Le deportazioni del settembre-ottobre 1944 svuotarono il campo ma gli arrivi
continuarono incredibilmente sino al 15 aprile 1945. Mentre il regime nazista
crollava
Eichmann continuò a deportare
ebrei come se nulla fosse.
Paul Eppstein oramai sgradito al comandante
Rahm venne ucciso nel settembre 1944. Al suo posto
venne nominato Capo del Consiglio Ebraico il rabbino Benjamin Murmelstein.
Più il tempo passava più diveniva chiaro che la guerra era perduta.
Rahm doveva a questo punto giocare la sua partita
su due tavoli: da un lato cancellare le tracce delle uccisioni perpetrate e,
dall'altro, barattare le vite dei superstiti in cambio dell'impunità.
Le persone morte nel campo erano state cremate, occorreva eliminarne le ceneri.
Il 31 ottobre 1944 venne formato un gruppo di 400 donne - perlopiù anziane
- che cominciarono a passarsi di mano in mano le scatole che contenevano i resti.
Questa catena umana lavorò ininterrottamente.
Quando non fu più possibile far continuare le donne anziane il comandante
decise di impiegare gli unici ancora non impiegati: gli orfani. Tutta la notte
i bambini si passarono l'un l'altro le scatole sino al camion che avrebbe scaricato
le ceneri nel fiume vicino. Come premio per il lavoro ai bambini venne consegnata
una scatola di sardine.
Terminata questa operazione vennero riesumati i corpi dei prigionieri impiccati
e i corpi bruciati.
All'inizio
del febbraio 1945 Rahm mise in atto il suo piano di baratto. In realtà
il piano proveniva direttamente da
Himmler
che sin dal gennaio aveva aperto trattative con la Croce Rossa Internazionale.
Protagonista di queste trattative era il politico svizzero Jean Marie Musy.
L'accordo prevedeva denaro in cambio degli ebrei.
Il 5 febbraio 1945 circa 1.200 prigionieri furono caricati su di un treno che
partì giungendo in territorio svizzero l'8 febbraio 1945. L'accordo prevedeva
che seguisse un secondo treno che però non partì mai.
Occorre considerare che in quegli ultimi mesi di guerra si erano formate all'interno
delle alte gerarchie tedesche due fazioni. Un primo gruppo capitanato da
Himmler era convinto che l'alleanza
tra Angloamericani e Sovietici si sarebbe infranta e che la guerra sarebbe continuata.
In quest'ottica
Himmler riteneva di avere dei
margini di trattativa in vista di una partecipazione alla lotta di ciò
che rimaneva dell'esercito tedesco a fianco degli inglesi e degli americani.
Trattare la liberazione dei prigionieri dai campi faceva parte di questa strategia
di avvicinamento di
Himmler.
Di parere opposto invece era il capo dell'Ufficio Centrale per la Sicurezza
del Reich
Kaltenbrunner.
Le vittime di questo braccio di ferro furono gli internati nei campi.
Dopo il primo trasporto in Svizzera evidentemente riprese il sopravvento la
fazione di
Kaltenbrunner.
Il risultato fu che in un'area sotterranea della Piccola Fortezza i nazisti
cominciarono a costruire una camera a gas. Vennero utilizzati degli ingegneri
ebrei prigionieri. La versione ufficiale era che si stava costruendo uno stagno
per le anatre o una serra per le verdure.
Quando nel campo si seppe dei lavori scoppiò una agitazione incontenibile.
Per evitare una sommossa degli ultimi disperati sopravvissuti
Rahm fece sospendere i lavori anche se una partita
di Zyklon B, il gas usato per le gassazioni, era già arrivato al campo
(
1).
Nell'aprile 1945 giunsero al campo prigionieri evacuati da Auschwitz e Ravensbruck.
Altri giunsero da Sered. Le condizioni dei nuovi arrivati erano disastrose.
A causa dell'impossibilità di curare gli ammalati che erano giunti in
fin di vita si diffuse nel campo ancora una volta il tifo. Nello stesso mese
la Croce Rossa Danese ottenne il permesso di evacuare i connazionali che erano
sopravvissuti.
La sera del 5 maggio 1945 il comandante
Rahm
consegnò il campo alle autorità della Croce Rossa e si allontanò
dal campo. Murmelstein diede le dimissioni da capo del Consiglio Ebraico.
L'8 maggio le truppe dell'Armata Rossa arrivavano a Theresienstadt.
Durante il suo funzionamento erano giunte a Theresienstadt 140.890 persone.
Di queste 88.135 furono deportate verso i campi della morte e i ghetti dell'Est.
Più di 33.000 morirono nel campo.
All'arrivo dei sovietici rimanevano a Theresienstadt poco più di 16.000
persone
(
2).
(1) Testimonianza di Adolf Engelstein
al processo contro Eichmann del 18 maggio 1961, sessione 45.
(2) Il calcolo delle persone arrivate a Theresienstadt e
di quelle fatte ripartire è stato ricavato in base ai dati del Terezin
Initiative Institute elaborati dall'Institute of Theory of Information and Automation
della Accademia delle Scienze Ceca. Tali dati divergono leggermente da quelli
esposti da Raoul Hilberg nell'opera "La distruzione degli ebrei d'Europa"
e riportati a pagina 473 dell'edizione del 1999. In particolare Hilberg indica
140.937 deportati a Theresienstadt cui si sommerebbero 247 altre persone entrate
nel campo in modo non verificato o nate nel campo. Il totale risulterebbe così
di 141.184 persone. Sempre secondo Hilberg i deportati totali da Theresienstadt
sarebbero stati 88.202 e i deceduti nel campo 33.456.
Maggio
1945, sopravvissuti a Theresienstadt dopo la consegna del campo alla Croce Rossa
danese (Památník Terezín).
Hadwigschulhaus di San Gallo (Svizzera), febbraio 1945.
Dormono distesi sullo strato di paglia, oppure leggono un libro, altri mangiano
una ciotola di minestra calda, liberi finalmente, silenziosi.
Sono gli ebrei di Theresienstadt che Himmler ha ceduto alla Svizzera.
(Stadtarchiv St. Gallen)