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Gli esperimenti "medici" nei campi di concentramento nazisti - [pag.15/16]
Esperimenti su ossa, nervi e muscoli
Durante lo stesso periodo nel quale vennero condotti gli esperimenti sui sulfamidici a Ravensbruck il professor Gebhardt e la sua "squadra" di medici assassini avviò un altro programma di ricerca.
Si trattava di studiare il processo rigenerativo delle ossa, dei nervi e dei muscoli. Verso la fine del 1942 Gebhardt presentò ai suoi assistenti un nuovo arrivato: il dottor Stumpfegger annunciando che a lui sarebbe stata affidata la responsabilità di questo nuovo ciclo di test. Il dottor Fischer venne incaricato di stendere un piano di ricerca.
Queste operazioni consistevano fondamentalmente nel praticare incisioni nelle gambe delle prigioniere. Veniva rimosso chirurgicamente un pezzo di muscolo. Dopo una settimana veniva rimosso un altro pezzo di muscolo adiacente alla parte asportata. La dottoressa Oberheuser era incaricata della selezione delle prigioniere.
Per quanto riguarda lo studio della rigenerazione delle ossa Stumpfegger (sempre coadiuvato da Fischer e dalla Oberheuser) rimuoveva parte della tibia della vittima e la reimpiantava in un'altra prigioniera. Circa una ventina di donne vennero sottoposte a queste assurde sperimentazioni. A selezionare le vittime era incaricato il dottor Schiedlausky.
La prigioniera polacca Maczka, incaricata come tecnica radiologa di assistere l'équipe, ricordò al processo di Norimberga circa 13 casi di operazioni sulle ossa. C'erano sostanzialmente tre tipologie: fratturazioni, trapianti e esperimenti di nuove tecniche di ingessatura. Su ogni vittima le operazioni potevano ripetersi anche 6 volte.
Nel suo affidavit Fischer ricorda uno degli esperimenti più orribili avvenuti su un prigioniero di nome Ladisch. Questi aveva subito l'asportazione della scapola e della clavicola a causa di un tumore. Fischer asportò clavicola e scapola ad una prigioniera polacca perfettamente sana e Stumpfegger eseguì il reimpianto su Ladisch. La ragazza venne uccisa dalla Oberheuser con una iniezione. Un'altra vittima, Wladislawa Karolewska, subì ben tre operazioni.
Come risulta dalla testimonianza di Zophia Maczka sia le operazioni sui muscoli che quelle sulle ossa e sui nervi erano prive di alcuna serietà scientifica.
Il gruppo delle vittime (circa 75) comprendeva anche una ragazza polacca, Szophia Sokulska, che venne operata con la promessa che, alla fine dell'esperimento avrebbe potuto riabbracciare il figlioletto di 2 anni. In realtà il bambino era stato ucciso diverse settimane prima. La Sokulska venne operata da Schiedaulsky e dalla Oberheuser. Le vennero praticate tre incisioni al femore, alla tibia e al piede sinistro. Vennero prelevati tre tasselli di osso e al loro posto vennero impiantati tre tasselli di tessuto necrotico provenienti da un'altra prigioniera precedentemente infettata con la cancrena gassosa.
L'inutilità sadica di questi esperimenti è resa evidente dall'atteggiamento stesso dei medici. La Oberheuser voleva verificare se, senza il periostio, la rigenerazione ossea avesse luogo ugualmente. Già da tempo era stato stabilita l'impossibilità ma la Oberheuser lo asportava completamente.
Fischer
invece quando poteva si allenava praticando operazioni di ernia su prigioniere completamente sane.
Si arrivò addirittura a sottoporre due sorelle ad un innesto incrociato di tessuto osseo per verificare se tra consanguinei la rigenerazione presentasse differenze rispetto al normale.
foto: Karl Gebhardt
Karl Gebhardt
foto: Fritz Fischer
Fritz Fischer
foto: Herta Oberheuser
Herta Oberheuser