Ai suoi esordi il campo di Amersfoort era costituito da diciassette baracche
di legno lunghe ciascuna una sessantina di metri. Cinque erano occupate dai
prigionieri che dormivano su "letti" a castello su tre piani.
Nel 1942 il campo venne allargato per fare spazio alle persone che in
Olanda
venivano sempre più spesso arrestate.
Si aggiunsero così altre dieci baracche per i prigionieri. Ciononostante
al posto dei seicento prigionieri che teoricamente potevano esservi ospitati
le SS ne stiparono oltre quattromila. Il sovraffollamento fu soltanto la prima
e la meno orribile delle torture.
La prima, conseguenza della scarsità di cibo e del superlavoro, fu la
diffusione di malattie contagiose quali dissenteria, tifo ed infezioni polmonari.
Uno dei sadici divertimenti delle SS consisteva nel far disporre i prigionieri
(soprattutto ebrei e russi) nel "Giardino delle Rose" un'area destinata
alle punizioni. Le vittime venivano costrette a rimanere in piedi per ventiquattro
o quarantotto ore consecutive senza poter mangiare e bere.
Vi era poi il cosiddetto "Bunker". Si trattava di una costruzione
con ventidue celle che i prigionieri chiamavano "l'anticamera della morte".
Qui venivano rinchiusi i prigionieri catturati in base al decreto "Nacht
und Nebel" ("Notte e Nebbia") emanato da Hitler. Si trattava
cioè di persone arrestate senza alcuna accusa e trasportate segretamente
nei campi di concentramento.
Qui i prigionieri rimanevano diversi mesi prima di essere fucilati. Un unico
uomo riuscì ad evadere dal "Bunker": Gerrit Kleinveld. Gerrit
venne rinchiuso il 22 dicembre 1942 e il 1° marzo del 1943 riuscì
ad evadere proprio il giorno precedente la sua esecuzione.
La particolarità del bunker era data dal fatto che esso era parzialmente
interrato.
I due torturatori principali attivi nel "Bunker" erano le SS Franska
e Ritter.
Il cosiddetto Schieszstandcommando era una unità di lavoro composta da
prigionieri - principalmente ebrei e russi - destinata a compiti pesantissimi.
Di fatto chi ne faceva parte presto o tardi era destinato a morire per la fatica.
I prigionieri erano costretti a scavare fosse profonde cinque metri e lunghe
trecentocinquanta. Per le operazioni di scavo non venivano fornite loro vanghe
ma assi di legno.
Costretti a lavorare sotto i colpi di bastone e di frusta i prigionieri, una
volta terminato il loro lavoro, venivano fucilati e sotterrati nella fossa che
avevano scavato.
Si è potuto accertare che in questi modi vennero uccisi 658 prigionieri
dei quali 428 fucilati. Si tratta di un calcolo minimo che si basa solo sui
dati certi.
Vi sono infatti forti indizi che il triste bilancio dei morti sia stato assai
più ampio. Purtroppo poco prima della fine della guerra quando il campo
venne smantellato i tedeschi distrussero i documenti amministrativi del campo
per nascondere le prove dei loro crimini.
Una delle ultime orribili crudeltà commesse ad Amersfoort si svolse il
25 marzo 1945, a pochi mesi dalla fine del conflitto.
Joop Swaanswijk, membro della organizzazione partigiana "Raad Van Verzet"
("Consiglio della Resistenza") venne sepolto vivo dai nazisti.
Quando il campo venne liberato rimanevano in vita circa cinquecento prigionieri.
Gerrit Kleinveld, esponente della Resistenza olandese ed unica persona che riuscì
ad evadere dal "Bunker" la prigione per gli oppositori politici ad
Amersfoort.
Da sinistra Franska e Ritter le due SS torturatori dei prigionieri all'interno
del "Bunker". Sotto il corridoio del "Bunker" con le sue
22 celle.