| Klaus Barbie: la fuga di un nazista
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| Padre Dragonovic, Padre Roque Romao e un nazista da assistere |
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| Tanto bastava per ritenere la “via del topo” di Padre Dragonovic affidabile. Nel dicembre 1950 il tenenete John Hobbins del Dipartimento 66 si recò a Salisburgo per visitare i colleghi del 430. Al suo ritorno Hobbins scriveva ai suoi superiori: “Il distaccamento 430 del CIC durante gli ultimi tre anni ha utilizzato il sistema di evacuazione verso il Sud America che denomina come “Ratline” senza rilevanti ripercussioni. Al costo approssimativo di 1.000 dollari per adulto. Il 430 sta trasferendo gli evacuati verso l’Italia dove vengono provvisti di documentazione legale ottenuta con mezzi indiretti. L’intera supervisione e condotta dell’operazione ricade interamente nella responsabilità del signor Neagoy del CIC di Landsalzburg (...) gli uomini del 430 CIC assicurano che, se necessario, sono pronti a compiere le seguenti operazioni su richiesta. Se un informatore vuole emigrare verso qualsiasi paese disponibile del Sud o del Centro America, il signor Neagoy si recherà presso il nostro quarier generale per essere istruito sul caso e per parlare con l’emigrante. Dopo aver ricevuto i fondi necessari il 430 assumerà la responsabilità di trasferire l’individuo in Italia e di sbrigare ogni pratica connessa alla sua emigrazione. Il tempo preventivabile per il completamento di un caso va dalle sei alle sedici settimane”. Hobbins spiega che in questi casi il 430 affida il caso al proprio “uomo di contatto in Italia” che decide il nome che “l’emigrante” assumerà. In base a questo nome il 430 produce i documenti necessari al viaggio dall’Austria all’Italia. Dopo l’arrivo in Italia “l’emigrante” veniva ospitato in un albergo in attesa dell’imbarco e provvisto di fondi sufficienti per vivere sino alla partenza. Una volta partito il 430 notificava al Dipartimento di Stato e al Dipartimento della Difesa il nome reale e quello fittizio della persona. A sua volta il Dipartimento di Stato notificava alla Ambasciata del Paese di arrivo che l’emigrante era stato in precedenza “di interesse dello spionaggio americano”. Il superiore del tenenete Hobbins, il maggiore Gilbert C. Russi, inoltrò il memorandum aggiungendo di suo pugno nell’ottobre 1950 che “in questo momento abbiamo quattro casi disponibili per tutti i quali dovrebbe essere effettuata l’emigrazione di un tipo o di un altro”. Nel dicembre 1950 il maggiore Russi fu incaricato di redigere un memorandum su Barbie e di consegnarlo al capo del CIC di Stuttgart. La macchina si stava mettendo in moto. Probabilmente il 25 gennaio 1951 il 66 CIC chiese l’approvazione superiore per iniziare il processo di espatrio di Barbie. Il 12 febbraio nei documenti del 66 CIC compare per la prima volta il nome “Klaus Altmann” che Barbie adotterà per la fuga. Il 14 febbraio il comando del CIC comunica a quello di Augsburg che Klaus Altmann nei documenti d’espatrio da prepararsi deve risultare un uomo d’affari residente ad Augsburg e diretto a Trieste. Gli uomini del 66 organizzarono un’ultima visita di Barbie all’anziana madre. Finalmente il 21 febbraio 1951 venne emesso un “documento di viaggio temporaneo” con il numero di serie 0121454, si trattava di un documento in uso all’epoca per persone di nazionalità incerta o apolidi. Un secondo documento venne emesso per la moglie di Barbie e per i figli. Lo stesso giorno il consolato italiano di Monaco rilasciava un permesso di transito in Italia senza che Barbie dovesse presentarsi di persona. Il 9 marzo 1950 Kalus Barbie e la sua famiglia accompagnati dall’agente Neagoy e dall’agente Jack Gay salirono sul treno che da Augsburg li avrebbe portati a Salisburgo. L’11 marzo Barbie e i suoi continuarono il viaggio in direzione di Genova dove giunsero il 12. Vennero accolti da Padre Dragonovic e alloggiati nell’Albergo Nazionale di Via Lomellini 6. A questo punto gli americani avevano finito il loro compito: Barbie era stato “inserito” nella “via del topo” e la sua gestione passò direttamente a Padre Dragonovic. La capacità organizzativa del prete croato è stupefacente. Barbie si ritrova tra le mani due documenti vitali: un permesso di espatrio per la Bolivia e un permesso di viaggio rilasciato dalla Croce Rossa Internazionale. Il permesso di espatrio per la Bolivia segnala che Barbie è un meccanico, ha 850 dollari e in Italia conosce Padre Dragonovic. Ma oltre a questo ha anche un’altra persona insospettabile residente in Bolivia che garantisce per lui: Padre Roque Romao, Guardiano della Comunità Francescana di Sacaba. Ecco dunque il punto terminale della “via del topo” garantita dall’organizzazione cattolica di Dragonovic. Una volta ottenuto il documento boliviano Barbie e Dragonovic si recarono all’ufficio genovese della Croce Rossa Internazionale dove Barbie presentò il documento rilasciatogli dagli americani. Dragonovic controfirmò. Sei giorni dopo Dragonovic ottene per il suo protetto nazista un permesso di transito per l’Argentina e un biglietto per la nave “Corrientes” diretta a Buenos Aires con arrivo previsto il 10 aprile 1951. |
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