La città di Dvinsk (Daugavpils in lettone, Dunaburg in tedesco) è nel sudovest della Lettonia lungo il fiume Daugava. Nel 1935 la città ospitava una comunità di 11.116 abitanti. Il 26 giugno 1941, quattro giorni dopo l'inizio dell'operazione Barbarossa, i tedeschi la occuparono. Tra il 29 giugno ed il 2 luglio 1941 tutti gli ebrei maschi di età compresa tra i 16 ed i 60 anni vennero arrestati, torturati ed inviati al lavoro forzato. L'Einsatzkommando 1b entrò in azione il 7 luglio cominciando a massacrare i prigionieri. Il 16 luglio 1941 in un rapporto a Berlino si annunciava che sino a quel momento l'Einsatzkommando 1b aveva fucilato 1.150 ebrei. Soltanto i medici e operai specializzati erano stati lasciati in vita. Gli ebrei che non erano stati arrestati subirono la confisca delle proprietà, vennero scacciati dalle loro case e costretti ai lavori forzati. A metà luglio agli ebrei sopravvissuti venne ordinato di indossare la stella gialla sugli abiti. La polizia lettone diede fuoco alle sinagoghe uccidendovi così tutti gli ebrei che vi erano stati rinchiusi. Vennero risparmiati soltanto due templi. Alla fine di luglio gli ebrei vennero concentrati in un ghetto ricavato nelle stalle della cavalleria lettone sulle rive del Daugava a nord della città. Oltre agli abitanti ebrei di Dvinsk vennero concentrati qui gli ebrei dei villaggi vicini: Griva, Kraslava, Preili, Viski, e Livani. In tutto erano stati concentrati in condizioni disumane più di 16.000 ebrei. Come era costume dei tedeschi venne ordinato agli ebrei di costituire un Consiglio Ebraico (Judenrat) per sovrintendere alla vita nel ghetto. Lo Judenrat si dotò di una polizia ebraica di un ospedale con 15 dottori, una farmacia, un orfanotrofio e un gruppo destinato alla sepoltura dei defunti. La seconda ondata di massacri provocò - secondo le stesse fonti tedesche - 9.012 morti. Questi ebrei vennero fucilati nella vicina foresta di Pogulanka tra il 13 luglio ed il 21 agosto 1941. Tra di loro vi erano 400 bambini. Dei 7.000 ebrei del ghetto ancora rimasti circa 3.000 vennero fucilati tra il 7 ed il 9 novembre 1941. Vennero risparmiati soltanto gli individui "essenziali" ai quali venne distribuito uno speciale documento rosa. Contrariamente ad altre città le famiglie dei lavoratori "essenziali" non vennero lasciate in vita. Per timore di una diffusione di tifo i tedeschi posero il ghetto e gli abitanti superstiti in "quarantena" per tutto l'inverno. Durante la quarantena i tedeschi continuarono ad imperversare all'interno del ghetto e nel campo di lavoro contiguo abbandonandosi ad atrocità ai danni degli abitanti. Il 19 febbraio 1942 Chaya Mayerova venne arrestata perché aveva cercato di acquistare da alcuni operai non ebrei del pane. Il rapporto del Comandante del campo di lavoro di Dvinsk inviato al capo della polizia di sicurezza della città recita testualmente:
"Il 19 febbraio di quest'anno l'ebrea Chaya Mayerova, nata nel 1893, è stata arrestata nel Campo Ebraico per aver scambiato con un operaio addetto al campo un pezzo di materiale in cambio di circa 2 chilogrammi di pane. In osservanza delle istruzioni della polizia di sicurezza tedesca l'ebrea Mayerova è stata fucilata alle dieci del mattino di oggi nel piazzale del campo alla presenza degli altri ebrei. L'operaio che ha scambiato il pane in cambio del materiale non è stato ritrovato. Si acclude la borsa con il pane"
Un'altra donna di nome Gitelson venne uccisa perché non portava sugli abiti la stella gialla. All'arrivo della primavera 1942 per le uccisioni continue e per le malattie causate dalla denutrizione rimanevano in vita circa 1.000 ebrei. Metà di questi vennero destinati al lavoro forzato fuori della città. Il 1° maggio 1942 i tedeschi decisero di liquidare il getto. Alcune centinaia di ebrei - tra i quali i membri del Consiglio Ebraico e i poliziotti - vennero uccisi. Erano rimaste vive ormai soltanto 450 persone per la maggior parte giovani uomini e donne senza più famiglia e qualche bambino. Un certo numero di ebrei si procurò delle armi cercando senza successo di fuggire presso i partigiani attivi in Bielorussia. Nell'ottobre 1943 i tedeschi trasferirono gli ebrei sopravvissuti al campo di concentramento di Kaiserwald, alcuni ebrei tentarono di resistere con le poche armi di cui disponevano ma soltanto pochissimi sopravvissuti riuscirono a fuggire. Alcune dozzine di artigiani vennero lasciati in città con il compito di lavorare per la polizia nazista, anche questi ultimi, nel 1944 quando i tedeschi cominciarono a ritirarsi - vennero spediti nei campi di concentramento. Nell'aprile 1944, nel corso della famigerata Aktion 1005 i tedeschi riaprirono le fosse comuni di Pogulanka e bruciarono i cadaveri nel tentativo di cancellare le tracce dei massacri. Il 27 luglio 1944 l'Armata Rossa liberava la città trovandovi soltanto 20 ebrei sopravvissuti.