Il diario di Ding-Schuler
Le sperimentazioni svolte a Buchenwald da
Erwin
Ding-Schuler furono documentate in due diari: uno privato ed uno di lavoro.
Mentre il primo andò perduto, il secondo ci è rimasto. Si tratta
di un diario di lavoro che
Ding-Schuler
dettava ad Eugen Kogon, un prigioniero ebreo austriaco che gli faceva da segretario.
Ogni pagina scritta da Kogon è controfirmata da
Ding-Schuler.
La prima annotazione risale al 29 dicembre 1941:
"poiché
gli esperimenti sugli animali si sono rivelati di valore insufficiente si è
deciso di condurre altri test su esseri umani". La seconda
annotazione è del 2 gennaio 1942:
"Il
campo di Buchenwald è stato scelto per testare i vaccini del tifo petecchiale.
L'Hauptsturmführer Ding-Schuler
è stato incaricato di condurre gli esperimenti".
Il lavoro di
Ding-Schuler si svolgeva
a Buchenwald nel Block 46 e nel Block 50 seguendo una tabella di marcia preparata
dal professor Gildemeister. Venivano utilizzati gruppi di un centinaio di prigionieri
alla volta. Tutti venivano infettati con colture di virus ma, mentre una parte
veniva trattata con diversi tipi di vaccino da sperimentare, un gruppo "di
controllo" non veniva vaccinato.
Visti i risultati ottenuti la cosa sostanzialmente non faceva grande differenza.
Dopo un anno di lavoro
Ding-Schuler
si presentò a Berlino nel maggio 1943 ad un incontro del Consiglio
dei Medici della Wermacht. Erano stati vaccinati 392 prigionieri e 89 erano
stati usati come soggetti di controllo. Tutti erano stati poi infettati. Ben
383 si erano ammalati e di questi 97 erano morti. Il risultato sorprendente
era che il numero maggiore di morti si registrava tra individui vaccinati. In
ogni caso nessuno dei 16 diversi vaccini aveva funzionato. Un fallimento totale.
Ding-Schuler aveva tentato di stabilire
allora se fosse più efficace somministrare il vaccino per via endovenosa
o per via sottocutanea. L'esperimento condusse alla morte altri 19 prigionieri
senza che si potesse stabilire nulla.
Durante la riunione il professor
Gerhard
Rose protestò contro gli esperimenti sugli esseri umani ma
Leonardo
Conti chiuse la questione affermando:
"Un
piccolo numero di esseri umani che comunque sono destinati alla morte in altro
modo come criminali o prigionieri, possono benissimo sacrificarsi per salvare
centinaia di migliaia di persone". Tuttavia l'insuccesso di
Ding-Schuler
era destinato a scatenare una vera e propria gara tra i medici tedeschi per
riuscire a trovare un vaccino efficace.