L'Aktion T4: il progetto di eutanasia nazista - 4
Uccidere
i bambini.
La commissione per le malattie genetiche ed ereditarie
Prima ancora che fosse varato ufficialmente il piano di eutanasia la Direzione
Sanitaria del Reich guidata da
Leonardo
Conti si mise in moto per eliminare i bambini giudicati fisicamente o psichicamente
disabili. Venne creata la Commissione per le malattie genetiche ed ereditarie.
La Commissione disponeva di una rete di 500 medici sparsi in tutta la Germania
e l'Austria e organizzati in quei "consultori della morte" che erano
i "Centri di consulenza per la protezione del patrimonio genetico e della
razza".
Il 18 agosto 1939
Conti emanava
un provvedimento segreto noto con la sigla IV-B 3088/39-1079 Mi. Grazie a questa
disposizione i medici dei "Centri di consulenza" dovevano essere obbligatoriamente
informati dagli ospedali e dalle levatrici della nascita di bambini deformi
o affetti da gravi malattie fisiche o psichiche.
Una volta informati i medici convocavano i genitori e illustravano loro i grandi
progressi della medicina tedesca. Ai genitori veniva detto che erano stati creati
centri specializzati per la cura delle malattie dei loro figli. Veniva sottolineata
la possibilità di decessi visto il carattere sperimentale delle cure
ma si invitavano i genitori ad autorizzare immediatamente il ricovero anche
in presenza di speranze di guarigione ridotte.
Ottenuto il consenso i bambini venivano ricoverati in cinque centri: Brandenburg,
Steinhof, Eglfing, Kalmenhof e Eichberg. Qui giunti i bambini venivano uccisi
con una iniezione di scopolamina o lasciati progressivamente morire di fame.
Al processo il dottor Pfannmüller direttore del centro di Eglfing descrisse
in questo modo il processo di eliminazione:
"Nel mio Istituto veniva utilizzato il Luminal.
Un bambino fortemente idrocefalo, con una ridotta capacità di vita può
essere addormentato con una dose di Luminal inferiore alla dose massima (...)
Nell'arco di alcuni giorni il bambino dorme molto tranquillamente e non muore
per avvelenamento: su questo insisto, anche se ho già avuto modo di dirlo.
Il bambino muore per il sopravvenire di un ristagno polmonare e quindi per complicazioni
cardiache e polmonari: di questo muore"
Una volta deceduti i bambini venivano sezionati, ai medici interessava
soprattutto studiarne il cervello. Ad Eichberg ad esempio ad effettuare le dissezioni
cerebrali era il dottor Walter Eugen Schmidt e, successivamente, i cervelli
venivano inviati all'Istituto di Heidelberg dal professor Carl Schneider.
Tuttavia non venivano uccisi soltanto neonati o bambini di pochi anni. Gli istituti
si occupavano dei bambini ebrei che, sani o malati, venivano immediatamente
uccisi e dei bambini tedeschi disadattati. Nel processo di Francoforte del 1947
la signora Rettig testimoniò sull'eliminazione del figlio tredicenne
che era scappato di casa ed era stato trovato dalla polizia. Il ragazzo era
stato ricoverato a Idstein e la madre informata che si trovava nell'Istituto
per ricevere tutte le cure appropriate. Dopo poche settimane in una lettera
ufficiale venne informata che suo figlio era morto. Tra i vestiti che le vennero
restituiti la signora Rettig ritrovò un bigliettino del figlio che diceva:
"Cara mamma! Se ne sono andati e mi hanno
lasciato rinchiuso. Cara mamma io non resisto otto giorni qui con questa gente:
io me ne vado, io qui non ci resto. Vieni a prendermi. Anche la mia valigia
è rotta, è caduta. Cara mamma, fa qualcosa affinché la
mia richiesta sia esaudita"
Non è possibile stabilire con assoluta precisione quanti bambini
vennero uccisi negli Istituti ma sembra probabile che il numero ammonti a diverse
migliaia.

Il
dottor Ernst Wentzler della Commissione per le malattie genetiche ed ereditarie
al lavoro.