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Paul Nitsche
Nacque nel 1877 e fu una figura di spicco della psichiatria tedesca all'inizio del Novecento. Si trattava di un riformatore animato da idee nuove sul trattamento dei malati mentali.
Nel 1929 pubblicò un volume nel quale si schierava decisamente contro i maltrattamenti e i metodi violenti assai diffusi nelle case di cura tedesche. Si era fatto promotore delle teorie che volevano l'utilizzo del lavoro come parte integrante della terapia riabilitativa. Nitsche cercò di applicare le sue teorie presso l'Istituto Sonnenstein a Pirna nel quale era direttore.

Nitsche
Queste inclinazioni "positive" contribuiscono a rendere inspiegabile la pronta adesione di Nitsche al progetto di eutanasia nazista. Non soltanto vi aderì ma fu posto a capo di esso rendendosi responsabile della eliminazione di 70.000 persone disabili.

Nitsche - che lavorava come lettore all'Università di Halle - venne coinvolto nel 1940 nel progetto di eutanasia. La sua clinica di Sonnenstein divenne uno dei centri di sterminio durante il processo di eutanasia. A differenza di Werner Heyde che condivideva con lui la direzione del progetto, Nitsche non era un nazista in senso stretto. La sua posizione elevata nel programma di eliminazione dei disabili era dovuta alla sua rispettabilità negli ambienti della Società Tedesca di Psichiatria e Neurologia, al fatto che appartenesse alla "vecchia scuola".
Per certi versi Nitsche giocò il ruolo dell'"utile idiota" nelle mani dei nazisti coprendo con la propria autorevolezza il progetto criminale.

Tuttavia era ben chiaro a Nitsche l'efferatezza dei metodi nazisti, probabilmente si illuse di poter controllare l'intero processo. Fu sempre perfettamente al corrente delle cifre del massacro e il fatto che nel suo istituto di Sonnenstein morissero 13.270 pazienti tra il giugno 1940 e l'agosto 1941 indica tutta la portata della sua colpevolezza.
Nella sua attività di capo del progetto lo vediamo fornire ai diversi istituti grandi quantità di morfina e scopolamina per eliminare i pazienti. Nelle sue lettere si evidenziano gli incitamenti ai colleghi ad intensificare l'operazione. Particolarmente odiosa fu la pratica tra il 1944 e i primi mesi del 1945, di eliminare dopo i bombardamenti le persone anziane sotto shock e i soldati psichicamente disturbati dallo stress derivante dal combattimento.

Dopo la guerra venne arrestato e processato nell'allora Germania Orientale davanti al Tribunale di Dresda. Giudicato colpevole venne ghigliottinato il 25 marzo 1948.