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Otto Ohlendorf

Otto Ohlendorf nacque il 4 febbraio 1907 a Hohen-Egelsen si iscrisse giovanissimo al partito Nazista il 28 maggio 1925 (tessera n. 6631). Nel 1926 entrò a far parte delle SS (tessera 880).
Il giovanissimo Otto studiò giurisprudenza a Lipsia e a Gottinga e trascorse un anno in Italia nell'ambito di un programma di scambio di studenti (1931). Dopo la laurea entrò nell'Istituto dell'Economia Mondiale e del trasporto marittimo di Kiel. Gli si apriva una ottima carriera di studioso.
Nel 1936 venne reclutato dal servizio segreto di Heydrich l'SD ma continuò la sua carriera all'interno degli istituti economici tedeschi venendo nominato dirigente dell'Ufficio del Commercio tedesco. Ohlendorf era di fatto uno degli intellettuali promettenti che il neonato SD reclutava e che, nonostante facessero parte del servizio segreto continuavano la loro attività professionale. Così ufficialmente Ohlendorf era soltanto un consigliere economico all'interno dell'SD. Ciò gli valse il grado di Hauptsturmführer delle SS. Di fatto Ohlendorf lavorò a tempo pieno nell'SD soltanto a partire dal 1939 quando venne nominato Capo dell'Ufficio AMT III dell'RSHA cioèdello spionaggio interno. Tuttavia l'atteggiamento aristocratico e spocchioso di Ohlendorf non piaceva né ad Heydrich né ad Himmler che in una conversazione con il suo assistente Wollf ebbe a dire che "Ohlendorf si comporta come se stesse lui solo portando il Santo Graal". Così, probabilmente per queste antipatie, Heydrich gli ordino di prendere il comando di uno degli Einsatzgruppen destinati ad operare in Russia nel 1941. Secondo quanto testimoniato da Ohlendorf a Norimberga rifiutò due volte l'incarico ma, alla terza volta, fu costretto ad accettare. Venne nominato capo dell'Einsatzgruppe D destinato ad operare alle spalle dell'11a Armata tedesca nel sud della Russia. L'Einsatzgruppe D sotto il suo comando massacrò, secondo i rapporti inviati a Berlino, 91.728 ebrei dal giugno 1941 al luglio 1942.
Ritornato in Germania, nel novembre 1943 venne nominato direttore ministeriale del Segretario di Stato del Ministero dell'Economia. Nel 1944 venne promosso Gruppenführer delle SS e tenente generale della polizia.
Il 23 maggio 1945 si consegnò alle truppe inglesi. Nel gennaio 1946 comparve come testimone al processo di Norimberga. Successivamente venne giudicato colpevole nel processo celebrato contro i comandanti degli Einsatzgruppen ed impiccato l'8 giugno 1951.

Photo di Otto Ohlendorf

Vedi anche:

Il testamento politico di Ohlendorf

L'ultimo rapporto sulla situazione in Germania nel marzo 1945

Un nazista integrale

Ohlendorf testimoniò al processo di Norimberga descrivendo le operazioni mobili di massacro degli Einsatzgruppen ed inchiodando gli accusati alle loro responsabilità.
Famosi rimangono alcuni passaggi delle sue testimonianze che con indifferenza agghiacciante riportarono tecniche e misure operative dei massacri compiuti dai suoi uomini. Particolarmente significativo fu la sua risposta quando gli venne domandato il motivo per cui venivano uccisi i bambini ebrei: "Era necessario ucciderli per le stesse ragioni per cui bisognava uccidere i loro genitori".

Ohlendorf non negò mai lo sterminio, anzi sostenne che bisognava uccidere gli ebrei. Ciò che negò a tutti i processi cui partecipò come testimone o imputato fu che esistesse un piano per sterminare gli ebrei.
Ciononostante Ohlendorf ebbe il coraggio di professarsi innocente sino all'ultimo sostenendo di aver cercato di annullare l'ordine di Himmler, che aveva comandato il più piccolo degli Einsatzgruppen (come se questa fosse una attenuante) e che sulle migliaia di uomini che contavano gli Einsatzgruppen solo 33 erano passati in giudizio e solo 14 erano stati condannati a morte e che egli era dunque un martire.
Ohlendorf è una figura insieme caratteristica e emblematica del nazismo. Fu un "nazista integrale" in tutti i sensi. Aderì ancora adolescente al Partito Nazionalsocialista rimanendo però nell'ambito dei circoli intellettuali del nazismo. Si avvicinò a quello che fu il nazismo occulto occupandosi insieme a sua moglie di antroposofia.
Ebbe tutti i vizi del nazismo: un'ideologia confusa, misticheggiante, il mito del sangue, un ideale romanticismo teutonico ed una altezzosità che lo rese inviso ai nazisti meno "raffinati" come Heydrich.
Appare strano che a questo intellettuale retorico e altezzoso sia stato affidato il comando dell'Einsatzgruppe D che sterminò quasi 100.000 tra uomini, donne e bambini nella Russia meridionale.
Ohlendorf probabilmente fu inviato quasi per punizione del suo essere "intellettuale" (ed è egli stesso ad affermarlo sostenendo che Heydrich insistette tre volte per affidargli il comando). Quando cedette il comando del suo gruppo di sterminatori Ohlendorf tornò ai suoi studi economici e alle sue teorizzazioni socio-politiche vaghe e prive di contenuto.

Nel suo testamento politico, scritto nel 1945, riassumendo la sua vita Ohlendorf non cita neppure l'esperienza dello sterminio. Quest'uomo - che non si sentiva un militare - obbedì agli ordini eseguendoli con zelo e scrupolo. Tuttavia questa rappresentazione di sé che volle dare di fronte ai giudici di Norimberga non è aderente alla realtà. Lavorando al Ministero dell'Economia entrò in contrasto con il ministro Speer . Mentre Speer riteneva che lo sforzo bellico potesse essere sostenuto soltanto attraverso la concentrazione delle grandi imprese, Ohlendorf sosteneva che si dovessero smembrare i grandi gruppi e favorire il ceto medio della piccola impresa. Agli occhi di Ohlendorf la realtà economica del nazionalsocialismo si era distaccata troppo dalle sue premesse.
Ohlendorf fu un membro convinto dei Servizi Segreti delle SS e sotto le mentite spoglie dell'intellettuale dedito soltanto alla ricerca economica, continuò sino al crollo della Germania nazista ad operare come dirigente dell'SD. Suo l'ultimo rapporto del marzo 1945 sulla disgregazione dello spirito di resistenza dei tedeschi. Un rapporto che è di grande interesse: il mondo intorno a questo nazista crolla, ma egli si limita ad osservarlo come se non ne facesse parte, con una prosa distaccata di fronte alle sofferenze del suo popolo, alle città distrutte dai bombardamenti, all'umiliazione della sconfitta.