Hanns Elard Ludin nacque a Freiburg il 10 giugno 1905. Fece parte delle SA
e venne processato nel 1929 per la sua appartenenza al Partito Nazionalsocialista.
Scarcerato nel 1930 divenne capo delle SA a Stuttgart. Sopravvissuto al massacro
delle SA compito da Hitler dal 1° settembre 1939 al 1941 servì
al fronte in Polonia e Francia come capitano d'artiglieria.
Nel 1941 venne trasferito al Ministero degli Esteri e nominato ambasciatore
in Slovacchia in sostituzione
di Manfred von Killinger.
Quando si insediò a Bratislava trovò già al lavoro per
risolvere la "questione ebraica" Dieter
Wisliceny.
Dipendenti direttamente da Berlino gli esperti come Wisliceny
utilizzavano l'ambasciata come un comodo ed opportuno punto di riferimento
fisico.
Nonostante fosse una figuria secondaria nel processo di deportazione degli
ebrei slovacchi, Ludin giocò un ruolo non secondario.
In primo luogo fu latore delle richieste e pressioni di Himmler
sul governo slovacco per la deportazione. In secondo luogo nel 1943 avviò
insieme a Wisliceny una
serie di colloqui con il ministro slovacco Vojtech Tuka
per la deportazione degli slovacchi scampati alle deportazioni del 1942. Ludin
si disinteressò al problema lasciando che fossero Wisliceny
e poi Veesenmayer a continuare
le pressioni sul governo slovacco.
Con la rivolta nazionale slovacca nell'agosto 1944 Ludin si adoperò
nel suo ruolo diplomatico alle operazioni di deportazione condotte dalle SS.
Pur essendo un fervente nazista Ludin esercitò il suo ruolo assumendo
un atteggiamento distante dalla "questione ebraica" in Slovacchia.
Il suo apporto può essere definito per certi versi indiretto.
Alla fine del conflitto si consegnò agli statunitensi che lo estradarono
nell'allora Cecoslovacchia. Processato per crimini di guerra venne impiccato
il 9 dicembre 1947.

