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  Laszlo Bardossy
 
 
Foto: Laszlo Bardossy




  
Il 28 aprile 1941 con un ulteriore decreto ordinò che dai territori tolti alla Jugoslavia venissero espulsi Serbi, Bosniaci, Montenegrini, Rom ed Ebrei che non avesseo passaporto ungherese almeno dal 31 ottobre 1918. Questo decreto provocò la cacciata dalle proprie case di più di 50.000 persone.
Il 2 agosto 1941 Bardossy emanava una legge antisemita che sanciva la separazione definitiva dal corpo sociale degli Ebrei ungheresi.
La legge introduceva una definizione degli Ebrei non più su basi di fede religiosa ma su un metro di 'appartenenza razziale'. Soltanto a causa delle pressioni della Chiesa Cattolica la legge venne modificata in modo tale da riconoscee come non Ebrei coloro che si erano convertiti al Cristianesimo entro il settimo anno d'età.
In politica estera fu un convinto sostenitore della necessità di entrare in guerra a fianco della Germania per riacquistare tutti i territori perduti con il Trattato di Trianon firmato dopo la fine della Prima Guerra Mondiale.
Bardossy - dichiarando guerra all'Unione Sovietica il 27 giugno 1941 - trascinò l'Ungheria verso il disastro militare.
Fu Bardossy che avallò l'espulsione degli Ebrei 'stranieri' e che condusse al massacro di Kamenets-Podolsk che costò la vita a più di 15.000 persone di origine ungherese.
Appoggiò i massacri nei territori occupati della Iugoslavia che costarono la vita a più di 3.000 persone tra Serbi ed Ebrei.
Le reazioni interne a questi orrendi massacri misero Bardossy in una posizione delicata. In più la sua politica lo portò a scontrarsi direttamente con il reggente Horthy. Probabilmente i massacri non sarebbero stati motivo sufficiente per perdere il potere. Horthy infatti decise di elinare Bardossy quando questisi oppose alla nomina di suo figlio a vicereggente. Vista l'intransigenza di Bardossy su questa delicata questione, Horthy decise di far dimettere Bardossy il 7 marzo 1942 rimpiazzandolo con il più moderato Miklos Kallay.
Alla fine della guerra Bardossy venne processato e ritento colpevole per l'entrata in guerra dell'Ungheria e per i masacri di Kamenets-Podolsk e della Jugoslavia.
Venne fucilato il 10 gennaio 1946.
 
       
  Nacque il 10 dicembre 1890 a Szombathely da una famiglia della media borghesia.
La sua carriera si svolse interamente all'interno della amministrazione pubblica. Dapprima fu funzionario nel Ministero degli Affari Religiosi e, dopo il 1920, nel Ministero degli Esteri. Qui fu capo dell'Ufficio Stampa negli anni Trenta per poi trasferirsi a Londra come consigliere di legazione e a Bucarest come ambasciatore.
Il 27 gennaio 1941 - dopo la morte del ministro Istvan Csaky - venne nominato Ministro degli Esteri nel governo presieduto da Pal Teleki.
Il 3 aprile 1941 venne nominato capo del governo dal reggente Horthy dopo il suicidio di Teleki.
Di salute cagionevole Bardossy era nondimeno persona dall'intelligenza brillante. Probabilmente a causa delle sua origine non legate all'alta nobiltà aveva sviluppato un atteggiamento arrogante e impetuoso che spesso fu alla base degli scontri con superiori e subordinati.
Legato agli ambienti della destra di Gyula Gombos con il quale era anche imparentato, Bardossy aveva una linea ideologica molto simile: anticomunismo esasperato, antisemitismo e conservatorismo erano le sue linee guida.
Il suo periodo di governo fu caratterizzato dal peggioramento delle condizioni degli Ebrei unghrersi.
Il 16 aprile 1941 - meno di quindici giorni dopo la sua nomina a premier - fece adottare due decreti antisemiti che introducevano e rendevano più duro il servizio di lavoro obbligatorio per gli Ebrei. Lavoro che si concretizzava nella creazione di speciali battaglioni posti al comando dell'esercito ungherese.
Il 24 aprile in un discorso al Parlamento identificò la "questione ebraica" come il principale problema che l'Ungheria doveva affrontare. Esplicitò la sua linea di condotta sostenendo che dovevano essere fatti tutti i passi necessari per impedire i matrimoni misti, per rimuovere dalla vita sociale ed economica gli Ebrei, per far sì che le posizioni chiave in ogni settore "ritornassero" in mani ungheresi.
   
       



  
 
        Bibliografia

Braham, Randolph L., The politics of genocide : the Holocaust in Hungary, Rosenthal Institute for Holocaust Studies, Graduate Center/City University of New York Social Science Monographs Distributed by Columbia University Press, New York Boulder New York, 1994.

Nagy-Talavera, Nicholas M., The Green Shirts and the Others: A History of Fascism in Hungary and Romania, Center for Romanian Studies, Portland 2001.

 

 
           
         



  
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