Durante lo stesso periodo nel quale vennero condotti gli esperimenti sui sulfamidici
a Ravensbruck il professor Gebhardt e la sua "squadra" di medici assassini
avviò un altro programma di ricerca.
Si trattava di studiare il processo rigenerativo delle ossa, dei nervi e dei
muscoli. Verso la fine del 1942
Gebhardt
presentò ai suoi assistenti un nuovo arrivato: il dottor Stumpfegger
annunciando che a lui sarebbe stata affidata la responsabilità di questo
nuovo ciclo di test. Il dottor
Fischer
venne incaricato di stendere un piano di ricerca.
Queste operazioni consistevano fondamentalmente nel praticare incisioni nelle
gambe delle prigioniere. Veniva rimosso chirurgicamente un pezzo di muscolo.
Dopo una settimana veniva rimosso un altro pezzo di muscolo adiacente alla parte
asportata. La dottoressa
Oberheuser
era incaricata della selezione delle prigioniere.
Per quanto riguarda lo studio della rigenerazione delle ossa Stumpfegger (sempre
coadiuvato da
Fischer e dalla
Oberheuser) rimuoveva parte
della tibia della vittima e la reimpiantava in un'altra prigioniera. Circa una
ventina di donne vennero sottoposte a queste assurde sperimentazioni. A selezionare
le vittime era incaricato il dottor Schiedlausky.
La prigioniera polacca Maczka, incaricata come tecnica radiologa di assistere
l'équipe, ricordò al processo di Norimberga circa 13 casi di operazioni
sulle ossa. C'erano sostanzialmente tre tipologie: fratturazioni, trapianti
e esperimenti di nuove tecniche di ingessatura. Su ogni vittima le operazioni
potevano ripetersi anche 6 volte.
Nel suo affidavit
Fischer ricorda
uno degli esperimenti più orribili avvenuti su un prigioniero di nome
Ladisch. Questi aveva subito l'asportazione della scapola e della clavicola
a causa di un tumore.
Fischer
asportò clavicola e scapola ad una prigioniera polacca perfettamente
sana e Stumpfegger eseguì il reimpianto su Ladisch. La ragazza venne
uccisa dalla
Oberheuser
con una iniezione. Un'altra vittima,
Wladislawa
Karolewska, subì ben tre operazioni.
Come risulta dalla
testimonianza
di Zophia Maczka sia le operazioni sui muscoli che quelle sulle ossa e sui
nervi erano prive di alcuna serietà scientifica.
Il gruppo delle vittime (circa 75) comprendeva anche una ragazza polacca, Szophia
Sokulska, che venne operata con la promessa che, alla fine dell'esperimento
avrebbe potuto riabbracciare il figlioletto di 2 anni. In realtà il bambino
era stato ucciso diverse settimane prima. La Sokulska venne operata da Schiedaulsky
e dalla
Oberheuser. Le vennero
praticate tre incisioni al femore, alla tibia e al piede sinistro. Vennero prelevati
tre tasselli di osso e al loro posto vennero impiantati tre tasselli di tessuto
necrotico provenienti da un'altra prigioniera precedentemente infettata con
la cancrena gassosa.
L'inutilità sadica di questi esperimenti è resa evidente dall'atteggiamento
stesso dei medici. La
Oberheuser
voleva verificare se, senza il periostio, la rigenerazione ossea avesse luogo
ugualmente. Già da tempo era stato stabilita l'impossibilità ma
la
Oberheuser lo asportava
completamente.
Fischer invece quando poteva si allenava praticando operazioni di ernia
su prigioniere completamente sane.
Si arrivò addirittura a sottoporre due sorelle ad un innesto incrociato
di tessuto osseo per verificare se tra consanguinei la rigenerazione presentasse
differenze rispetto al normale.