Brunner
sino al febbraio 1943 aveva deportato quarantasettemila ebrei.
Il suo apporto alla distruzione dell'ebraismo austriaco venne ricompensato con
una rapida carriera che lo portò al grado di Haupsturmführer nel
gennaio 1942.
Dal febbraio 1943 Brunner venne inviato in
Grecia,
a Salonicco, per organizzare in modo rapido e preciso la deportazione degli
ebrei della città. Brunner portò a termine il suo compito con
efficacia.
Non si accontentò di organizzare i convogfli verso i campi: si divertì
a distruggere l'antico cimitero ebraico di Salonicco che ospitava le sepolture
della Comunità a partire dal XVI secolo. Con le steli funerarie pavimentò
vialetti e piscine delle SS.
Dopo aver spazzato via gli ebrei di Salonicco un altro incarico attendeva Brunner:
Parigi. Qui Brunner adottò il sistema ormai colaudato di servirsi di
personale ebraico per poter più facilmente condurre le operazioni.
Fondò l'Unione Generale degli Israeliti di Francia (UGIF) cui affidò
il compito di registrare gli ebrei parigini.
Il lager di transito di Drancy divenne l'anticamera per l'inferno di Auschwitz
destinata agli ebrei francesi.
Dopo la caduta del regime fascista italiano e l'armistizio dell'8 settembre
1943 che dissolse l'alleanza tra Germania e Italia, Brunner ebbe mano libera
nel sud della Francia.
Il 15 settembre 1943 si recò a Nizza per organizzare la deportazione
degli ebrei che sotto la dominazione italiana avevano goduto di relativa tranquillità.
Il frutto delle operazioni coordinate da Brunner in Francia fu di ventitremila
deportati. Tra questi 300 bambini spediti ad Auschwitz pochi giorni prima dell'arrivo
degli Alleati a Parigi.
Esaurito il suo compito in Francia Brunner venne inviato in
Slovacchia
a Bratislava. Qui la deportazione degli ebrei procedeva a rilento.
Rimanevano 25.000 ebrei da deportare e il superiore di Brunner,
Dieter
Wisliceny, era stato corrotto da una organizzazione ebraica per rallentare
l'intero processo in cambio di denaro.
Il gruppo era una organizzazione segreta chiamata "Pracovna Skupina"
ed aveva elaborato il cosiddetto "Europa Plan", un piano di scambio
di denaro e materiali contro le vite degli ebrei. Animavano il gruppo il rabbino
Weissmandl e
Gisi
Fleischmann.
Brunner era consapevole che il gruppo era riuscito a corrompere
Wisliceny
ma non aveva le prove necessarie. In ogni caso Brunner non era corruttibile,
il suo odio contro gli ebrei superava qualsiasi considerazione economica. Sino
a quel momento
Gisi
Fleischmann era riuscita a trovare un accordo con
Wisliceny
ed il suo vice Kurt Becher e suppose di poter corrompere anche Brunner. Il risultato
fu tragico: Brunner voleva da lei informazioni e, non avendole ottenute, spedì
la
Fleischmann
ad Auschwitz dove venne uccisa subito dopo il suo arrivo il 18 ottobre 1944.
La guerra volgeva al termine e l'operazione svolta in
Slovacchia
fu l'ultima della sanguinosa carriera di Brunner.
Terminata la guerra Brunner sparì letteralmente nel nulla dando inizio
ad una fuga destinata a non interrompersi.
La caccia alla "mano destra del diavolo"
Quando vennero resi noti i misfatti di Brunner di fatto questi si era già
dato alla fuga.
Un primo ordine di arresto venne spiccato il 1° agosto 1946 dalla giustizia
francese. Brunner venne processato in contumacia e condannato per due volte
a morte nel 1954 come criminale di guerra.
Sulle sue tracce erano Simon Wiesenthal e un avvocato francese, Serge Klarsfeld.
Brunner frattanto era riuscito a mischiarsi ai tedeschi residenti in Cecoslovacchia
che erano fuggiti davanti all'Armata Rossa. Ben coperto nella massa di profughi
aveva raggiunto la Germania ed aveva trovato impiego come camionista con la
falsa identità di Alois Schmaldienst.
Probabilmente Brunner lasciò l'Europa subito dopo il 1954.
Si era procurato nuovi documenti e, assunta l'identità di Georg Fischer,
ottenne un visto per l'Egitto. Di qui si recò in Siria dove trovò
ospitalità e probabilmente copertura.
Nel 1959 il nome di Brunner venne fatto da Maximillian Merten durante il processo
cui venne sottoposto per la deportazione degli ebrei di Salonicco. Merten descrisse
Brunner come un sadico criminale.
Il governo greco sorprendentemente non solo dopo aver condannato Merten a 25
anni lo graziò ma non fece nulla per perseguire Brunner.
Nel 1961 a seguito del processo
Eichmann il nome
di Brunner tornò in auge. Oramai la sua presenza in Siria era accertata
e, benché il governo di Damasco negasse la sua presenza, sia la Germania,
l'Austria e la Francia presentarono richieste di estradizione.
Molto probabilmente la fuga di Brunner venne resa possibile dalla "Organizzazione
Ghelen". La struttura, creata dal generale Reinhart Ghelen negli anni Cinquanta
creò il primo nucleo dei servizi segreti tedeschi. Godendo di notevoli
coperture.
Ciononostante la caccia continuò. Era persino noto l'indirizzo di Brunner
a Damasco tanto che gli venne recapitato un pacco bomba che gli mutilò
le dita di una mano nel 1980.
Nonostante indiscrezioni giornalistiche avessero indicato la sua morte nel 1992
ancora il 23 febbraio 1999 venne spiccato un ordine di cattura internazionale.
Sua figlia, Irena Ratheimer sposata ad un deputato del parlamento austriaco,
annunciò pubblicamente la morte del padre.
Nonostante una taglia di 345.000 dollari sulla sua testa Brunner non è
stato mai arrestato. L'ultimo processo in contumacia risale al 2 marzo 2001,
la Corte Criminale di Parigi lo ha condannato all'ergastolo.
In
alto una foto di Brunner nel 1943. In basso una foto scattata a Damasco nel
1995.