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  Miklos Horthy
 
 
Foto di Miklos Horthy




  
Dal 1930 in poi - con la caduta dei governi conservatori e il crescere dei movimenti fascisti - Horthy assunse un ruolo sempre più centrale nella vita politica ungherese.
Nel 1937 ottenne dal Parlamento una estensione considerevole dei propri poteri e di fatto istituì una autocrazia conservatrice.
La sua politica di avvicinamento alla Germania nazista fu determinata dal desiderio di riconquistare i territori persi dopo la Prima Guerra Mondiale a vantaggio dei Paesi vicini.
Pur avendo ottenuto ciò che desiderava Horthy fu restio a collaborare pienamente con i nazisti cercando di accontentarne solo parzialmente le richieste. In questo senso cedette alla politica antisemita e alle deportazioni degli Ebrei ungheresi verso i campi di sterminio.
Nel 1944 con i Sovietici che si avvicinavano alle frontiere tentò di far uscire l'Ungheria dall'alleanza con la Germania. Il risultato fu la sua eliminazione dal potere e l'avvento del movimento ultrafascista delle "Croci Frecciate".
Horthy venne arrestato dei Tedeschi e imprigionato in Germania.
Con l'arrivo degli Alleati venne rilasciato nel maggio 1945. Gli venne concesso di vivere in esilio in Portogallo dove morì il 9 febbraio 1957 dopo aver scritto le sue memorie che vennero pubblicate nel 1965.
 
       
 

Nacque a Kenderes in Ungheria il 18 giugno 1868 da una famiglia della nobiltà protestante ungherese.
Entrato giovanissimo nell'Accademia Navale di Fiume (Rijeka) ne uscì ufficiale di Marina. Grazie alle sue nobili origini nel 1909 divenne uno degli aiutanti di campo dell'imperatore Francesco Giuseppe.
Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale venne nominato comandante di una unità navale. Si distinse per aver più volte superato il blocco intorno a Fiume e Trieste che la flotta italiana aveva posto a quella austriaca.
Nel 1918 venne promosso ammiraglio e, in quanto tale, ebbe l'amaro compito di presiedere al trasferimento di ciò che rimaneva della flotta austriaca alla Jugoslavia.
Nel dopo guerra si legò ai circoli conservatori ed antidemocratici che si erano formati a Vienna e a Szeged. Da questi venne incaricato di raccogliere un esercito per riconquistare Budapest controllata dal governo bolscevico di Bela Kun. Horthy attese di avere il consenso della Francia ed entrò in azione soltanto dopo che Bela Kun fuggì a seguito dell'arrivo dell'esercito rumeno a Budapest. Entrò senza colpo ferire nella capitale ungherese nel novembre 1920.
Il ricostituito parlamento ungherese il 1° marzo 1920 lo proclamò reggente d'Ungheria. Si trattava di una posizione costituzionale piuttosto dubbia. In pratica Horthy avrebbe dovuto fare le funzioni di capo di Stato sino a quando il Parlamento non avesse deciso chi sarebbe stato il nuovo re d'Ungheria. In realtà Horthy non solo impedì all'unico legittimo aspirante al trono, Carlo IV d'Asburgo, di ottenere la poltrona ma perpetuò per ben ventiquattro anni la sua "reggenza".
L'Ungheria venne così governata tra il 1921 ed il 1926 da una serie di governi conservatori guidati dal conte István Bethlen.

   
       



  
 
        Bibliografia

Braham, Randolph L., The politics of genocide : the Holocaust in Hungary, Rosenthal Institute for Holocaust Studies, Graduate Center/City University of New York Social Science Monographs Distributed by Columbia University Press, New York Boulder New York, 1994.
Nagy-Talavera, Nicholas M., The Green Shirts and the Others: A History of Fascism in Hungary and Romania, Center for Romanian Studies, Portland 2001.
Batkay, William M., Authoritarian Politics in a Transitional State, East European Monographs, 1982.
 
           
         



  
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