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Robert Mohr
Robert Mohr nacque il 24 dicembre 1909 a Francoforte sul Meno. Laureatosi in giurisprudenza all'Università di Giessen lavorò come avvocato.
Il 1° marzo 1933 entrava nelle SS e il 1° maggio 1933 nelle SS.
Fu utilizzato nella Gestapo di Darmstadt e in quella di Magdeburg.
Dal novembre 1941 al settembre 1942 fu comandante dell'Einsatzkommando 6, unità mobile di sterminio, inquadrata nell'Einsatzgruppe C.
In questo ruolo mostrò le bestiali qualità che si richiedevano ad un comandante di unità di sterminio, tant'è che venne elogiato dai suoi superiori per la sua attività.
Mohr venne giudicato per i suoi crimini a Wuppertal nel 1965: fu condannato a 8 anni di prigione.

Mohr fu attivo principalmente nelle città di Awdejewka, Berdjansk, Dnjepropetrovsk, Gorlovka, Grischinov, Igrin, Makejewka, Schachty, Stalino. Non appena giunse in Ucraina diede impulso alle operazioni di sterminio intorno a Rovno. Tra il 3 ed il 9 novembre 1941 fece fucilare 20 "ufficiali politici" sovietici, 10 "sabotatori e saccheggiatori", 113 ebrei. Dal 10 al 16 novembre 4 "ufficiali politici" sovietici, 10 sabotatori e saccheggiatori e 47 ebrei. Tra il 17 ed il 23 novembre altri 24 "ufficiali politici" sovietici, 20 sabotatori e saccheggiatori e 61 ebrei. Il 12 novembre 1941 Mohr cambiò genere di vittime: con il suo kommando si portò nella cittadina di Ingrin, vicino Dniepropetrovsk, e massacrò 800 ricoverati sui 1.160 che erano ospitati nel locale manicomio.

Nei 6 giorni successivi, tra il 24 e il 30 novembre 1941 Mohr fece uccidere altre 274 persone tra le quali 226 ebrei.

Mohr fu certamente un "virtuoso" del massacro. Nell'area di Stalino sperimentò con successo i "camion a gas" che erano stati assegnati alla sua unità per gassare gli ebrei. Durante il processo a Wuppertal dichiarò:
"Vidi soltanto esternamente il camion a gas del Sonderkommando che incontrai a Stalino. Era un grande veicolo grigio che assomigliava ad una specie di autobus senza finestre"

Nonostante questo vago ricordo una testimonianza presentata al processo contro Mohr afferma:
"Per uccidere gli ebrei Mohr utilizzò un camion a gas nell'area di Stalino a partire dal marzo, al più tardi dall'aprile 1942, si trattava di un camion di 5 tonnellate furgonato simile ad un autobus. Il mezzo poteva contenere 60 persone strettamente ammassate. Il mezzo veniva caricato dal lato posteriore. I gas di scarico venivano convogliati all'interno attraverso un buco. Sackenreuther, un SS-Hauptscharführer che in seguito è deceduto guidò il mezzo da Berlino sino a Stalino su ordine dell'Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich e venne posto agli ordini di Mohr. L'unico compito di Sackenreuther era quello di far funzionare il mezzo.
Mohr era presente al primo utilizzo del camion. Almeno cinquanta ebrei, uomini e donne, radunate nel cortile dell'Hotel Donbas vennero stipate nel camion. Dopo aver chiuso le porte Sackenreuther fece penetrare i gas di scarico all'interno. Le vittime iniziarono a urlare e a piangere.
Occorsero circa 15 o 20 minuti perché morissero. Mohr rimase lì vicino e osservò l'intero procedimento.
Vennero uccisi all'incirca duecento ebrei in quattro operazioni con il camion a gas durante il mattino di una delle festività pasquali, il 5 o il 6 aprile 1942.
Il giorno precedente la milizia locale aveva radunato tutti gli ebrei, uomini, donne e bambini in una scuola. Sotto la sorveglianza della milizia venivano fatti spogliare di tutti gli abiti riutilizzabili e fatti salire sul camion. Ogni volta Sackenreuther guidava il camion sino ad una miniera fuori città, una volta giuntovi faceva penetrare i gas di scarico all'interno del camion. Gli uomini dell'Einsatzkommando dovevano poi rimuovere ad uno ad uno dal camion i corpi aggrovigliati, coperti di escrementi ed urina e gettarli giù nel pozzo della miniera.
Successivamente, fino al giugno 1942, i camion a gas vennero usati altre 4 volte e ciascuna volta circa 50 ebrei - uomini, donne e bambini - vennero uccisi. I corpivennero gettati nel pozzo minerario dagli uomini dell'Einsatzkommando.


Mohr utilizzò il camion a gas anche a Rostov affidando le operazioni ad uno dei suoi uomini, un certo Heidelberger. A questo proposito un'altra testimonianza di Liudmilla Nazaveskaja racconta:
"La sera del massacro degli ebrei, il 10 agosto [1942], i tedeschi assassinarono in quel medesimo luogo, la Zmeevskaja [Gola del Drago], trecento soldati dell'Armata Rossa: li portarono in camion fino al passaggio a livello e li chiusero in speciali automezzi a gas, da dove li estrassero morti. Chi dava ancora qualche segno di vita ricevette il colpo di grazia"
Foto: National Archives Maryland