In
alto Gemmeker. Nella foto sotto
la sua amante Elisabeth Helena Hassel-Mullender
Dopo
la guerra Gemmeker venne processato da un tribunale olandese che, inspiegabilmente,
lo condannò a soli dieci anni di prigione parte dei quali condonati.
La mitezza della condanna è spiegabile con il singolare fascino che Gemmeker
seppe esercitare persino sugli stessi prigionieri.
Durante il processo infatti alcuni ex internati lo descrissero come un gentiluomo
che non si sporcò le mani direttamente con il lavoro di deportazione.
Altri ne sottolinearono la sua gentilezza e il suo costante sorriso. Altri ancora
si spinsero sino al punto di sostenere che si trattava di un uomo sostanzialmente
buono giacché aveva permesso in alcuni casi la temporanea sospensione
della deportazione.
Fu probabilmente la comparazione tra le terribili sofferenze patite nei campi
di sterminio che fecero sì che le vittime non riuscirono a comprendere
che Gemmeker era in realtà una delle pedine più importanti nel
processo di distruzione. La sua gentilezza cinica e il suo comportamento irreprensibile
erano generati non da una disposizione d'animo ma da una strategia predeterminata
che gli consentì di inviare senza intoppì verso la morte quasi
100.000 persone.
Liberato nel 1951 Gemmeker tornò a Düsseldorf da uomo libero.
La sua amante era ritornata anche lei nella stessa città subito dopo
il processo olandese. I due non riallacciarono i loro rapporti (anche Gemmeker
era sposato) ma rimasero in contatto nel modo più straordinario: attraverso
il loro comune medico di fiducia ebreo Spanier.
Spanier era stato medico sia della famiglia Gemmeker che di quella Hassel prima
della guerra. Con l'inizio delle persecuzioni Spanier aveva trovato rifugio
in
Olanda e qui era stato nuovamente
catturato e inviato a
Westerbork.
Gemmeker lo aveva nominato direttore dell'ospedale del campo.
Gemmeker morì di vecchiaia verso la fine degli anni Settanta.
Nacque
a Düsseldorf il 27 settembre 1907 a Düsseldorf.
Raggiunse il grado di SS-Obersturmführer e venne destinato a partire dal
12 ottobre 1943 al comando del campo di transito
olandese
di
Westerbork.
La sua nomina coincise con l'inasprirsi della deportazione degli ebrei olandesi
e dopo le pessime prove date dai due precedenti comandanti, Deppner e Dischner.
Gemmeker fu particolarmente abile nel suo lavoro partendo dal principio che
la velocità di deportazione dipendeva soprattutto dalla tranquillità
dei prigionieri.
In questo senso fu sempre molto attento a mantenere un clima meno oppressivo
possibile nel campo e delegando la redazione delle liste che dovevano essere
deportate da
Westerbork
ai suoi collaboratori ebrei di origine tedesca Schlesinger e Pinsk.
Gemmeker riceveva direttamente dal comandante delle SS dell'Aia
Erich
Naumann le cifre complessive dei deportati che settimanalmente dovevano
essere trasportate nei campi di sterminio.
Dopo aver ottenuto la cifra esatta Gemmeker riuniva i suoi collaboratori dando
le istruzioni relative alla tipologia di persone che dovevano essere caricate
sui treni.
Le riunioni si tenevano il martedì e, il giovedì seguente il treno
veniva fatto partire con il prescritto numero di persone. Il mercoledì
era di fatto il giorno dell'orrore: baracca per baracca in serata venivano chiamati
in ordine alfabetico le persone destinate alla partenza verso la morte.
In generale Gemmeker faceva partire da
Westerbork
treni composti da una ventina di vagoni bestiame. Il caricamento dei treni veniva
affidato alla polizia ebraica del campo mentre coloro che non dovevano partire
venivano chiusi nelle loro baracche.
L'efficienza di Gemmeker - riconosciutagli anche da
Eichmann
- si basava sul cinico coinvolgimento degli stessi ebrei nel processo di deportazione
e sull'attenzione continua alla rassicurazione dei deportati.
Braccio destro di Gemmeker era un altro ufficiale: l'SS Untersturmführer
Hassel nativo anche lui originario di Düsseldorf.
A legare i due era anche la moglie di Hassel, Elisabeth che divenne ben presto
amante di Gemmeker.