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  Sterminare i Sovietici - [pag. 4/7]
 
 
  Tecnica dello stermino
 
 
         
  Vi sono quattro ragioni principali che giustificano un così alto numero di morti. La prima è ovviamente la fame. Le altre erano la mancanza di rifugi adeguati, i metodi usati per il trasporto e il trattamento generale cui erano sottoposti i prigionieri. Certamente l'approvvigionamento alimentare per un così alto numero di prigionieri pose enormi problemi per l'esercito tedesco ma queste difficoltà non possono essere invocate per giustificare il massacro.
Uno dei principali obiettivi della Germania nazista nella guerra mossa all'Unione Sovietica fu il tentativo di ottenere la maggiore quantità possibile di generi e riserve alimentari. Il crollo della società civile tedesca nel novembre 1918 rappresentò un'esperienza traumatica per i capi nazisti ed era un ricordo ben presente in Hitler e nei suoi generali. Il saccheggio senza pietà delle risorse di cibo all'Est venne pensato ed attuato per rendere possibile un approvvigionamento continuo per il popolo tedesco. L'obiettivo era mantenere il livello dei generi disponibili invariato rispetto al tempo di pace garantendo di conseguenza il morale della popolazione sempre ad alti livelli.
I burocrati nazisti coinvolti in questa politica di spoliazione sistematica erano perfettamente consapevoli che le conseguenze "senza alcun dubbio avrebbero interessato un milione di persone". Sin dall'inizio le razioni distribuite ai prigionieri di guerra erano ben al di sotto del minimo vitale. Per esempio i prigionieri sovietici che durante l'estate del 1941 vennero fatti marciare verso le retrovie del settore controllato dal Gruppo di Armate Centrale dell'esercito tedesco, ricevettero come razione quotidiana un'oncia di miglio e di tre once di pane o solo un chilo di miglio. Razioni queste che rappresentano meno di un quarto di quanto occorrerebbe ad un uomo normale per sopravvivere.
Le conseguenze divennero presto evidenti. In agosto alcuni rapporti indirizzati all'Alto Comando della Wehrmacht indicavano che soltanto il 20% dei prigionieri trasportati arrivava vivo a destinazione. In quel mese l'Alto Comando stabilì razioni fisse per i prigionieri sovietci: quelli che lavoravano dovevano ricevere un equivalente di 2.100 calorie al giorno. Tale quantità era ancora al di sotto del necessario ma addirittura i documenti indicano che in realtà i prigionieri ricevevano razioni decisamente più basse.
Lo stato di salute dei prigionieri divenne disperato nel settembre 1941. Numerosi rapporti mostrano che i prigionieri resi folli dalla fame si nutrivano dell'erba che trovavano. Nonostante l'innalzamento rapidissimo del tasso di mortalità il generale Eduard Wagner, a seguito delle richieste di Hermann Goering, ordinò una drastica diminuzione delle razioni per i prigionieri nell'area del fronte.
 
foto: soldato chinato su di una pozza
   
Un prigioniero sovietico si abbevera ad una pozza nel campo di concentramento di Minsk, 1941 (Museo della Grande Guerra Patriottica, Minsk).  
   
foto: cadaveri ai piedi di un vagone
   
foto: cadaveri sparsi a terra
   
Corpi di soldati sovietici morti durante il trasporto, lager di Lesnaya, presso Minsk, 1941/42 (Museo della Grande Guerra Patriottica, Minsk).  
    Questa diminuzione colpì soprattutto i prigionieri già indeboliti perché coloro che non lavoravano automaticamente vedevano abbassarsi le razioni alimentari a 1.500 calorie al giorno. La decimazione di un così largo numero di prigionieri fu accelerata dai rigori invernali perché i prigionieri erano privi di qualsiasi forma di protezione.   Anche nei territori del Reich e in Polonia i prigionieri venivano lasciati per mesi a vegetare in tincee, buche scavate nel terreno o nella migliore delle ipotesi in baracche malandate. La situazione migliorò quando le autorità tedesche organizzarono rifugi invernali in fattorie abbandonate e in ex prigioni. Ciononostante prima del dicembre non fu possibile ospitare tutti i prigionieri in rifugi invernali prima del dicembre.  
   
foto: prigionieri che tentano di riposarsi
 
Prigionieri sovietici, estate 1941 (BGAKFFD, Dzerzhinsk)
  Nelle aree occupate dell'Unione Sovietica le condizioni erano ancora peggiori. Per esempio in molti campi della Russia Bianca per difendere i prigionieri dal freddo e dalla neve erano disponibili solo delle tettoie. Sino al gennaio 1942 c'erano campi nei quali molti prigionieri vivevano - o sarebbe più esatto dire morivano - in buche scavate nel terreno. Decine di migliaia se non centinaia di migliaia morirono nel tragitto tra il luogo in cui erano stati catturati e i campi di prigionia. La maggior parte dei prigionieri presi nel 1941 furono obbligati a marciare per centinaia di chilometri verso le retrovie tedesche anche se l'inverno era oramai iniziato. Durante queste marce centinaia di prigionieri incapaci di continuare a camminare venivano fucilati sul posto in cui si fermavano. Vi furono comandanti tedeschi che cercarono ripetutamente di emanare ordini per fermare queste esecuzioni sommarie ma soltanto nel maggio 1942 gli alti comandi della Wehrmacht presero una decisione. Tuttavia numerosi alti ufficiali continuarono ad adottare una visione omicida del trattamento dei prigionieri. Il Gran Maresciallo Walther von Reichenau, allora comandante della Sesta Armata ordinò ai soldati di guardia di "abbattere i prigionieri che cadevano durante la marcia".
Nel caso in cui i prigionieri sovietici fossero stati trasferiti verso i campi con i treni un ordine specifico dell'Alto Comando dell'esercito tedesco prescriveva l'uso di vagoni scoperti. Quest'ordine non solo limitò il numero delle carrozze disponibili per i trasferimenti ma causò la morte per congelamento di buona parte dei prigionieri trasportati. Sino al 22 novembre 1941 il trasporto di prigionieri sovietici in vagoni bestiame chiusi venne vietato. Il provvedimento successivo che permise il trasporto in carri bestiame coperti non rappresentò un miglioramento decisivo. Nel dicembre 1941 un rapporto del Ministero del Lavoro riportava che "tra il 25 ed il 70 per cento dei prigionieri" moriva durante il viaggio. In alcuni casi i prigionieri venivano anche lasciati senza cibo per diversi giorni.
 
           
         



  
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