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  Sterminare i Sovietici - [pag. 5/7]
 
 
  Ordini di morte
 
 
foto: partigiani impiccati
   

Sopra: partigiani impiccati nei pressi di Minsk.
Sotto: Himmler in visita al lager di Minsk (Museo della Grande Guerra Patriottica, Minsk).

 
   
foto: Himmler a Minsk
     
  Nel 1941 la convinzione diffusa tra i soldati tedeschi era che la vita di un prigioniero sovietico non aveva alcun valore. Questa convinzione non era soltanto il risultato di una intensa propaganda nazista che rappresentava i cittadini sovietici come "subumani" ma fu anche e soprattutto il risultato delle direttive della Wehrmacht che regolavano la strategia di guerra all'Est. Tra queste direttive la più nota ed infame fu la cosiddetta 'Direttiva Barbarossa' del 13 maggio 1941 e il cosiddetto 'Ordine dei Commissari' del 6 giugno successivo. La direttiva Barbarossa limitò la giurisdizione militare al mantenimento della disciplina. In accordo con le richieste di Hitler le truppe dovevano operare senza pietà di fronte ad "attacchi criminali" commessi da civili sovietici. I crimini commessi dai soldati tedeschi rimanevano impuniti se il colpevole adduceva motivi politici per le sue azioni.
L'Ordine dei Commissari dava alle truppe l'ordine di fucilare tutti i commissari politici dell'Armata Rossa immediatamente dopo la cattura. Recenti ricerche hanno stabilito senza ombra di dubbio che tra l'estate e l'autunno del 1941 i commissari sovietici venivano fucilati direttamente dalle truppe di prima linea dell'esercito.
Sin dall'inizio gli ordini riguardanti il trattamento dei prigionieri sovietici erano privi di umanità e di rispetto delle leggi di guerra.
Gli ordini ripetevano continuamente che il bolscevismo era il nemico mortale della Germania nazista e invitavano senza sosta alla adozione di misure impietose per distruggere ogni tipo di resistenza.
 
    Le guardie dovevano sparare ai prigionieri in fuga senza avvertimento e far uso delle armi per eseguire gli ordini. Una direttiva di base sul trattamento dei prigionieri sovietici concludeva: "L'uso delle armi contro i prigionieri di guerra sovietici è da considerarsi in linea generale legale". Si trattava chiaramente di una vera e propria licenza di uccidere.
Quest'ordine tuttavia non fu accettato senza proteste. Su iniziativa del generale Helmuth James von Moltke, l'ammiraglio Canaris capo dei servizi di controspionaggio delle forze armate tedesco chiese al Felmaresciallo Keitel il ritiro dell'ordine.
  Nella sua nota Canaris non soltanto sottolineò a Keitel l'evidente violazione del diritto internazionale ma avanzò argomentate obiezioni di natura politica e militare. La risposta di Keitel non lascia alcun dubbio sulla sua visione del problema: "Le obiezioni avanzate riflettono il concetto militare di condotta cavalleresca di guerra. Ciò che stiamo facendo è la distruzione di una concezione del mondo. Di conseguenza approvo le misure emanate e le supporto".
Con l'uccisione dei commissari politici sovietici l'esercito tedesco accettò di condividere la liquidazione fisica del sistema politico sovietico ma il coinvolgimento nella guerra di sterminio andò ben oltre. Tre settimane dopo l'attacco all'Unione Sovietica il generale Hermann Reinecke, ufficiale responsabile per i problemi correlati al trattamento dei prigionieri di guerra presso l'Alto Comando dell'esercito si incontrò con Reinhard Heydrich.
 
   
dattiloscritto
 
Integrazioni al decreto di Hitler sull'esercizio della giurisdizione militare inviate al Gruppo B dell'esercito il 13 giugno 1941. Viene sospeso l'articolo 1 della Convenzione dell'Aja allo scopo di combattere i partigiani e convertire i crimini commessi da militari contro la popolazione civile in semplici violazioni disciplinari. [Clicca per ingrandire]
  Nell'incontro si raggiunse un accordo secondo il quale unità speciali di SS i cosiddetti Einsatzkommando avrebbero avuto il compito di individuare tra i prigionieri di guerra sovietici tutti gli elementi politicamente e razzialmente intollerabili. Questi elementi sarebbero stati separati dagli altri e passati sotto la giurisdizione delle SS.
Immediatamente dopo l'accordo il numero delle vittime si accrebbe spaventosamente perché gli "elementi intollerabili" erano non solo "tutti gli importanti funzionari dello stato e del partito sovietico" ma anche "tutti i fanatici comunisti", "l'intellighentsia" e "tutti gli Ebrei". Migliaia di prigionieri caddero vittime di queste 'selezioni' che proseguirono per tutta la durata della guerra.
La connessione tra attività omicide e la cosiddetta 'soluzione finale' è ovvia ma è più di una connessione generata unicamente dai fatti. A parte la diretta collaborazione tra Wehrmacht e Einsatzgruppen l'esercito fu lo strumento principale per fornire ad Himmler gli schiavi per le attività economiche che le SS conducevano ad Auschwitz-Birkenau e a Majdanek. Dei 15.000 prigionieri sovietici inviati a Birkenau e Majdanek nel 1941 soltanto qualche centinaio sopravviveva ancora nel gennaio 1942. Poiché non si prevedeva l'arrivo di altri prigionieri sovietici Himmler decise - sei giorni dopo la conferenza del Wannsee - di inviare nei due campi 150.000 ebrei tedeschi. I campi costruiti per i prigionieri sovietici divennero parte dell'infrastruttura necessaria per portare a termine la soluzione finale.
Ad Auschwitz il primo esperimento di gasazione con l'uso di Zyklon B venne condotta sui prigionieri di guerra sovietici inabili al lavoro.
 
           
         



  
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