

Tra
le tante, tragiche storie, svoltesi nel campo di concentramento di Amersfoort
spicca quella di 101 prigionieri di guerra russi.
Arrivarono al campo dopo due lunghe settimane di viaggio in treno in condizioni
spaventose.
Si trattava di prigionieri originari dell'Uzbekistan catturati nella travolgente
avanzata dell'esercito tedesco.
Giunsero il 27 settembre 1941 rappresentando - insieme agli ebrei che erano
stati trasferiti dal campo di Schoorl - i primi internati del campo.
Con la loro barbarica sensibilità verso tutto ciò che è
"diverso" i nazisti organizzarono una "parata" per le strade
di Amersfoort.
Gli uzbeki laceri, malati, affamati si trascinarono per le strade della cittadina
olandese.
I nazisti volevano dare una dimostrazione tangibile dell'inumanità dei
"bolscevichi", del loro essere sottouomini. I tratti asiatici dei
poveri prigionieri dovevano essere decisivi per creare repulsione.
Contrariamente a ciò che si attendevano i nazisti, i cittadini di Amersfoort
furono colti da pietà e non dal disgusto. La gente cercò di dar
loro pane, acqua, cibo.
Subito dopo l'internamento ventidue morirono in pochi giorni a causa della dissenteria
e della profonda denutrizione.
Due invece vennero uccisi per ordine del medico olandese del campo - un certo
dottor van Nieuwenhuysen, collaboratore dei tedeschi. I crani dei due prigionieri
divennero il macabro ornamento per la scrivania del dottor van Nieuwenhuysen.
I prigionieri rimasti vivi dovettero attendere sino all'11 ottobre prima di
essere alloggiati nelle baracche.
Il senso di questa attesa era determinato dall'ufficio della propaganda tedesco
che intendeva girare un filmato per dimostrare la bestialità delle razze
"inferiori". L'idea era di condurre gli uzbeki alla disperazione per
fame per poi gettar loro del pane e filmarli mentre lottavano tra di loro per
impossessarsi del cibo. Fu un'altra delusione per i nazisti: quando venne gettato
loro il pane lo divisero tra loro disciplinatamente rendendo il tentativo propagandistico
assolutamente inutile.
Dopo l'11 ottobre gli uzbeki vennero ospitati nelle stesse baracche insieme
ai prigionieri politici olandesi. Poi, quando i nazisti si accorsero che alcuni
olandesi conoscevano il russo, furono trasferiti ad un'altra baracca ed isolati.
Giorno dopo giorno le loro condizioni di sopravvivenza vennero rese sempre più
difficili. Tra gennaio e marzo 1942 morirono altri ventidue uzbeki.
L'8 aprile il comandante del campo Heinrich ordinò di scavare una larga
fossa al di fuori del lager.
Il giorno dopo gli uzbeki sopravvissuti vennero condotti a gruppi di quattro
sino all'orlo della fossa e uccisi con un colpo alla nuca.
Prima dell'esecuzione le SS organizzarono una festicciola a base di alcolici.
Terminata la strage Heinrich ordinò ad Ernst Alscher, ufficiale amministrativo
del lager di registrare che gli uzbeki erano stati inviati ad un altro campo.
Dopo la liberazione del campo - nell'estate del 1945 - i resti vennero rimossi
e sepolti degnamente nel cimitero vicino ad Amersfoort. Oggi gli uzbeki sono
sepolti insieme ad altri soldati sovietici in un memoriale costruito nel 1947-48
vicino ad Amersfoort.
Tra
il novembre 1941 ed il gennaio 1942 il prigioniero politico olandese G. de Wilde
disegnò alcuni ritratti dei prigionieri uzbeki. Conserviamo il nome soltanto
dei primi due in alto: Muratov Zayer e Kaderu Xatam.
La
fotografia testimonia le pietose condizioni di sopravvivenza di due dei centouno
prigionieri di guerra uzbeki ad Amersfoort
Dall'Uzbekistan
all'Olanda: centouno eroi sconosciuti
Il campo di concentramento di Amersfoort - 4