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Robert Ley

Robert Ley nacque il 15 febbraio 1890 Niederheimbach, nel Rheinland.
Studiò chimica e partecipò alla Prima Guerra Mondiale come pilota d'aviazione e - nel 1917 - abbattuto con il suo aereo, venne fatto prigioniero dai francesi. Rimpatriato nel 1920. Tra il 1920 ed il 1928 lavorò all'azienda chimica I.G. Farben.
Si iscrisse al Partito Nazionalsocialista nel 1923. Nel 1925 venne nominato gauleiter del Rheinland Sud e nel 1928 fondò il quotidiano nazista "Westdeutcher Beobachter". Nel 1930 venne eletto deputato al parlamento e, nel dicembre 1932 sostituì Gregor Strasser nella carica di capo dell'organizzazione del Partito.

Robert Ley
Robert Ley nel 1939 all'apice del suo successo come capo del DAF
La propaganda sui posti di lavoro fu il compito di Ley e del DAF. Sotto un manifesto per le lavoratrici
Nel maggio 1933 - dopo l'abolizione dei liberi sindacati - Ley fondò il DAF (Deutsche Arbeitfront) il "Fronte del lavoro tedesco" l'organizzazione "sindacale" tedesca. Come capo della DAF Robert Ley si trovò alla testa della più grande organizzazione di massa della Germania nazista.
Il DAF nel 1939 contava 23 milioni di iscritti e le relative quote di iscrizione dei lavoratori resero il DAF una organizzazione ricchissima che amministrava allo scoppio della guerra 539 milioni di Reichsmark.
Con l'organizzazione "Kraft durch Freude" Ley organizzò in modo propagandistico e martellante il tempo libero e l'attività turistica tedesca negli anni precedenti il conflitto.
Di diverso tenore furono i suoi compiti dopo lo scoppio della guerra.
La diffusione di un antisemitismo rozzo e violento tra i lavoratori fu uno dei compiti che eseguì con maggiore costanza.
Insieme a Todt prima e a Speer dopo, Ley si occupò di fornire lavoro alla macchina bellica nazista anche attraverso lo sfruttamento della manodopera straniera e di quella resa schiava nei campi di concentramento. Ley fu - sino alla fine - un antisemita deciso e una delle persone più vicine a Hitler.
Arrestato dopo la caduta del regime venne imprigionato e imputato nel processo ai principali criminali di guerra di Norimberga. Riuscì a sottrarsi al giudizio della Corte suicidandosi in cella il 25 ottobre 1945.