Diverse questioni non si risolsero nel processo
Eichmann;
tra le altre, la Corte non elaborò una definizione adeguata di crimini
contro lumanità
(4). Tuttavia, in questa
sede, non ci interessa ragionare sul perché il procedimento si snaturò,
col fine di assurgere a quadro dei crimini compiuti dalla Germania hitleriana,
ad uso della posterità. Il fallimento messo in quadro da
Uno specialista
è lincapacità (o lintenzione o la mancanza di sforzo)
dei giudici, del pubblico ministero, della difesa stessa, di capire luomo
Eichmann (per laccusa
non fu mai umano), e la portata, la modernità appunto, del suo crimine.
Sivan insiste sullo iato che si creò tra la Corte e limputato.
Più
Eichmann, murato
nella sua angusta visione, si contraddiceva, deragliava, manipolava, svuotava
di realtà le situazioni sulle quali era interrogato, più la corte
si ostinava nel tentativo di smascherarlo, alla ricerca del monstrum per cui
laccusa chiedeva la massima pena.
Eichmann fu tuttaltro
che un capro espiatorio, come lo voleva Servatius, e non fu condannato per colpe
daltri, come egli stesso sostenne, ma, fino alla fine, si considerò
"non colpevole nel senso dellaccusa", cioè per aver "aiutato
e favorito" lo sterminio della razza ebraica. Egli aveva solo obbedito.
Non solo non smise mai di considerarsi un cittadino ligio alla legge, ma arrivò
a definirsi un idealista. In istruttoria, affermò che avrebbe mandato
a morte il padre, se gli fosse stato ordinato: "idealismo" era il
nome che dava alla sua ubbidienza.
I nazisti avevano cambiato il vecchio termine "befehlsempfänger"
(colui che riceve ordini) in "befehlsträger" (colui che porta
ordini); per quelli che poi lavoravano alla soluzione finale, vi era unaltra
più lusinghiera parola "geheimnisträger" (depositario
di segreti) titoli nati per titillare la vanità dei sottoposti
e fomentare il loro idealismo.
Tuttavia
le "chiacchiere vuote" di
Eichmann,
come le chiamava la Corte le "parole alate" che un tempo lo
inturgidivano non erano sintomatiche di una finta vacuità che
celava altro, non erano menzogne. Funzionando per
cliché,
Eichmann
dimostrò sempre una certa coerenza nellesprimersi con le medesime
frasi fatte, sia che scrivesse le sue memorie in Argentina o a Gerusalemme
(5),
sia che parlasse col giudice o con laccusa.
Su questo punto,
Uno specialista si muove nella stessa direzione del
libro della Arendt.
Quanto più lo si ascoltava, tanto più
era evidente che la sua incapacità di esprimersi era strettamente legata
ad unincapacità di pensare, cioè di pensare dal punto di
vista di qualcun altro. (6)
Nella sua radicale mediocrità, in un altro momento della storia,
Eichmann
sarebbe stato un cittadino modello.
Ma la Corte preferì concludere che fosse un bugiardo, pensando: tutte
le persone normali agiscono sapendo di compiere un crimine.
Tuttavia, nel Terzo Reich la normalità fu accettare e compiere crimini
in nome e per conto del
Führer. Solo individui eccezionali si comportarono
normalmente, ovvero umanamente, nel senso che la Corte presuppose
universale.
Eichmann non fu un sadico,
fu solo un funzionario meticoloso, efficiente nellorganizzare e nel negoziare.
Se aveva avuto qualche dubbio sulla soluzione finale, così "violenta
e cruenta", questo svanì nel gennaio del 1942, quando ebbe luogo
la
Conferenza di Wannsee, convocata
da Himmler con lo scopo di coordinare di tutti gli sforzi diretti allo sterminio,
attraverso la massima collaborazione dei ministeri e dei servizi civili.
Ad essa presenziarono tutti i papi del Terzo Reich, i quali, come dirà
limputato, non solo acconsentirono allOlocausto, ma avanzarono proposte
concrete.
Inferiore per grado e posizione sociale,
Eichmann
sinebriò al cospetto di quei grandi personaggi. In pratica, funse
da segretario: spedì gli inviti, preparò alcune statistiche per
il discorso introduttivo di
Heydrich
(gli ebrei da distruggere erano 11 milioni) e stilò i verbali. Alla fine,
congedati gli altri, gli venne concesso di farsi un bicchierino di fronte al
caminetto col suo capo
Müller
e
Heydrich, decisamente
soddisfatto degli esiti della conferenza.
Come poteva ancora dubitare della bontà della soluzione finale?
Chi era lui per permettersi di giudicare o avere idee proprie?
A
Wannsee vide, coi suoi occhi,
come non solo Hitler, ma anche
Heydrich,
Müller, il partito
e le SS, nonché i più qualificati esponenti dei buoni vecchi servizi
civili, si disputavano lonore di dirigere la crudele operazione. "In
quel momento mi sentiiuna specie di Ponzio Pilato, mi sentiilibero da ogni colpa".
Commenta la Arendt: "
egli non fu né il primo né lultimo
ad essere rovinato dalla modestia"
(7).
segue >>
4) - Come ci ricorda la Arendt. Ivi, p. 280.
5) - In prigione Eichmann scrisse un memoriale di 1200
pagine. Tenuto a lungo segreto dalle autorità israeliane, nellestate
del 1999, il memoriale è ricomparso, ridotto ad un decimo delle sue dimensioni
originarie, su giornali tedeschi e israeliani e su alcuni siti Internet. Il
film contiene la sequenza in cui limputato annuncia di aver intenzione
di mettere per iscritto la sua storia.
6) - H. Arendt, Ivi, p. 57.
7) - H. Arendt, Ivi, p. 122.