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Alexander Mach

Alexander Mach, detto "Sano", nacque nel 1902. Fu comandante della milizia fascista delle "Guardie di Hlinka", capo della polizia segreta slovacca e dell'ufficio di propaganda e più tardi a partire dal 1940 Ministro degli Interni.
Insieme con Voitech Tuka guidò l'ala estremista del governo clerico-fascista presieduto da Monsignor Tiso in Slovacchia.

All'inizio del processo di deportazione degli Ebrei slovacchi Mach annunziò alla radio nazionale che gli Ebrei sarebbero stati trattati in "modo cristiano". Il 7 febbraio 1943 Mach annunziò che dopo le deportazioni del 1942 i restanti ebrei slovacchi sarebbero stati deportati a loro volta.
Nonostante la promessa Mach non riuscì a realizzare il suo piano. Le difficoltà frapposte dal Parlamento, dalla Chiesa e la parziale resistenza passiva di Monsignor Tiso gli impedirono di passare alla realizzazione pratica della deportazione.

Soltanto quando - alla fine dell'agosto 1944 - si scatenò la rivolta nazionale slovacca Mach poté coadiuvare le SS del comandante Witiska nel rastrellamento degli ebrei.
Dopo la rivolta Mach venne riconfermato ministro degli interni nel governo fantoccio slovacco.

Catturato dopo la guerra Mach venne estradato dagli angloamericani e processato in Cecoslovacchia.
Il Tribunale Nazionale lo condannò a trenta anni di carcere nel 1946. Uscì di prigione dopo ventidue anni nel 1968.


In alto: Alexander Mach nel 1968
A sinistra: Mach esce dal carcere nel 1968

 

Foto: Alexander Mach
Foto Alexander Mach esce dal carcere nel 1968