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Gli esperimenti "medici" nei campi di concentramento nazisti - [pag.4/16]
Ustioni e avvelenamenti con il fosgene e l'iprite
Quando gli americani nel 1942 sbarcarono in Africa Settentrionale il servizio segreto militare tedesco - l'ABWHER, segnalò che erano state trasportate 50.000 tonnellate di fosgene. Più tardi i bombardamenti delle città tedesche con bombe al fosforo aumentarono le preoccupazioni naziste.
Occorreva capire come curare soldati e civili colpiti da fosgene, un gas asfissiante che provoca edema polmonare e che, in forma liquida, è in grado di produrre gravissime ustioni cutanee. Contemporaneamente occorreva capire quali potevano essere i metodi migliori per difendersi da attacchi con l'iprite, un gas già sperimentato durante la Prima Guerra Mondiale.
In realtà Himmler aveva fatto iniziare gli studi sull'iprite già nel 1939. Un nucleo di medici aveva cominciato a lavorare a Dachau.
Quando si seppe che il professor August Hirt stava conducendo analoghi esperimenti Himmler si affretto a contattarlo. Una lettera di Wolfram Sievers - collaboratore di Himmler - proponeva ad Hirt "aiuti eccezionali" per le sue ricerche nel campo di concentramento di Dachau. Gli aiuti eccezionali erano, ancora una volta, cavie umane. Hirt si affrettò ad inviare un resoconto delle sue ricerche e, ovviamente, accettò con entusiasmo l'offerta di Himmler e Sievers. L'unico campo abbastanza vicino alla Università di Strasburgo dove Hirt lavorava era il campo di Struthof-Natzweiler. Al comandante del campo, Joseph Kramer, venne ordinato di mettersi a disposizione degli esperimenti. Contemporaneamente il dottor Wolter, medico delle SS, iniziava a condurre i suoi esperimenti a Dachau.

Hirt si mise al lavoro su un primo gruppo di 15 detenuti. L'esperimento iniziale consisteva nello spalmare sul braccio alcune gocce di fosgene. Risultato: ustioni profondissime. Dopo alcuni giorni la metà delle cavie era divenuta cieca a causa dei vapori di fosgene. Poi alcuni iniziarono a morire permettendo a Hirt di eseguire "interessanti" autopsie. Gli esperimenti diventarono così interessanti che si decise di coinvolgere un altro medico di Strasburgo, il professor Otto Bickenbach. Il nuovo arrivato cercò di stabilire gli effetti della inalazione diretta di fosgene. Poco importa che il 50% dei soggetti morisse, Bickenbach affermava: "Non dobbiamo pensare a qualche criminale rinchiuso nei nostri campi, ma ai nostri soldati, ai milioni di donne e bambini tedeschi esposti ad un pericolo così spaventoso". Venivano scelti prigionieri zingari. Il metodo era semplice: gli zingari venivano fatti entrare a coppie in una camera stagna. La porta chiudendosi alle loro spalle apriva una fiala di fosgene. Gli zingari entravano a coppie. Una delle due vittime era stata immunizzata con una endovenosa di urotropina, l'altra no. Rimanevano 20 minuti nella camera. Poi seguiva la coppia successiva. I risultati furono "brillanti": gli immunizzati sopravvivevano. Ma a Himmler non bastava: occorreva ora stabilire in quanto tempo si potevano recuperare le forze dopo l'esposizione. Così i sopravvissuti vennero fatti correre a suon di frustate. Meno brillanti furono i risultati che ottenne il dottor Ding-Schuler. Le pomate che applicava alle ustioni provocate su detenuti politici non funzionavano a dovere e le cavie morivano spesso tra atroci sofferenze. Gli esperimenti di Hirt continuarono sino al 1944 inoltrato. Vennero usate dosi sempre più massicce di fosgene su ogni cavia. I risultati furono sempre più mortali. Ma ad Hirt importava poco. Bisognava pensare ai soldati tedeschi.
foto: gamba ustionata 1
foto: gamba ustionata 2
Effetti degli esperimenti condotti su cavie umane