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  Cécile Tormay
 
 
foto: Cécile Tormay




  
Alla tematica razzista la Tormay aggiunge un'altra costante: l'idea della corruzione della modernità. L'esempio principale è dato da un altro libro di successo: La vecchia casa. Si tratta di un romanzo che tenta di seguire la linea tracciata da Thomas Mann ne I Buddenbrock. Al centro della narrazione vi è una famiglia di origine tedesca (come la stessa Tormay), gli Ulwing. Si tratta della storia della decadenza provocata dallo spostamento della famiglia dalla campagna alla città. La protagonista, Anna, è l'unica che avverte il rapporto 'senza tempo' tra il suolo natio e l'anima umana. Ed è lei che raggiunge la consapevolezza che "sono soltanto le famiglie che hanno le loro radici nella terra che sopravvivono. Invano la pioggia bagna i marciapedi delle città: nessun albero vi crescerà. Le famiglie cittadine vivono in case che vedranno al massimo soltanto tre generazioni". La città - come simbolo di modernità corruttrice - con il suo cosmopolitismo fa parte di quell'armamentario fascista e nazista che valorizzando un passato idealizzato e falso si difende da un presente che non riesce a comprendere. In questo senso la Tormay fa propria una tematica che è già oltre il conservatorismo ed entra pienamente nella mentalità fascista.
Non può allora stupire che il più importante bersaglio del razzismo della scrittrice siano proprio gli Ebrei.
Durante il sanguinoso periodo della rivoluzione bolscevica guidata da Bela Kun, Cécile Tormay si trovava a Budapest. Questo la rese osservatrice dei fatti che vi si svolgevano. I ricordi di quei giorni vennero utilizzati per l'opera di maggior diffusione: Il libro proscritto che venne tradotto in numerose lingue tra le quali l'inglese nella cui traduzione divenne An Outlaw's Diary (Diario di una fuorilegge).
La tesi della Tormay è abbastanza semplice: la maggioranza della dirigenza bolscevica rivoluzionaria era composta da Ebrei, dunque i perturbatori dell'ordine civile sono gli Ebrei. D'altro canto per la Tormay dietro ogni rivolgimento sociale dalla Rivoluzione Francese in poi, sta un complotto organizzato dagli Ebrei e dai Massoni. Il socialismo ed il radicalismo per la Tormay non sono parte dello "spirito ungherese". Gli Ungheresi sono un "popolo contemplativo dedito alla preservazione dei valori tradizionali". La rivoluzione bolscevica dunque è il frutto di una "mano aliena", ovviamente la mano degli Ebrei.
Ovviamente la scrittrice non prende neppure in considerazione che una delle principali vittime dell'ondata comunista di Bela Kun fu proprio la Comunità Ebraica costituita da commercianti e liberi professionisti che per primi entrarono nel mirino rivoluzionario . Né ricorda il sacrificio sui campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale dell'elevatissmo numero di Ebrei ungheresi. Gli Ebrei nelle parole di Cécile Tormay sono nemici dell'Ungheria o perché bolscevichi o perché capitalisti. In ogni caso la loro presenza è sempre e comunque il germe primo della dissoluzione del Paese.
Il razzismo, l'antisemitismo e il sostanziale fascismo della Tormay non si manifestò soltanto all'interno della sua produzione letteraria. Anche nella sua attività di presidente della Associazione Nazionale delle Donne Ungheresi ebbe modo di manifestare le sue tendenze.
La piattaforma politica dell'Associazione era esplicitamente antiliberale e xenofoba, nel 1925 Cécile Tormay dichiarava: "la nostra organizzazione non ha nulla in comune con il femminismo internazionale. Non è qualcosa che trae origine da un movimento straniero ... esso nasce dal suolo ungherese è nativo come il frumento ungherese". Poco tempo dopo a questa retorica di basso conio univa un appena velato antisemitismo. In occasione dell'introduzione del numerus clausus che impediva l'accesso all'istruzione agli Ebrei dichiarava: "Chiediamo che la legge sul numerus clausus sia resa più rigida non per opprimere una razza aliena ma per favorire la nostra stessa razza. Perché noi siamo convinte che sarebbe insano e suicida da parte della nazione non voler reclutare la propria classe dirigente tra i propri membri, dalla sua razza nativa".
La distinzione agghiacciante tra "razza aliena" e "razza nativa" introduceva esplicitamente l'idea che una parte di cittadini ungheresi erano "alieni" rispetto alla nazione per cui avevano versato il sangue in guerra e che sostenevano con il loro lavoro.
Negli ultimi tempi della sua vita Cécile Tormay introdusse un ulteriore tematica cara al nazismo: la polemica contro la Chiesa. Dedicatasi nei primi anni Trenta al romanzo storico produsse nel 1934 i primi due volumi di quella che doveva essere una trilogia storica ambientata nel tredicesimo secolo. L'opera, pubblcata postuma nel 1937 con il titolo Il messaggero avito, proponeva lo scontro tra valori cristiani e valori pagani. Secondo la Tormay la responsabilità della perdita dei valori virili e militari dell'Ungheria era dovuta alla influenza del Cristianesimo.
Xenofobia, antimodernismo, razzismo, antisemitismo e anticlericalismo oltre a fondersi nell'opera della Tormay, segnalano il crescere progressivo e inarrestabile del pensiero intollerante e il progressivo avvelenamento della società ungherese.
Cécile Tormay morì il 2 aprile 1937 a Mátraháza senza poter vedere i frutti della intossicazione morale che contribuì a diffondere.




  
Bibliografia

Nagy-Talavera, Nicholas M., The Green Shirts and the Others: A History of Fascism in Hungary and Romania, Center for Romanian Studies, Portland 2001.

Kovacs, Maria M., Ambiguities of emancipation: women and the ethnic question in Hungary, in Women's History Review, Vol. 5, N. 4, 1996, pp. 487-495.

Alcune opere di Cécile Tormay furono tradotte in italiano verso la fine degli anni Venti dello scorso secolo e non sono più state ripubblicate. La bibliografia riporta le opere nelle edizioni consultate:

Tormay, Cécile, La vieille maison, Viviane Hamy, Paris, 1992.
Tormay, Cécile, Fille des Pierres, Viviane Hamy, Paris, 2000.
Tormay, Cécile, An Outlaw's Diary, Philip Allan & Co., London, 1923.

 
       
 

Nacque a Budapest l'8 ottobre 1876. Nel 1922 fondò la rivista letteraria Napkelet (Oriente) orientata in senso tradizionalista, cattolico e idealista. Poco tempo dopo fu tra fondatrici e presidente della Associazione Nazionale delle Donne Ungheresi (A magyar asszonyok nemzeti szovetsége). La sua attività principale fu quella di romanziera. Il suo primo successo fu nel 1911 con Uomini, cuori fra le pietre (Emberek a kovek kozt) seguito nel 1915 da La vecchia casa (A regi haz). Seguirono poi il Libro proscritto (Bujdoso Konyv) del 1921-22. Del 1937 è Il messaggero avito (Az osi kuldott). Scrisse poi numerosi racconti.
Cécile Tormay non fu direttamente interessata dagli avvenimenti della distruzione degli Ebrei ungheresi ma il suo ruolo nella crescita dello sciovinismo e del razzismo ungherese è centrale.
Il suo orientamento conservatore differisce in modo piuttosto netto rispetto al tradizionale conservatorismo tipico di uno statista come Istvan Bethlen. Cécile Tormay non aveva alcuna percezione dei rapporti secolari che legavano gli Ebrei all'Ungheria. Il suo antisemitismo totalmente emotivo la rese una vera e propria avvelenatrice della società ungherese.
Vi è da dire che gli Ebrei non furono gli unici obiettivi della Tormay. La sua fobia di base riguardava essenzialmente l'incontro tra diverse etnicità. I risultati che derivano dai rapporti tra popoli differenti hanno, per la Tormay, invariabilmente esiti disastrosi. Il punto focale della mentalità della Tormay è che un rapporto intenso e fruttuoso tra tradizioni differenti non può esistere.
Questa visione tra il pessimistico e il paranoico si manifesta sin dal 1911 con Uomini, cuori fra le pietre. Il tema del libro è la storia d'amore tra Jella, una donna croata sposata infelicemente, e André Rez un ferroviere ungherese. L'amore della donna rappresenta una rivolta contro la legge di natura che stabilisce l'incompatibilità tra genti di diverse nazioni. Ovviamente questa rivolta contro la natura costerà la vita alla protagonista.
Naturalmente se non può esistere una intesa profonda tra diverse nazionalità possono comunque esistere dei rapporti nei quali un popolo è padrone e l'altro servitore. In pratica la Tormay non riesce ad immaginare un altro modo di confronto tra popoli diversi, In tale rapporto gli Ungheresi invariabilmente risultano essere buoni e saggi mentre tutte le altre nazionalità circostanti appaiono animate da una sorta di bestiale inclinazione all'odio. A proposito dei Romeni che abitavano aree sottoposte all'Ungheria scrisse: "Parlavano la loro lingua, nessuno li molestava". In realtà l'oppressione ungherese e il tentativo di sradicamento della minoranza romena fu intollerabile. Una sorta di perversione della realtà, non si sa fino a quanto autoinganno o malafede, anima le pagine della Tormay.
In un altro passo viene espresso il senso di superiorità della Tormay verso i Serbi. Confrontando la sede del Parlamento ungherese e quella del Parlamento serbo così si esprimeva: "Quando lo vidi [il Parlamento serbo] , non potrei impedirmi di pensare alla Camera del Parlamento ungherese. Le due costruzioni affermano sia il passato che la cultura dei due popoli. Uno è un fiore gotico con le radici nel Danubio. Quando vidi il Parlamento di Serbia, trovai una costruzione simile ad una scuderia con al'interno banchi di legno e le pareti coperte di stracci di colore bianco, blu e rosso. L'aria all'interno era piena del profumo di cipolle e pecore, mentre le finestre erano ormai oscurate dal contrassegno delle mosche".
inutile commentare lo spirito razzista e sciovinista di un simile confronto. Esso evidenzia bene il modo di pensare dell'autrice.





  
Foto: Copertina di un libro di Cécile Tormay
 
Sopra: la copertina dell'edizione statunitense de Uomini, cuori tra le pietre ci Cécile Tormay.
   
           
           
           
         



  
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