Secondo una leggenda russa il principe e generale Aleksandrovic Grigorij Potëmkin,
amministratore dell'Ucraina, ricorse ad uno stratagemma per ingannare l'imperatrice
Caterina II.
La zarina aveva espresso il desiderio di visitare l'Ucraina per rendersi conto
di persona delle condizioni della provincia. Poiché l'intera area era
particolarmente povera e male amministrata, Potëmkin ebbe l'idea di far
costruire finti villaggi lungo la strada percorsa dall'imperatrice. Caterina
II ritornò dal viaggio soddisfatta d'aver visto dalla sua carrozza villaggi
puliti e ben ordinati.
Theresienstadt nella logica perversa dei nazisti assolse la funzione di "villaggio
Potëmkin". Al posto della zarina Caterina II gli ingannati furono
i funzionari della Croce Rossa Internazionale.
Tra il 5 ottobre ed il 14 ottobre 1943 giunsero a Theresienstadt 456 ebrei danesi.
La maggior parte degli israeliti della
Danimarca
era riuscita a fuggire in Svezia grazie all'appoggio della popolazione, una
piccola parte era stata catturata dai nazisti. Subito dopo la Croce Rossa Danese
e Svedese chiesero di poter verificare le condizioni di questi prigionieri.
I nazisti di fronte alle voci che già circolavano sullo sterminio non
potevano rifiutare senza destare sospetti. Occorreva volgere la difficoltà
in occasione. Nel dicembre 1943 il comandante di Theresienstadt
Karl Rahm riunì il Consiglio Ebraico comunicando
che si sarebbe dovuto "abbellire" il campo. Venne stabilito un percorso
da far seguire alla delegazione della Croce Rossa. L'intero itinerario venne
attrezato in modo da far apparire la vita nel campo gradevole e felice. Fiori,
negozi, un campo da gioco, biblioteche vennero prefabbricate per dare questa
falsa impressione.
Rahm tuttavia non era soddisfatto: orfani e malati
erano troppi nel campo e non si poteva nasconderli. Così tra il 15 ed
il 18 maggio 1944 vennero deportato verso Auschwitz e Bergen Belsen 7.500 abitanti
"impresentabili". A Theresienstadt era vietato insegnare ma per la
visita della Croce Rossa venne creata anche una falsa scuola sulla quale campeggiava
un cartello con la scritta "chiusa per le vacanze".
Il giorno della visita, il 23 giugno 1944, il delegato della Croce Rossa Internazionale,
lo svizzero Maurice Rossel tutto era pronto. La visita durò dalle dieci
del mattino alle sei di sera. La delegazione venne guidta dal comandante
Rahm e da
Paul Eppstein.
Nella grande piazza di Theresienstadt i nazisti avevano fatto costruire un padiglione
per concerti, Rossel vi vide i prigionieri suonare in una atmosfera totalmente
irreale.
A Rossel venne mostrato un asilo per neonati e bambini piccoli. Rossel lo fotografò
e nel suo rapporto scrisse con meraviglia di essersi trovato in un luogo accogliente
decorato con immagini di animali, con lettini puliti, una cucina spaziosa. L'asilo
era stato costruito pochi giorni prima e pochi giorni dopo venne smantellato.
A Theresienstadt era vietato avere figli e le donne che rimanevano incinta venivano
costrette ad abortire e punite. Ma tutto questo Rossel non lo vide.
I nazisti avevano provato la messinscena come un'opera teatrale in modo ossessivo.
Il campo non era più chiamato "ghetto" ma "zona di popolamento
ebraico", Eppstein venne chiamato "sindaco".
Ai prigionieri - che erano solitamente obbligati al
grusspflicht (il
saluto immediato ad ogni SS) - venne vietato di salutare davanti a Rossel sotto
minaccia di morte.
Nel suo rapporto Rossel scrisse di aver visto una
"normale
città di provincia" e aggiunse:
"Possiamo
dire che abbiamo provato uno stupore immenso per il fatto di aver trovato nel
ghetto una città che vive una vita quasi normale".
La farsa era terminata come volevano i tedeschi. Una farsa che aveva visto i
nazisti come registi, gli ebrei come attori, Rossel come spettatore. La riuscita
dell'inganno fece capire ai nazisti le potenzialità di quella messa in
scena.
Rossel era stato già ad Auschwitz ma non aveva visto nulla di anomalo.
Il delegato della Croce Rossa non seppe vedere, forse non volle vedere dietro
le apparenze. I prigionieri-attori terrorizzati dalle conseguenze di qualsiasi
atto che avesse potuto far sospettare qualcosa impersonarono il loro ruolo.
Quando l'auto di Rossel si allontanò dal campo la vera vita di Theresienstadt
riprese nel pieno del suo orrore.
Dal 28 settembre al 28 ottobre 1944 da Theresienstadt partirono undici treni
che portarono ad Auschwitz, verso la morte, 18.402 persone. Tra queste tutti
gli attori della commedia.
Poco dopo la partenza di Rossel la propaganda nazista girò un film intitolato
"Il Führer regala una citta agli ebrei". Nel filmato
venne ripresa la commedia inscenata davanti a Rossel. Il cortometraggio venne
proiettato in tutti i cinema tedeschi.