
Christmann durante il suo periodo di comando utilizzò ampiamente i
camion a gas per eliminare gli ebrei della sua zona di operazioni. I camion
erano degli automezzi nei quali venivano convogliati i gas di scarico all'interno
del piano di carico dopo che questo era stato riempito con 50-60 persone.
Durante il processo che si tenne contro Christmann nel 1980 a Monaco tra le
altre testimonianze a carico una approfondì l'uso dei camion a gas
da parte dell'Einsatzkommando 10a sotto il comando di Christmann:
"In un giorno non specificabile ma compreso tra il dicembre 1942 ed il febbraio 1943 l'accusato diresse personalmente una operazione con i camion a gas nel cortile del palazzo del comando dell'unità. Il camion era dotato di una porta nella parte posteriore larga circa un metro. Per ottenere quello che l'accusato ha definito "un più rapido effetto" dai gas di scarico fu necessario riempire il camion sino alla massima capacità di carico. Vennero cioècaricate in tutto circa 30 persone. L'accusato supervisionò l'intera operazione. Cercò di rendere più rapido l'intero processo urlando "Più veloci, più veloci". Le vittime erano state costrette a spogliarsi dei loro abiti nella cella, era stato detto loro che avrebbero dovuto fare una doccia. Furono invece uccisi perché considerati reali o potenziali nemici del regime ... tra di loro vi erano almeno due bambini al disotto dei dieci anni. Quando vennero caricate sul camion tutte le vittime capirono che non erano state condotte alle docce ma alla morte. Molti di loro urlarono, piansero, cercarono di resistere ma gli ausiliari russi che, sotto gli ordini dell'accusato, avevano condotto l'operazione di carico li picchiarono e li spinsero dentro al camion. Le porte vennero chiuse dall'autista che si mise al posto di guida e fece partire il motore lasciando filtrare i gas di scarico all'interno. Ritrovandosi chiusi nel buio più totale e cominciando a sentire l'odore dei gas quegli sventurati capirono che stavano per essere uccisi. Attanagliati dal terrore nel buio cominciarono ad urlare e a picchiare disperatamente sulle pareti del camion [....] Il camion rimase nel cortile con il motore in moto sino a che non si udì provenire più alcun rumore dall"interno. Soltanto allora il camion partì . In questo modo la popolazione della città non sentendo provenire alcun grido dal camion non capiì il vero uso di quel mezzo. Il veicolo si diresse verso le fosse anticarro che si trovavano alla periferia di Krasnodar, qui gli ausiliari russi che erano arrivati contemporaneamente o poco prima trascinarono i cadaveri nelle fosse e li coprirono con la terra."
L'attività di sterminio di Christmann con i camion a gas risulta
essere continuata. Un'altra testimonianza si riferisce alle giornate tra il
14 ed il 17 luglio 1943. Dopo che Krasnodar era stata riconquistata dall'Armata
Rossa alcuni ausilari "Caucasici" di Christmann furono arrestati
e processati. Due
di questi, Tischtschenki e Puschkarew, erano stati assegnati al caricamento
dei camion usati dall'Einsatzkommando 10a. Al processo descrissero i veicoli
con abbondanza di particolari e le loro dichiarazioni coincidono esattamente
con le prove presentate 37 anni dopo davanti alla Corte di Monaco.
Il processo a questi due uomini fu la prima prova, in piena guerra, di ciò
che i tedeschi stavano facendo. Tuttavia la prova più importante venne
fornita da un testimone chiamato Kotov che venne caricato su uno di questi
camion e sopravvisse e che a tutt'oggi risulta essere l'unico scampato a questa
forma di esecuzione. Nella sua testimonianza ascoltata dalla Corte il 16 luglio
1943 Kotov dichiarò:
"Il 22 agosto [1942] mi recai all'Ospedale Municipale n° 3 dove in precedenza mi erano state prestate delle cure. Volevo ottenere un certificato medico. Quando entrai nel cortile vidi un grande camion con una cabina di colore grigio scuro. Prima di poter fare due passi un ufficiale tedesco mi afferrò per il collo e mi spinse dentro al veicolo. L'interno del camion era pieno di persone alcune completamente nude altre con indosso solo gli indumenti intimi. Le porte vennero chiuse. Mi accorsi che era stato messo in moto il motore. Qualche minuto dopo comincia a sentirmi male. Cominciai a perdere conoscenza. Avevo in precedenza seguito un corso contro gli attacchi aerei e capii subito che stavamo per essere avvelenati da qualche tipo di gas. Mi levai la camicia e la bagnai con la mia urina e pressai la camicia sulla bocca e il naso, il mio respiro divenne più facile ma alla fine persi conoscenza. Quando rinvenni mi ritrovai in una fossa con un'altra dozzina di corpi. Con uno sforzo sovrumano riuscì ad uscirne e a trascinarmi lontano di lì"
Foto: National Archives, Maryland