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Tra il 22 giugno 1941 - giorno in cui le truppe naziste iniziarono l'invasione
dell'Unione Sovietica - ed il maggio 1945 quando la Germania capitolò caddero
in mani tedesche approssimativamente 5.700.000 soldati dell'Armata
Rossa. Nel gennaio 1945 ne rimanevano ancora in vita circa 930.000.
Circa un milione era stato rilasciato dalla prigionia pagando con il
tradimento il prezzo del proprio riscatto e divenendo 'ausiliari della
Wehrmacht' (Hilfswilligen). Secondo una stima del comando dell'esercito
tedesco altri 500.000 riuscirono a fuggire o furono liberati dall'Armata
Rossa prima del gennaio 1945. I rimanenti 3.300.000 morirono entro
il 1945.
Questa cifra sta a significare che più del 50% dei soldati presi
prigionieri morì. Un così alto tasso di mortalità acquista
il suo terribile significato quando si fa caso al fatto che le statistiche
riguardanti i prigionieri di guerra Americani e Britannici ci dicono
che il tasso di mortalità di questi militari occidentali fu pari
al 3.6%.
Per molto tempo si è cercato di accreditare la falsa idea che
la brutalità di trattamento tedesca sia stata pari a quella che
i sovietici inflissero ai prigionieri tedeschi. In realtà analizzando
le cifre ciò non corrisponde la vero. Dei 3.250.000 soldati tedeschi
catturati dai sovietici ne morirono in prigionia 1.200.000 pari al 36%.
Il numero è evidentemente assai alto ma è di tre volte
inferiore a quello dei prigionieri di guerra sovietici. Ciò significa,
al di là di un conteggio puro e semplice che da parte tedesca
agì una concreta e pianificata volontà di sterminare i
soldati sovietici in quanto slavi "subumani" e in quanto comunisti.
Le armi per questo sterminio oltre alle fucilazioni furono la fame, le
malattie e i terribili maltrattamenti che rimangono il segno tangibile
della barbarie nazista. |
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| Soldati sovietici assassinati (BGAKFFD, Dzerzhinsk) |
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