Manfred von Killinger nacque il 14 luglio 1886 a Lindgit.
Durante la Prima Guerra Mondiale fu ufficiale di Marina e, alla fine del conflitto,
militò nel "Freikorp Ehrhardt" una delle tante formazioni
paramilitari di estrema destra che flaggellarono la Germania negli anni Venti.
Si iscrisse al Partito nazionalsocialista nel 1928 scalando i vertici delle
SA.
Dal 10 marzo 1933 al 28 febbraio 1935 fu Reichskommissar per la Sassonia.
Entrato nella carriera diplomatica fu, dal 1936 al 1938, console a San Francisco.
Dal 29 luglio 1940 al 19 gennaio 1941 fu ambasciatore nello stato fantoccio
di Slovacchia.
In questa veste fu l'animatore del cosiddetto "compromesso di Salisburgo"
che permise agli esponenti estremisti slovacchi Tuka
e Mach di giungere al potere esercitando una politica
rigidamente antisemita e razzista modellata sull'esempio nazista.
Chiese che venisse inviato in Slovacchia
un esperto della "questione ebraica" e, una volta arrivato in questa
veste Dieter Wisliceny, collaborò attivamente
con lui.
Lasciata la Slovacchia assunse
la carica di ambasciatore tedesco in Romania.
A Bucarest si avvalse - come consigliere per la "questione ebraica"
di Gustav Richter con il quale entrò in urto nel 1942 a causa della
troppa autonomia che quest'ultimo si arrogava.
I suoi tentativi di favorire il massacro degli ebrei rumeni non furono efficaci
per le incomprensioni con le SS e lo stesso Ministero degli Esteri a Berlino.
Nel 1944 quando la Romania rovesciò la sua alleanza con la Germania
Killinger si trovò intrappolato a Bucarest.
Per non cadere nelle mani dei Russi si suicidò il 3 settembre 1944.
