All'inizio del 1942 si erano raggiunti diversi risultati:
la popolazione ebraica era stata censita; gli ebrei erano stati espulsi dalla
vita civile ed economica; si era attuato il loro concentramento in alcune città;
i beni personali erano stati confiscati.
Tutto era prionto per le successive mosse che avrebbero condotto alla deportazione.
Il 17 gennaio 1942 venne proibito agli ebrei di lasciare il Belgio e, a partire,
dall'11 marzo venne imposto il lavoro obbligatorio. Il 27 marzo 1942 venne reso
obbligatorio indossare la stella di David sugli abiti.
Il 1942 rappresentò una vera e propria svolta nella persecuzione degli
ebrei belgi.
Già il 9 febbraio il comando militare tedesco aveva discusso con Himmler
le modalità di deportazione degli ebrei. Un accordo era stato trovato.
Ciononostante i problemi erano numerosi.
Il plenipotenziario delle SS Ehlers
scrisse ad Eichmann che la
situazione non era favorevole. In primo luogo i belgi non riuscivano a comprendere
appieno l'importanza della "questione giudaica". In più gli
ebrei "mostravano nervosismo" e gli effettivi a disposizione della
polizia e delle SS erano decisamente scarsi.
Pochi ebrei si lasciavano convincere dalle voci rassicuranti sul loro prossimo
destino. Molti tentavano di sottrarsi alla persecuzione: a Charleroi nel luglio
1942 in soli 14 giorni c'erano stati 25 matrimoni misti. Un tentativo che le
SS in un loro rapporto definirono un "grottesco tentativo di camuffamento".
Eichmann
grazie alla propria esperienza di persecutore aveva compreso che non si poteva
più attendere. Le misure antiebraiche sempre più dure avrebbero
finito per convincere una parte delle potenziali vittime a sottrarsi alla deportazione.
L'11 giugno 1942
Eichmann
convocò a Berlino una riunione con i suoi sottoposti che agivano in Olanda,
Belgio e Francia. Annunciò che tutti gli uffici IV-B-4 periferici dovevano
tenersi pronti: entro poche settimane sarebbe cominciata la deportazione.
Per quanto riguardava il Belgio precisò che occorreva iniziare con gli
ebrei senza cittadinanza.
Ehlers
tornato in Belgio organizzò in fretta un campo di concentramento destinato
ad essere la prima tappa verso i campi della morte polacchi. Il luogo prescelto
fu
Mechelen (Malines in francese)
che accolse il primo gruppo di ebrei il 27 luglio 1942.
Ehlers
si mosse anche verso la Comunità ebraica. Venne ordinato all'Associazione
degli ebrei del Belgio di costituire un ufficio che coordinasse il lavoro coatto
degli ebrei.
In realtà
Ehlers voleva
avere liste certe di ebrei da deportare verso la morte. L'Associazione si mise
al lavoro ma già il 25 luglio accadde un fatto inaspettato: un nucleo
di resistenza ebraico diede fuoco ai registri già compilati dalla Associazione.
I nazisti non ne furono danneggiati (avevano già una copia in loro possesso)
ma fu un segnale per chi intendeva collaborare. A capo dell'ufficio dell'Associazione
i nazisti nominarono un nuovo responsabile: Robert Holcinger, più duttile
ed operoso.
I nazisti non avevano tempo da perdere: il 4 agosto partì dal campo di
Mechelen il primo trasporto verso Auschwitz.
Il 15 e 16 agosto partirono le prime retate di ebrei a Bruxelles. Il 28 agosto
i partigiani ebrei si rifecero vivi: Holcinger venne ucciso nel disperato tentativo
di ritardare le deportazioni. Gli ebrei non si fidavano più: si nascondevano
presso famiglie belghe, fuggivano in Francia, si procuravano documenti falsi
e si mimetizzavano tra la popolazione "ariana".
L'8 settembre, di fronte alle retate continue, il presidente della Associazione
degli Ebrei del Belgio Ullmann diede le dimissioni.
Kurt Asche - l'uomo di
Eichmann
a Bruxelles - andò su tutte le furie: convocò il 24 settembre
Ulmann e lo arrestò mandandolo a
Mechelen
insieme ad alcuni suoi collaboratori. Benché dopo 15 giorni Ullmann fosse
stato rilasciato (grazie alle pressioni del cardinale van Roey e di alcuni generali
dell'esercito tedesco), le deportazioni proseguirono.
All'11 novembre 1942 erano stati deportati 15.000 ebrei per lo più ad
Auschwitz e, piccoli gruppi, a Buchenwald, Ravensbruck e Bergen Belsen. Si trattava
di ebrei senza la cittadinanza belga. Il passo successivo sarebbe stato colpire
gli altri: gli ebrei belgi.
Un
collage di fotografie di bambini e ragazzi ebrei belgi che non tornarono più
dai campi di sterminio.