I cosiddetti "affari interni" del campo erano regolati dal Consiglio
Ebraico.
Ma cosa si intendeva per affari interni?
I nazisti nel quadro della loro finzione macabra chiedevano al Consiglio di
compilare le liste di coloro che dovevano essere spediti verso la morte, di
distribuire i compiti lavorativi, di distribuire il cibo, decidere gli alloggiamenti
e amministrare le strutture sanitarie. Si trattava di una macabra finzione perché
questa "autogestione" era in realtà una farsa.
Il cibo da distribuire era scarsissimo, le medicine inesistenti, gli strumenti
per il lavoro inadeguati, la situazione abitativa drammatica. A questo si aggiunga
il costante infierire delle malattie e l'incubo di essere inseriti nelle liste
verso il nulla della morte nei campi di sterminio.
Dal 7 novembre 1943 al 7 settembre 1944 in sostituzione di
Edelstein
venne nominato capo del Consiglio Ebraico il sociologo
Paul
Eppstein.
Anche
Eppstein
era convinto come il suo predecessore che si potesse sopravvivere assecondando
le continue richieste dei nazisti. Ancora qualche giorno prima di essere arrestato
ed ucciso Eppstein - in un discorso per l'inizio dell'anno ebraico - si indirizzava
in questo modo ai prigionieri di Theresienstadt:
"Theresienstadt
assicurerà la propria esistenza solo se si impegnerà radicalmente
nel lavoro. Non bisogna parlare ma lavorare. Nessuna speculazione. Siamo come
una nave che aspetta di entrare in rada perché una barriera di mine le
impedisce di farlo. Solo il comandante conosce lo stretto passaggio che conduce
in porto Non deve fare attenzione alle luci ingannevoli e ai segnali che gli
vengono inviati dalla costa. La nave deve rimanere dove è ed attendere
ordini. Dovete aver fiducia nel vostro comandante che fa tutto ciò che
è umanamente possibile per assicurare la sicurezza della vostra esistenza"
(
1) Pochi giorni dopo veniva trascinato
nella Piccola Fortezza ed ucciso.
Gli ebrei deportati arrivavano alla stazione di Bauschowitz distante circa due
chilometri da Theresienstadt e di qui qualunque fosse il tempo dovevano raggiungere
a piedi la fortezza trascinando i propri bagagli. Una volta arrivati erano costretti
a sostare per un tempo interminabile. Venivano interrogati, dovevano fornire
informazioni personali, consegnare ogni oggetto di valore e subire una minuziosa
perquisizione.
Uomini e donne venivano separati e alloggiati in condizioni inumane di sovraffollamento.
I morti venivano cremati e le ceneri setacciate per recuperare eventuali protesi
dentarie in oro. Le ceneri venivano poste in scatole di cartone sulle quali
veniva scritto il nome del defunto.
Poco tempo prima della fine della guerra per cancellare le tracce della strage
il comandante
Rahm ordinò che 8.000 fossero
sotterrate e altre 17.000 svuotate nel fiume Ohre.
La crudeltà di
Rahm si spinse al punto
di far eseguire questo lavoro di svuotamento ai bambini del campo che, in cambio,
di una razione supplementare di cibo svuotarono nelle acque del fiume i poveri
resti dei loro stessi parenti.
(1) Il discorso di Eppstein è
riportato in Claude Lanzmann, Un vivo che passa, Cronopio, Napoli,
2003, pp. 66-67.
Eppstein
saluta un gruppo di ebrei appena deportato dall'Olanda.
Sotto: distribuzione di cibo ai nuovi arrivati. (gennaio 1944) (Ivan Vojtech
Fric - USHMM).