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  Ferenc Szalasi
 
 
Foto di Ferenc Szalasi    




  
   
Nell'ottobre 1937 veniva fondato il Partito Nazionalsocialista Ungherese (A Magyar Nemzeti Szocialista Part) che riuscì a fondere diversi gruppi precedentemente disuniti. Il tentativo di riunire tutte le forze dell'ultradestra ungherese riuscì solo parzialmente ma fu sufficiente a mettere in allarme il governo.
Il 24 febbraio 1938 il nuovo partito venne messo fuorilegge e Szalasi posto sotto libertà vigilata. Tuttavia la crescita della Germania nazista e l'annessione dell'Austria in qualche modo mettevano in difficoltà la tradizionale politica conservatrice. Fu così che Daranyi raggiunse un accordo con Szalasi. Il movimento di ultradestra avrebbe abbracciato un atteggiamento meno rivoluzionario in cambio di una rappresentanza politica parlamentare.
Questa intesa ebbe vita breve perché il 13 maggio 1938 Daranyi diede le dimissioni e il successivo governo di Bela Imredy riprese una politica avversa ai movimenti di ultradestra. Szalasi venne accusato di aver distribuito materiali sovversivi e di incitamento alla rivolta e per questo, alla fine di agisto del 1938, condannato a tre anni di prigione e alla perdita dei diritti civili per cinque anni(3).
Il tentativo di eliminare Szalasi dalla vita politica ungherese si rivelò un errore. In primo luogo i Tedeschi cominciarono ad interessarsi della attività del movimento delle "Croci Frecciate" convinti dell'utilità di disporre di una pedina da muovere contro governi troppo poco amici come quello di Bela Imredy. Il tramite tra Tedeschi e Szalasi era l'agente delle SS Wilhelm Hoettl (4). In secondo luogo la condanna fece sì che intorno al movimento di Szalasi si cristallizzassero le simpatie di molti fascisti che aderivano ad altri gruppuscoli. Dai circa 20.000 aderenti dell'agosto 1938 il partito di Szalasi lievitò arrivando a circa 200.000.
Questa crescita fu dovuta al fatto che bene o male il partito fascista di Szalasi si proponeva come una autentica opposizione ad un governo conservatore teso a impedire la redistribuzione delle terre, a tenere artificialmente bassi i salari e ad imbrigliare ogni forma di opposizione ad un metodo di governo teso a favorire esclusivamente le élite aristocratiche. Szalasi rappresentava l'unica opposizione alla quale con tutta evidenza aderirono anche coloro che nutrivano simpatie di sinistra. L'opposizione ad un governo autocratico e conservatore cementò i consensi intorno al fascismo estremo ungherese.
Alla fine del 1938 le Croci Frecciate provocarono disordini di piazza a Budapest durante i quali i principali bersagli furono ovviamente gli Ebrei. Si trattava di un tentativo di sondare la compattezza dei militanti e, in questo senso, fu una notevole delusione. La durissima reazione del governo portò in carcere pressoché tutta la dirigenza del Partito che aveva gestito il movimento mentre Szalasi si trovava in carcere. Tra il 1939 ed il 1940 il movimento - che nel frattempo aveva assunto la denominazione ufficiale di Croci Frecciate - riuscì a porsi come unico partito in grado di difendere gli interessi dei più svantaggiati e questa politica fece sì che alle elezioni del 1939 circa 900.000 elettori gli esprimessero consenso. Ciò equivaleva ad una rappresentanza di ben 49 deputati. Ciononostante le Croci Frecciate rimasero ai margini della politica perché da un lato i governi che si succedettero offrivano sufficienti garanzie alla Germania e dall'altro a Berlino non c'era un reale interesse a creare imbarazzi in una Ungheria che rappresntava uno dei principali fornitori di materiale strategico per la guerra.
Il consenso che aveva visto la crescita delle Croci Frecciate cominciò a decrescere non solo per le persecuzioni politiche ma anche perché l'attesa d una rivoluzione che rovesciasse il governo aristocratico era ormai divenuta troppo lunga. In più nel luglio del 1940 il vice di Szalasi tentò un colpo di Stato che ovviamente fallì portando in carcere alcuni deputati delle Croci Frecciate.
Proprio nel momento di massima crisi per il movimento furono i Tedeschi ad intervenire. Dietro loro esplicita richiesta Szalasi venne rilasciato. L'idea era quella di unire tutte le forze fasciste ungheresi per esercitare una pressione costante sui governi conversatori. Per far questo però occorreva che Szalasi accettasse il principio della autodeterminazione degli "svevi" cioé della minoranza di lingua tedesca che viveva in Ungheria. Le idee tedesche cozzavano con i principi dell'"ungarismo" di Szalasi: nessun accordo fu possibile. Szalasi nel suo "ungarismo" si trovò isolato mentre buona parte degli aderenti al partito se ne andavano per raggiungere formazioni più compiacenti verso i Tedeschi.
Szalasi si dedicò ad una serie di progetti fallimentari: la creazione di un partito transnazionale con i fascisti romeni, il varo di una nuova costituzione federale basata sui distretti di polizia e sul numero delle mitiche sette tribù ungheresi che nel medioevo avevano occupato il Paese. Il governo di Bela Imredy soddisfaceva pienamente i desideri dei Tedeschi e la rigidità di Szalasi lo metteva automaticamente fuori gioco. Il fatto po iche l'eliminazione della più grande Comunità Ebraica superstite venisse condotta con solerzia e "Buona volontà" dal governo Imredy rendeva inutile appoggiare un estremista romantico come Szalasi.
Quando, nell'estate del 1944, il reggente Horthy licenziò Imredy, Szalasi recuperò improvvisamente il suo senso di realismo. Il 24 agosto le Croci Frecciate fecero irruzione nell'ambasciata tedesca e chiesero al plenipotenziario Veesenmayer di affidare il potere a Szalasi. Szalasi ottenne soltanto attraverso i buoni uffici di Veesenmayer un incontro con Horthy. L'incontro, che si svolse cinque giorni dopo, non portò alcun risultato. Szalasi chiese ai Tedeschi di aiutarlo a prendere il potere ma questi si rifiutarono di rovesciare il reggente. Sconfitto nel suo tentativo Szalasi dovette accontentarsi di creare un governo ombra. Veesenmayer e i suoi capi a Berlino sapevano perfettamente che prima o poi Horthy avrebbe cercato di firmare una pace separata con gli Alleati. Tuttavia, prima di affidare il potere a Szalasi, occorreva per i nazisti esplorare ogni altra possibilità. Szalasi era considerato una carta da giocare in un momento disperato.
Quando fu chiaro che Horthy stava trattando con gli Alleati e non si riuscì a trovare un leader fascista abbastanza affidabile Szalasi ottenne un colloquio con Veesenmayer. In cambio del potere Szalasi propose una lista di ministri che per la maggior parte erano stati fedeli esecutori del governo Imredy: uomini che nulla avevano a che fare con il suo movimento e che per buona parte erano sul libro paga dei servizi segreti Tedeschi.
Szalasi cedette su tutta la linea trasformandosi - in cambio del potere su uno stato agonizzante - in una marionetta nelle mani dei nazisti.
L'11 ottobre a Mosca gli emissari di Horthy firmavano l'armistizio. I Sovietici accettarono di arrestare la loro avanzata a settanta chilometri da Budapest in attesa che la situazione politica fosse risolta dal reggente. Il 16 ottobre del 1944, dopo che le truppe tedesche ebbero rovesciato Horthy, Szalasi ottenne il potere.
La prima azione di governo fu un pogrom che costò la vita a circa trecento ebrei di Budapest. Dovette intervenire lo stesso Szalasi per ordinare che cessassero gli omicidi.
Szalasi si impegnò immediatamente per trasformare lo Stato (di cui la parte orientale era già occupata dai Sovietci) in stato corporativo fondato su quattrodici corporazioni professionali. Mentre Szalasi si baloccava con la costituzione dello Stato che aveva sempre sognato i suoi uomini riprendevano a massacrare gli Ebrei.
Con i Sovietici a sette chilometri da Budapest, nel dicembre 1944, Szalasi abbandonò la capitale. In questa follia fascista persino il vescovo di Veszprem - colpevole di aver indirizzato a Szalasi una lettera in cui l'esortava a porre fine alla guerra - venne arrestato. Altri due vescovi che avevano protestato contro le atrocità commesse contro gli Ebrei furono gettati in carcere. La cristianità delle Croci Frecciate gettava definitivamente la maschera.
Il 4 dicembre Szalasi venne ricevuto da Hitler che si limitò a ribadire che avrebbe riconquistato l'Ungheria intera con l'uso di armi segrete. Il dittatore nazista comunicò a Szalasi che avrebbe voluto restituire la Transilvania all'Ungheria per punire i Romeni ma il tradimento di Horthy aveva vanificato questo suo proposito. Come un mendicante servile Szalasi offrì la corona di Ungheria al vice di Hitler, Hermann Goering che, per quanto vanitoso fosse, giudicò la proposta in tali circostanze una autentica follia.
Szalasi con il suo governo si ritirò nella cittadina di Velem vicino al confine dell'ex Austria e qui, totalmente alienato rispetto agli eventi, continuò a sognare i suoi progetti di una grande Ungheria. Intanto a Budapest assediata sino alla caduta della città il 13 febbraio 1945 le Croci Frecciate continuarono a perpetrare i loro ignobili massacri su ciò che rimaneva degli Ebrei ungheresi.
Credendosi realmente un capo di Stato con qualche potere Szalasi nel febbraio 1945 stipulò con Horia Sima in rappresntanza del governo fascista in esilio un accordo per la suddivisione della Transilvania. Addirittura arrivò al punto di stabilire un accordo col capo fascista croato Ante Pavelic. Szalasi senza alcun potere reale, inutile pupazzo nelle mani dei Tedeschi stipulava accordi con altre marionette di un teatro prossimo al crollo.
Il 4 aprile 1945 l'ultimo lembo di Ungheria veniva occupato dai Sovietici.
Szalasi venne catturato dalle truppe statunitensi nel maggio 1945 e consegnato ai suoi compatrioti. Dopo un breve processo venne condannato a morte ed impiccato pubblicamente il 12 marzo 1946.
 




  
   
Foto di Szalasi in cella
     
Ferenc Szalasi in cella durante lo svolgimento del processo.  




  
   
(1) Braham, R. L., The politics of genocide : the Holocaust in Hungary, Rosenthal Institute for Holocaust Studies, Graduate Center/City University of New York Social Science Monographs Distributed by Columbia University Press, New York Boulder New York, 1994, vol. I. p. 64.
(2) ibidem, p. 65.
(3) Nagy-Talavera, N. M., The Green Shirts and the Others: A History of Fascism in Hungary and Romania, Center for Romanian Studies, Iasi, 2001, p. 195.
(4) Ibidem, p. 199. Vedi anche i numerosi riferimenti a Szalasi nelle memorie dello stesso Hoettl: Wilhel Hoettl, W., The secret front, Enigma Books, New York, 2003, pp. 178-179; 188; 191, 200-202, 299.
 




  
   
Bibliografia

Braham, Randolph L., The politics of genocide : the Holocaust in Hungary, Rosenthal Institute for Holocaust Studies, Graduate Center/City University of New York Social Science Monographs Distributed by Columbia University Press, New York Boulder New York, 1994.

Nagy-Talavera, Nicholas M., The Green Shirts and the Others: A History of Fascism in Hungary and Romania, Center for Romanian Studies, Portland 2001.
 
     
     
     
 

Ferenc Szalasi nacque a Kassa il 6 gennaio 1897. Le sue origini riflettono il fatto che l'Ungheria fu per secoli un crocevia di popoli e etnie differenti, tra i membri della sua famiglia infatti vi erano ascendenze armene e slovacche.
Come suo padre e i suoi due fratelli Szalasi scelse la carriera militare dapprima frequentando la scuola militare a Koszeg e, successivamente, l'Accademia Militare dell'allora Wiener Neustadt (oggi Bécsujhely). Divenne sottotenente nel 1915 e nei tre anni di guerra successivi fu nell'esercito imperiale asburgico come ufficiale di collegamento dello Stato Maggiore.
Terminata la guerra rimase nell'esercito e nel 1925 fu comandato nello Stato Maggiore. La sua fu una carriera promettente. Dimostrò interesse per le questioni di carattere militare e spiccata attitudine alla polemica politica. I suoi scritti vennero apprezzati dai suoi superiori e gli consentirono una brillante carriera sino al grado di maggiore.
Le sue prime idee politiche non avevano molto di originale. Si riallacciava alla corrente nazionalistica che aveva come obiettivo la riconquista dei territori perduti con il Trattato di Trianon.
Nel 1930 entrò a far parte Lega della Vita Ungherese (Magyar Elet Szovetseg) una organizzazione segreta che si proponeva un programma di "protezione della razza" ungherese. In questa organizzazione si pose in evidenza per il suo attivismo di organizzatore ed ideologo. Furono proprio queste attività che attirarono l'attenzione dell'allora ministro della Difesa Gyula Gombos. Gombos, pur essendo sostanzialmente un fascista, giudicava pericolosa l'attività politica di Szalasi e lo avvertì della pericolosità delle sue iniziative. Nel 1933 Szalasi dava alle stampe la prima opera ideologica: Il piano per la costruzione dello stato ungherese (A magyar allam felepitesenek terve).
Di fatto si trattava di un programma largamente copiato dall'ideologia del fascismo italiano. Szalasi vagheggiava la costruzione di uno Stato ungherese autoritario e basato sul corporativismo. La novità di questo primo scritto è la nascita di quello che poi lui stesso definì "Ungarismo". Si trattava di una dottrina, per la verità abbastanza confusa, che aveva come cardine il raggiungimento di un predominio sull'Europa sud orientale da parte dell'Ungheria. Il centro dello sviluppo di questa Ungheria guida del territorio europeo slavo doveva essere il bacino del Danubio. Nel 1933 Szalasi cercò di precisare nel concreto il programma dell'"Ungarismo" con un secondo testo intitolato Obiettivi e richieste (Cel es koveteselek). All'atto pratico il 'piano' di Szalasi per l'Ungheria si caratterizzava per una assoluta ingenuità politica e per una irrealizzabilità pratica. Szalasi vagheggiava la nascita di una "grande patria carpato danubiana" estesa dalla Transilvania ed oltre sino alle sponde adriatiche.
Il problema che un così grande stato avrebbe incorporato nazionalità di tipo diverso non lo preoccupava affatto. La questione veniva risolta in modo dilettantesco e superficiale sostenendo che "naturalmente" la componente magiara sarebbe stata quella prevalente politicamente tra tutte. In questo Stato la lingua ufficiale sarebbe stata comunque soltanto l'ungherese perché la leadership di governo doveva essere soltanto di etnia ungherese.
Di per se nutrire idee irrealizzabili, scioviniste e politicamente ridicole non era cosa nuova. Ciò che Szalasi inseriva di nuovo in queste teorie profasciste era un misticismo e spiritualismo patologico. Szalasi infatti era fermamente convinto di essere stato investito dalla Divina Provvidenza del compito di salvare l'Ungheria e restituirle il posto che meritava nel consesso internazionale. Sin dal 1933 si notavano così delle tendenze misticheggianti che rivelavano in Szalasi un sostanziale disequilibrio psichico. In un discorso ai suoi seguaci dichiarò: "se anche dovessi rimanere solo anche da solo creerò lo stato ungherese con l'aiuto delle forze segrete che sono in me".(1)
Di fatto il suo programma politico era il risultato di un disordinato miscuglio di fascismo italiano, di nazismo tedesco e di peculiarità ungheresi. In politica economica la soluzione di ogni problema veniva identificata nella eliminazione degli Ebrei e in una politica di capitalismo fondamentalmente agrario. Szalasi non aveva alcuna idea e conoscenza precisa in campo economico e l'assenza di una classe media imprenditoriale ungherese veniva interpretata soltanto come il frutto di una macchinazione giudaica. Il suo senso della storia era il frutto di pensieri più che altro mitologici e le sue aspirazioni geopolitiche erano totalmente staccate dalla realtà politica internazionale.
L'elemento più 'genuinamente' ungherese in questa accozzaglia di idee confuse era di fatto la cosiddetta 'idea cristiana' che doveva essere alla base dell'agire politico. Il suo antisemitismo contrariamente a quanto si potrebbe pensare era decisamente più moderato rispetto a quello di altri appartenenti al suo partito. Il suo era un antisemitismo più orientato al classico antigiudaismo che propugnava una politica di stretto apartheid piuttosto che una eliminazione fisica.
Secondo alcune testimonianze(2) si espresse contro l'uccisione in massa degli Ebrei ma sta di fatto che, durante i mesi in cui fu al potere, non impedì ai suoi compagni di partito di mettere in atto massacri e eliminazioni mirate degli Ebrei di Budapest.
Il mezzo per realizzare il grande stato ungherese era il partito. A differenza di molti altri fascisti suoi contemporanei in Ungheria ebbe la capacità di capire che una compagine politicamente organizzata e disciplinata era essenziale per la presa del potere. Quando nel marzo 1935 diede le dimissioni dall'esercito fondò la sua prima organizzazione politica: Il Partito Nazionale della Volontà (A Nemzet Akaratank Partja). Fondato insieme al suo amico fraterno Sandor Csia si concentrò nella ricerca di consensi nell'area dei disoccupati e dei lavoratori sfruttando le idee antisemite che attribuivano la disoccupazione alla presenza ebaica. Il vero obiettivo di Szalasi tuttavia era il vecchio sistema di governo aristocratico coi suoi tratti antimodernisti e paternalisti. Sino a che al governo fu Gyula Gombos, esponente di un fascismo moderato, Szalasi e i suoi non ebbero modo di proporre la loro linea. Quando nel 1936 Gombos morì improvvisamente e gli successe il nuovo premier Kalman Daranyi, Szalasi si decise a dare una spinta al suo movimento. Daranyi rappresentava un ritorno al conservatorismo che era già stato una caratteristica dei governi degli anni Venti presieduti da Istvan Bethlen. I partiti della destra estrema ritenevano che questo ritorno all'antico fosse da scongiurare con qualsiasi mezzo.
Nel marzo 1937 un tentativo abortito sul nascere di colpo di Stato vide tra i diversi movimenti fascisti attivi nella sollevazione anche Szalasi e i suoi. Il 15 aprile 1937 il Partito della Volontà venne sciolto d'autorità. Szalasi venne condannato a tre mesi di carcere ma, in realtà, trascorese soltanto dieci giorni in cella. Gli arresti favorirono Szalasi che seppe sfruttare l'aureola di martire per diventare elemento catalizzatore dei vari partitini fascisti indipendenti sul territorio ungherese.





  
foto: Szalasi presta giuramento
 
Ottobre 1944, dopo il putsch delle Croci Frecciate, Szalasi viene investito nuovo capo di sato ungherese
 
           
           
           
         



  
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