L'Olocausto in Belgio - [pag.3/5]
La
politica antiebraica in Belgio
Il governo militare tedesco in Belgio non perse troppo tempo
per appuntare la sua attenzione sugli ebrei.
Tra il 1940 ed il 1942 furono diciotto i decreti - via via sempre più
pesanti - che vennero emanati contro gli ebrei.
La prima mossa di Falkenhausen
consistette nel cercare la collaborazione delle Autorità belghe. Dopo
l'occupazione la burocrazia ministeriale belga aveva continuato a gestire il
Paese sotto il profilo amministrativo, i tedeschi trovavano comoda questa situazione
ma intendevano far capire chi era il vero padrone.
Il 10 ottobre 1940 Falkenhausen
chiese il licenziamento di tutti gli ebrei dalla amministrazione pubblica. Avendo
ottenuto un rifiuto proseguì la politica antiebraica per proprio conto.
Il 23 ottobre 1940 venne proibita la macellazione delle carni secondo l'uso
ebraico. Il 28 ottobre vennero emanati due decreti che stabilivano chi era da
considerarsi ebreo e imponevano un censimento. Parallelamente fu proibito agli
ebrei di esercitare l'avvocatura, la professione medica e furono imposte le
dimissioni agli insegnanti.
Nel maggio 1941 iniziò l'attacco ai patrimoni ebraici. Il 31 maggio venne
imposto alle aziende "giudaiche" di registrare la loro situazione
finanziaria e, contemporaneamente, venne stabilita una somma massima che ciascun
ebreo poteva prelevare mensilmente dal proprio conto corrente bancario.
I
tedeschi sapevano in anticipo che lo strangolamento economico degli ebrei non
avrebbe portato a grandi guadagni. La Comunità ebraica belga era sensibilimente
più povera rispetto a quella olandese. Lo stesso Comando Militare nell'ottobre
1940 aveva scritto in un suo rapporto:
« L'influenza del giudaismo sulla vita economica
del Belgio è stata molto ridotta. Ad eccezione dell'industria diamantifera
nella regione di Anversa, la partecipazione ebraica all'economia belga non vale
la pena di essere menzionata ».
Ciononostante su 7.729 aziende censiete come "giudaiche" 588 furono
"arianizzate", 6.388 furono liquidate e 753 al 1° aprile 1943
erano rimaste in sospeso.
Il 29 agosto 1941, con un altro decreto, venne ristretta la libertà di
movimento degli ebrei che furono obbligati a risiedere in quattro città
(Anversa, Bruxelles, Liegi, Charleroi). Fu anche imposto il coprifuoco dalle
20 alle 7 del mattino.
nel novembre 1941 il Militärbefehlsaber cercò di creare sul
modello di ciò che era stato fatto altrove, un Consiglio Ebraico che
facilitasse le operazioni di concentramento e deportazione. Il problema principale
era dato dal fatto che tutti i dirigenti ebraici erano riusciti a fuggire all'estero.
Venne così creata il 25 novembre 1941 l'Associazione degli Ebrei del
Belgio. La presidenza venne assunta da Salomon Ullmann che era stato dirigente
dei rabbini ebrei dell'esercito belga.

Manifesto
che propaganda l'arruolamento nella SS-Division "Langemarck". Naturalmente
nella ideologia di odio nazista il vero nemico da combattere non è la
Gran Bretagna ma l'ebreo.
Nazisti
belgi innalzano un cartellone con la scritta "V - simbolo della vittoria
tedesca". Sul camion il cartellone riporta una insultante caricatira di
un ebreo e la scritta: "La cospirazione ebraica contro l'Europa. Unisciti
al reggimento dei volontari fiamminghi nella lotta contro il bolscevismo. Creata
nel settembre 1940 l'Algemeene Schutscharen Vlaanderen" (SS generali fiamminghe)
fu la prima unità collaborazionista belga.