Liepaja è una città della Lettonia (Lettonia) sul Mar Baltico.
Nel 1935 vi abitavano 7.379 ebrei.
I tedeschi occuparono la città il 29 giugno 1941. Il 5 luglio 1941
venne ordinato agli ebrei di indossare la stella gialla sugli abiti e vennero
adibiti ai lavori forzati.
Tutti i giorni gli ebrei di sesso maschile tra i 16 ed i 60 anni dovevano
recarsi nella piazza del paese per essere inviati al lavoro. Diversi di loro
vennero condotti nella locale prigione. Coloro che non si presentarono venne
rastrellati nelle vie delle città e nelle case. Nelle giornate dell'8
e del 9 luglio tutti i prigionieri ebrei - circa un centinaio - vennero condotti
sulla spiaggia e fucilati. Alla fine del mese venne svolto un secondo massacro
con le stesse modalità su scala più larga. Circa un centinaio
di ebrei perirono in questa prima fase.
Nell'agosto 1941 venne ordinato agli ebrei di costituire uno Judenrat gli
eccidi cessarono e i raduni giornalieri vennero sospesi verso ottobre. Iniziarono
invece le confische di oggetti di valori e la cacciata delle famiglie ebraiche
dalle loro case. Il cosiddetto Consiglio degli Anziani (Altestenrat) costituito
per ordine tedesco aveva come presidente un uomo d'affari chiamato Izraelit.
Il suo vice era un avvocato, un tale Kagansky. La comunità aveva anche
una sua casa di riposo per anziani, l'Ospedale Linat Tsedek.
I tedeschi continuarono tuttavia ad uccidere tutti i giorni. Secondo un rapporto
della SD locale tra il 22 settembre ed il 13 dicembre 1941 erano stati uccisi
658 ebrei, per la maggior parte "inabili al lavoro". Nel novembre
1941 un altro rapporto informava che in città rimanevano vivi 3.890
ebrei.
Il 13 dicembre 1941 l'SD ordinò agli ebrei di rimanere in casa il 15 ed il 16 dicembre. Vennero emessi circa 350 nuovi permessi di lavoro per gli operai specializzati impiegati presso gli uffici di polizia, per qualche artigiano ritenuto essenziale alla produzione per l'esercito, ai rappresentanti dell'Altensrat e al personale dell'ospedale. Nella notte del 14 dicembre la polizia lettone rastrellò gli ebrei nelle loro case e li condusse in prigione. Soltanto coloro che avevano ricevuto i nuovi permessi di lavoro furono rilasciati insieme alle loro famiglie. Tutti gli altri vennero fatti marciare sino a Skeden, un villaggio di pescatori a nord di Liepaja. Il massacro iniziò al mattino del 15 dicembre e proseguì sino al pomeriggio del 17. Furono massacrati 2.731 ebrei, uomini, donne e bambini e 23 "comunisti". In una lettera del 3 gennaio 1942 indirizzata dal comandante delle SS e della polizia di Liepaja al suo collega di Livland scriveva: " L'esecuzione degli ebrei eseguita durante quel periodo costituisce tuttora l'argomento del giorno per la popolazione locale. La sorte degli ebrei viene compianta intensamente e si possono sentire solo poche voci positive relative all'eliminazione degli ebrei.
Nel febbraio e nell'aprile 1942 vennero ripetute le fucilazioni a Skeden.
Morirono 805 (secondo altre fonti 829) ebrei, altri 22 riuscirono a fuggire.
Ciò che era rimasto della comunità ebraica fu confinata in una
dozzina di appartamenti in città che divennero il ghetto di Liepaja.
L'8 ottobre 1943 i tedeschi decisero di liquidare il ghetto. Gli abitanti
vennero arrestati e condotti al campo di Kaiserwald presso Riga.
Nel tragitto 11 ebrei riuscirono a rifugiarsi presso un contadino, un tal
Saduls che aveva preparato un bunker sotterraneo per ospitarli. Gli ebrei
nascosti ricevevano cibo in cambio di piccoli lavori. Rimaserocosì
nascosti sino al 9 maggio 1945 quando le truppe sovietiche liberarono la città.
Erano rimasti vivi soltanto venti o trenta ebrei, la comunità ebraica
di Liepaja non esisteva più.
