazioni.
(Hannah Arendt) (1)