| Klaus Barbie: la fuga di un nazista
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| Un documento importante |
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| Il documento che pubblichiamo come allegato
ci sembra importante per una serie di motivi. Di Klaus Barbie oramai
conosciamo l’intera storia. Il processo ha svelato apparentemente
molto ma ancora qualcosa rimane da dire. Il documento che presentiamo è il
visto concesso a Barbie sotto il falso nome di Klaus Altmann dal Consolato
boliviano di Genova. Molto si è parlato della Ratline ossia della
via che consentì ai nazisti in fuga di riparare all’estero.
Negli ultimi anni la polemica si è accesa sul problema del coinvolgimento
di Pio XII e sul suo livello di conoscenza delle operazioni compiute
da alcuni prelati a favore dei nazisti in fuga. Crediamo che questa polemica
abbia “ingessato” la ricerca storica facendo sì che
i dati realmente interessanti non venissero alla luce. Della “Ratline” si è detto
molto e spesso a sproposito. Il dato certo è che una via gestita
da prelati funzionò per diversi anni dopo la fine della guerra.
L’ex comandante del campo di sterminio di Treblinka sostenne nel
1971 - durante l’intervista concessa a Gitta Sereny - di essere
stato aiutato a rifugiarsi in Siria dal vescovo Hudal ricordando che: “il vescovo entrò nella stanza dove lo stavo aspettando, mi tese tutte e due le mani e disse: ‘Lei deve essere Franz Stangl. La stavo aspettando’ (...) mi procurò un alloggio a Roma, dove avrei dovuto stare fino a quando non fossero arrivati i miei documenti. E poi mi diede un altro po’ di denaro - non mi restava quasi nulla. Poi, dopo un paio di settimane, mi chiamò e mi diede il mio nuovo passaporto - un passaporto della Croce Rossa (...) Per errore avevano invertito il mio nome: era segnato Paul F. Stangl. Lo feci notare al vescovo. Dissi: ‘è sbagliato. Il mio nome è Franz D. Paul Stangl’ ma lui mi batté sulla spalla e disse: ‘non svegliamo il can che dorme; non ha importanza’. Mi ottenne un visto d’entrata in Siria, un posto in una fabbrica di tessuti a Damasco, e mi diede un biglietto per la nave. E così andai in Siria” La fuga di Barbie ha molte somiglianze con quella di Stangl, l’unica differenza è che essa è molto meglio documentata dalle fonti americane. Di fatto la “Ratline” di Dragunovic poteva evitare il passaggio intermedio a Roma e sfruttare le connessioni che avevano già posto in salvo i fascisti croati. Non stupisce che gli americani abbiano usato i servigi di Dragonovic: il canale era aperto e sarebbe stato sciocco non usarlo. Quel che sembra una novità è che oltre alla ben nota figura di Dragunovic abbiamo un altro nome di un prelato: “Padre Roque Romao, Guardiano de la Fradernidad Franciscana de Sacaba”. Si tratta di una persona sconosciuta che però testimonia di un fatto: la “Ratline” funzionava perché ai due capi della “linea” stavano dei prelati che rappresentavano evidentemente la prima accoglienza per i nazisti in fuga. Non sappiamo chi fosse Padre Roque Romao, i dati per il momento non sono in grado di dirci molto di più se non il nome. Può trattarsi di un nome di comodo o forse Padre Roque Romao non seppe mai nulla e il suo era un nome di comodo. Un dato è certo: il documento testimonia una volta per tutte che l’esistenza della Ratline gestita da religiosi è un dato di fatto. Di quel che accadde quando Barbie giunse in Bolivia non sappiamo nulla, Padre Roque Romao è solo un nome su un documento. Chi sapeva non ha - finora - mai parlato. |
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