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  Il processo di Hadamar - [pag. 5/9]
 
 
  Testimonianza scritta di Alfons Klein
12 settembre 1945
 
 
         
  «Nel 1934 iniziai a lavorare nella clinica di Hadamar come impiegato. Nel 1939 divenni supervisore dell’Istituto e mantenne questa carica sino al 1945. Sino all’ottobre 1940 c’era, a fianco dell’istituto un ospedale per soldati tedeshi e prigionieri di guerra. Da allora e sino al gennaio 1941 l’Istituto fu riservato ai malati mentali tedeschi. Nel gennaio 1941 vennero messi in atto dei piani per eliminare i malati mentali e bruciarne i corpi. Questo metodo fu utilizzato sino all’agosto 1941 epoca in cui venne abbandonato. Dall’agosto 1941 all’agosto 1942 non fu ucciso nessuno. . Nell’agosto 1942 venne introdotto un nuovo programma in base al quale i pazienti dovevano essere uccisi attraverso farmaci o iniezioni letali. Questo metodo venne usato sino a quando gli americani occuparono l’Istituto. Il dottor Wahlmann decideva quali malati mentali dovevano essere uccisi. Dall’ottobre 1941 l’Istituto venne collegato alla Fondazione Generale degli Istituti di Cura a Berlino per ordine del Gauleiter. Io non fui impiegato in questa organizzazione. Verso agosto o settembre del 1944 andai a Wiesbaden per partecipare ad una riunione con Bernotat e Springer, il Gauleiter. Mi dissero che avrebbero inviato nel prossimo futuro pazienti russi e polacchi che dovevano essere uccisi. Io non volevo fare una cosa simile e suggerii che fossero inviati ad Est. Bernotat mi disse che ne avrebbe parlato al Gauleiter tempo dopo mi disse che il Gauleiter non era d’accordo con la mia richiesta e che i pazienti sarebbero stati inviati al mio ospedale. Bernotat mi disse che i pazienti erano molto malati e che andavano uccisi. Più tardi Bernotat, il dottor Wahlmann ed io tenemmo una riunione all’Istituto, Decidemmo che questi pazienti sarebbero stati uccisi come i pazienti tedeschi […]. Tutti quelli che lavoravano nell’Istituto sapevano che i polacchi e i russi venivano uccisi ma nessuno era obbligato a lavorare nella Istituzione. Nessuno fu minacciato di essere inviato al campo di concentramento e a nessuno fu ordinato di tacere e tutti lavoravano volontariamente e ognuno era libero di dare le dimissioni quando voleva. Se qualcuno dice che venne costretto a lavorare qui e non poteva andarsene, mente.»  
 
Irmgard Huber e Alfons Klein durante una pausa del processo (USHMM)
 
           
           
           
         



  
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