La Romania attraversava una crisi politica ed istituzionale senza precedenti:
la Bucovina e la Bessarabia erano state occupate dai sovietici e la Transilvania
dagli Ungheresi. Anche la Dobrugia venne perduta a favore dei Bulgari.
Il 6 settembre Antonescu costrinse il re ad abdicare a favore del figlio Michele
I e a partire in esilio. Antonescu annunziò che la Romania entrava
a far parte dei Paesi dell'Asse e costituì un governo di coalizione
con il movimento fascista delle "Guardie di Ferro".
Poco tempo dopo Antonescu assumeva il titolo di "Conducator"
(duce) instaurando di fatto una dittatura. Il 7 ottobre 1940 autorizzò
le truppe tedesche ad entrare nel territorio della Romania agevolando così
la progettata invasione dell'Unione Sovietica.
I contrasti tra Antonescu e il capo delle "Guardie
di Ferro" Horia Sima
(nominato vice primo ministro) si acuirono.
Mentre Sima insisteva per una svolta rivoluzionaria fascista, Antonescu intendeva
stabilizzare la situazione e governare il Paese con l'aiuto delle forze conservatrici.
Il risultato del dissidio tra i due fu il tentato colpo di Stato tentato dalla
"Guardia di Ferro" il 21 gennaio 1941.
Repressa nel sangue l'insurrezione di Sima, Antonescu poté governare
in piena autonomia.
A seguito dell'attacco tedesco all'Unione Sovietica Antonescu entrò
in guerra a fianco della Germania e dell'Italia il 23 giugno 1941. Dopo i
successi ottenuti nel 1942 l'esercito romeno venne pian piano respinto indietro
dalle controffensive sovietiche.
Le sconfitte, i bombardamenti degli Alleati e la sempre meno probabile vittoria
tedesca spinsero Antonescu a cercare un armistizio con gli Alleati. Attraverso
contatti stabiliti per mezzo delle ambasciate di Ankara e Stoccolma Antonescu
cercò inutilmente di ottenere una pace separata.
Il 31 gennaio 1944 Antonescu si indirizzò direttamente al Presidente
degli Stati Uniti. Nell'aprile ottenne dall'Unione Sovietica la promessa che
il governo di Mosca si sarebbe accontentato di riprendersi la Bucovina e la
Bessarabia senza reclamare altri territori. Hitler non rimase inerte e il
4 agosto 1944 convinse Antonescu a confermare l'alleanza con la Germania.
Il 20 agosto 1944 le truppe sovietiche sfondarono il fronte invadendo la Romania.
Il re Michele I intimò ad Antonescu di aprire
trattative di armistizio con gli Alleati. Antonescu cercò di prendere
tempo ma, per ordine del re, venne arrestato il 23 agosto.
Dopo la fine della guerra venne giudicato da un tribunale romeno che lo condannò
a morte.
Venne fucilato a Bucarest il 1° giugno 1946.
La personalità di un dittatore
Ion Antonescu fu responsabile per la deportazione
e la morte di 275.000 ebrei romeni. Al contempo - verso la fine del conflitto
- si oppose all'invio di ciò che rimaneva dell'ebraismo romeno verso
i campi di sterminio.
Questa contraddizione mette in luce una personalità particolarmente
complessa.
Che si trattò di un antisemita non vi è alcun dubbio. Alcuni
hanno attribuito tale antisemitismo al fatto che il padre avrebbe lasciato
la madre per una donna ebrea di nome Frida Cuperman. Dall'altro lato Antonescu
sposò durante il suo soggiorno a Parigi una donna di origini ebraiche.
Probabilmente la radice dell'antisemitismo di Antonescu va ricercata non tanto
nella biografia dell'uomo quanto nell'atmosfera di diffuso antisemitismo che
permeava la società romena a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Antonescu è stato descritto come un uomo capace di erompere in ire
furibonde o rimanere indifferente di fronte ad episodi che avrebbero irritato
chiunque altro. Fu sempre convinto di essere investito della missione di salvare
la Romania e di riportarla agli splendori dell'epoca di re Ferdinando
I.
L'antisemitismo di Antonescu è ben attestato dai suoi discorsi pubblici
e dalle conversazioni private. Benché non raggiungesse i livelli dei
capi delle "Guardie di Ferro" come Codreanu
o Sima, parlò sempre di "invasione giudea
in Romania" e rimase convinto sino all'ultimo dell'esistenza di una "cospirazione
giudaica ai danni della Romania".
Allo stesso modo nutriva un profondo odio verso tutti i nemici della Romania
fossero essi Ungheresi, Ucraini, Bulgari, massoni o comunisti.
La sua oscillante decisione di eliminare fisicamente
gli ebrei romeni fu influenzata dagli avvenimenti. Fermamente deciso a compiere
il massacro quando le armate tedesche sembravano avviate alla vittoria, fu
altrettanto deciso a impedirlo quando la vita degli Ebrei gli parve un utile
mezzo di scambio per ottenere un migliore trattamento da parte degli Alleati.
L'opportunismo di fondo del carattere di Antonescu non fu in grado né
di salvarlo dal plotone di esecuzione né di risparmiare alla Romania
i lutti e le distruzioni di una guerra sbagliata e sanguinosa.


