2. Storia del campo e uso degli ebrei
A partire dal 17 marzo 1942 Belzec fu operativa. Anche a Belzec si svolgevano
delle selezioni tra gli ebrei che vi arrivavano ma a differenza degli altri
campi chi non veniva inviato subito alle camere a gas veniva fatto lavorare
solo per il tempo necessario all'arrivo del successivo convoglio. In altri termini
le persone risparmiate nella migliore delle ipotesi guadagnavano una settimana
in più di vita. Più avanti si cambiò sistema: un gruppo
fisso variante dai 700 ai 1.000 uomini venne mantenuto in vita e fatto lavorare
all'interno del campo di sterminio. Questi uomini erano suddivisi in vari gruppi
con compiti specifici: un gruppo ripuliva i vagoni ferroviari dopo che ne erano
scesi i deportati, aiutava a far scendere i deportati troppo deboli per riuscirci
da soli, trascinava via i cadaveri di quelli che erano morti durante il viaggio.
Un altro gruppo invece era destinato a all'area nella quale i deportati dovevano
spogliarsi. Si trattava del gruppo più numeroso suddiviso in diversi
gruppi più piccoli ognuno con un compito: c'erano quelli che dovevano
scucire dagli abiti le stelle di David, quelli che dovevano cercare denaro o
oggetti di valore, quelli che dovevano preparare gli abiti che venivano spediti
all'esterno del campo. Quando venne deciso che i capelli umani erano utili per
la confezione di calzature di feltro destinate ai sommergibilisti, un altro
gruppo venne incaricato del taglio dei capelli delle donne. Tutti questi prigionieri
incaricati di lavorare vivevano nel Campo 1. Vi erano poi altri deportati che
vivevano nel Campo 2 cioËall'interno dell'area di sterminio. Questi ebrei
avevano il compito di occuparsi dei cadaveri delle persone gassate. Ciò
significava estrarre i corpi dalle camere a gas, strappare dalla bocca i denti
d'oro, seppellire i resti nelle grandi fosse. Il gruppo degli ebrei impiegati
in queste mansioni oltre a subire ogni specie di maltrattamento veniva a sua
volta eliminato dopo pochi mesi e sostituito con nuovi venuti. L'efficienza
del campo di Belzec era impressionante.
In un solo mese (dalla metà di marzo alla metà di aprile 1942)
vennero sterminate 80.000 persone di cui 30.000 "evacuate" da Lublino
e 15.000 da Lvov. I treni che arrivavano erano composti da 40 a 60 carri bestiame
con circa 110 ebrei per carro. Il treno arrivava in stazione, veniva staccato
dai vagoni normali che proseguivano, ed un locomotore spingeva i carri pieni
di deportati all'interno del campo. Agli ebrei fatti scendere veniva detto che
erano arrivati in un campo di transito dal quale sarebbero stati ripartiti verso
altri campi di lavoro. Ricevevano l'ordine di depositare abiti e bagagli e oggetti
di valore e prepararsi per la disinfestazione. Divisi per sesso, da un lato
donne e bambini, dall'altro gli uomini, venivano spinti con percosse verso le
camere a gas. Qui nel giro di venti o trenta minuti venivano uccisi. L'intera
operazione, dall'arrivo alla morte occupava circa tre ore. Mentre gli occupanti
dei primi 15 o 20 carri bestiame venivano eliminate le squadre di prigionieri
addetti alla pulizia lavavano i vagoni, li facevano uscire dal perimetro e la
locomotiva spingeva all'interno del campo i successivi 15 o 20 carri. Dalla
metà di aprile e per un mese il lavoro di morte del campo si arrestò
e non giunsero altri trasporti. In maggio lo sterminio riprese con l'eliminazione
degli ebrei trasportati dal ghetto di
Cracovia.
Alla metà di giugno i tedeschi interruppero nuovamente le operazioni:
ci si era resi conto che le camere a gas esistenti non erano sufficienti. Così
vennero distrutte le camere precedenti e costruite di nuove. Anche in questo
caso erano tre ma assai più spaziose delle precedenti. Era stato calcolato
che tutte e tre insieme dovevano avere la capacità di 1.000-1.200 deportati,
vale a dire la metà di un trasporto. Da metà luglio e fino al
dicembre 1942 i treni arrivarono a Belzec con grande regolarità. Alla
fine dell'anno erano stati uccisi circa 130.000 ebrei provenienti dall'area
di Cracovia e 225.000 dall'area di
Lvov.
Dopo la guerra la commissione d'inchiesta polacca stabilì che nel campo
erano state uccise complessivamente circa 600.000 ebrei e diverse centinaia
di zingari. Oltre agli ebrei polacchi a Belzec morirono ebrei tedeschi, austriaci
e cecoslovacchi. Con il dicembre 1942 i trasporti cessarono. La quasi totalità
degli ebrei del Governatorato Generale erano stati uccisi. Il campo venne chiuso.
Tra dicembre 1942 e la primavera del 1943 a Belzec venne lanciata l'Aktion 1005,
cioèla riesumazione dei cadaveri e la loro cremazione per nascondere
le tracce del massacro. In questa ultima fase vennero impiegati 600 ebrei che
furono subito dopo inviati al campo di Sobibor dove vennero uccisi. L'intera
area venne spianata e il nuovo comandante Gottlieb Hering fece piantare alberi
e costruire una fattoria. La mascheratura dell'area tuttavia non funzionò:
l'Armata Rossa arrivata nell'estate del 1944 scoprì i luoghi di sepoltura
dei poveri resti degli ebrei e degli zingari. Da Belzec - sui circa 600.000
deportati - sopravvisse solo un uomo Rudolf Reder che dopo la guerra raccontò
nelle sue memorie il funzionamento del campo. E' l'unica testimonianza diretta
che ci è giunta.