| Klaus Barbie: la fuga di un nazista
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| Accuse possibilmente vere, probabilmente
non vere |
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| Al CIC si pensò immediatamente che la cosa fosse nata dai servizi
segreti francesi che avevano fatto filtrare alle associazioni di ex combattenti
le notizie. Si trattava di una situazione imbarazzante. Il 24 maggio
un ordine firmato dal capitano William Larned ingiungeva che Barbie venisse
interrogato. Larned specificava che occorreva appurare quanto di vero
ci fosse in quel che i francesi dicevano. Un mese dopo il capitano Eugene
Kolb riferiva che Barbie era stato “discretamente interrogato sulle
accuse contenute nel quotidiano con risultati negativi. Il soggetto ha
ammesso di aver usato qualche durezza durante gli interrogatori e che
questi venivano condotti per più ore di seguito, durante la notte,
etc. ma che questi non implicavano e non venne mai usata la tortura”.
Kolb poi sottolineava che gli uomini del CIC hanno assistito diverse
volte ad interrogatori svolti da Barbie e che questi si era dimostrato “abbastanza
intelligente e dotato da portare a termine l’interrogatorio con
successo usando la testa e quindi senza dover ricorrere alle mani”.
Con un capolavoro finale di ipocrisia Kolb concludeva che “questo
ufficio dunque ritiene che se le accuse contro il soggetto possono essere
possibilmente vere in realtà esse sono probabilmente non vere”. Da questo momento il CIC non nomina più Barbie sino al gennaio 1950 quando si danno istruzioni affinché Barbie sia rassicurato sul fatto che egli continua ad essere considerato una fonte importante e raccomanda che sia comunque tenuto sotto vigilanza nel caso in cui i francesi presentino domanda di estradizione. In più le istruzioni circa il suo utilizzo vengono chiarite: Barbie deve essere mantenuto sul libro paga perché in caso di ristrettezze potrebbe cercare un impiego “nell’unico mestiere che conosce: lo spionaggio ... ciò deve essere evitato per non creare alla nostra organizzazione ulteriori motivi di imbarazzo”. Nella primavera del 1950 i servizi segreti francesi informarono il CIC che ad aprile si sarebbe aperto il processo contro Hardy e che l’accusa avrebbe chiesto formalmente la deposizione di Barbie, questa volta a Parigi nell’aula del tribunale. I francesi promettevano di restituire poi Barbie agli americani. Su queste basi gli americani erano disponibili ad accettare ma il 28 aprile 1950 a processo ormai aperto i francesi non garantivano più la restituzione. L’accordo saltò. I francesi iniziarono a premere con formali richieste presentate dal loro ambasciatore a Washington. Nell’aula del processo ad Hardy l’accusa lesse il testo degli interrogatori fatti a Barbie nel 1949. Ora era di pubblico dominio non solo che Barbie era libero ma che lavorava per gli americani. L’avvocato della difesa tuonò contro gli americani giudicando “scandaloso” il loro atteggiamento. Barbie doveva sedere sul banco dei testimoni ed essere controinterrogato dalla difesa. La situazione era delicatissima, occorreva prendere una decisione. Il 4 maggio 1950 al comando del CIC si tenne una riunione cui parteciparono il colonnello Erskine, il tenente colonnello Eckmann, il maggiore Wilson, il maggiore Daniels e Joseph Vidal, l’uomo che meglio di tutti conosceva la storia operativa di Barbie. In quella riunione, secondo le note di Vidal, si decise che “Barbie non deve essere consegnato nelle mani dei francesi”. Bisognava proteggere Barbie. I francesi moltiplicarono le pressioni: il caso arrivò sui banchi dell’Assemblea Nazionale, le richieste diplomatiche si moltiplicarono, le lettere degli ex partigiani e combattenti tempestarono gli uffici diplomatici americani in Francia. Woodruff Wallner, l’ambasciatore americano a Parigi a sua volta scriveva lettere sempre più irritate al comando supremo in Germania per avere finalmente i chiarimenti da fornire ai francesi. Il 19 giugno 1950 l’ambasciatore francese a Washington consegnò al Dipartimento di Stato un dossier contenente le prove dell’attività criminale di Barbie augurandosi che tali prove avrebbero indotto gli americani a consegnarlo al più presto. La posizione ufficiale del Dipartimento non mutò: Barbie era irreperibile e lo si stava ricercando attivamente. Ma a prescindere dalle risposte ufficiali il Dipartimento si era convinto che a questo punto i danni maggiori nelle relazioni con la Francia potevano venire più dal rifiuto di consegnare Barbie che da ciò che il nazista poteva raccontare ai francesi. Gli uomini del CIC compresero a questo punto che sul lungo periodo avrebbero dovuto consegnare Barbie e che non era possibile resistere a oltranza alle pressioni. |
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