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L'Olocausto in Belgio - [pag.4/5]
1942: l'anno della svolta
All'inizio del 1942 si erano raggiunti diversi risultati: la popolazione ebraica era stata censita; gli ebrei erano stati espulsi dalla vita civile ed economica; si era attuato il loro concentramento in alcune città; i beni personali erano stati confiscati.
Tutto era prionto per le successive mosse che avrebbero condotto alla deportazione.
Il 17 gennaio 1942 venne proibito agli ebrei di lasciare il Belgio e, a partire, dall'11 marzo venne imposto il lavoro obbligatorio. Il 27 marzo 1942 venne reso obbligatorio indossare la stella di David sugli abiti.

Il 1942 rappresentò una vera e propria svolta nella persecuzione degli ebrei belgi.
Già il 9 febbraio il comando militare tedesco aveva discusso con Himmler le modalità di deportazione degli ebrei. Un accordo era stato trovato. Ciononostante i problemi erano numerosi.
Il plenipotenziario delle SS Ehlers scrisse ad Eichmann che la situazione non era favorevole. In primo luogo i belgi non riuscivano a comprendere appieno l'importanza della "questione giudaica". In più gli ebrei "mostravano nervosismo" e gli effettivi a disposizione della polizia e delle SS erano decisamente scarsi.
Pochi ebrei si lasciavano convincere dalle voci rassicuranti sul loro prossimo destino. Molti tentavano di sottrarsi alla persecuzione: a Charleroi nel luglio 1942 in soli 14 giorni c'erano stati 25 matrimoni misti. Un tentativo che le SS in un loro rapporto definirono un "grottesco tentativo di camuffamento"
.
Eichmann grazie alla propria esperienza di persecutore aveva compreso che non si poteva più attendere. Le misure antiebraiche sempre più dure avrebbero finito per convincere una parte delle potenziali vittime a sottrarsi alla deportazione.
L'11 giugno 1942 Eichmann convocò a Berlino una riunione con i suoi sottoposti che agivano in Olanda, Belgio e Francia. Annunciò che tutti gli uffici IV-B-4 periferici dovevano tenersi pronti: entro poche settimane sarebbe cominciata la deportazione.
Per quanto riguardava il Belgio precisò che occorreva iniziare con gli ebrei senza cittadinanza.
Ehlers tornato in Belgio organizzò in fretta un campo di concentramento destinato ad essere la prima tappa verso i campi della morte polacchi. Il luogo prescelto fu Mechelen (Malines in francese) che accolse il primo gruppo di ebrei il 27 luglio 1942.
Ehlers si mosse anche verso la Comunità ebraica. Venne ordinato all'Associazione degli ebrei del Belgio di costituire un ufficio che coordinasse il lavoro coatto degli ebrei.
In realtà Ehlers voleva avere liste certe di ebrei da deportare verso la morte. L'Associazione si mise al lavoro ma già il 25 luglio accadde un fatto inaspettato: un nucleo di resistenza ebraico diede fuoco ai registri già compilati dalla Associazione.
I nazisti non ne furono danneggiati (avevano già una copia in loro possesso) ma fu un segnale per chi intendeva collaborare. A capo dell'ufficio dell'Associazione i nazisti nominarono un nuovo responsabile: Robert Holcinger, più duttile ed operoso.
I nazisti non avevano tempo da perdere: il 4 agosto partì dal campo di Mechelen il primo trasporto verso Auschwitz.
Il 15 e 16 agosto partirono le prime retate di ebrei a Bruxelles. Il 28 agosto i partigiani ebrei si rifecero vivi: Holcinger venne ucciso nel disperato tentativo di ritardare le deportazioni. Gli ebrei non si fidavano più: si nascondevano presso famiglie belghe, fuggivano in Francia, si procuravano documenti falsi e si mimetizzavano tra la popolazione "ariana".
L'8 settembre, di fronte alle retate continue, il presidente della Associazione degli Ebrei del Belgio Ullmann diede le dimissioni.
Kurt Asche
- l'uomo di Eichmann a Bruxelles - andò su tutte le furie: convocò il 24 settembre Ulmann e lo arrestò mandandolo a Mechelen insieme ad alcuni suoi collaboratori. Benché dopo 15 giorni Ullmann fosse stato rilasciato (grazie alle pressioni del cardinale van Roey e di alcuni generali dell'esercito tedesco), le deportazioni proseguirono.
All'11 novembre 1942 erano stati deportati 15.000 ebrei per lo più ad Auschwitz e, piccoli gruppi, a Buchenwald, Ravensbruck e Bergen Belsen. Si trattava di ebrei senza la cittadinanza belga. Il passo successivo sarebbe stato colpire gli altri: gli ebrei belgi.
collage di fotoritratti
Un collage di fotografie di bambini e ragazzi ebrei belgi che non tornarono più dai campi di sterminio.