

4 - Storia del campo
Il programma di sterminio di massa iniziò effettivamente il 23 luglio
1942 quando giunse il primo trasporto proveniente dal
ghetto
di Varsavia. Sino al settembre 1942 arrivarono a Treblinka 366.000 deportati
per la maggior parte dall'area di Varsavia. Successivamente giunsero 337.000
ebrei dal distretto di Radom. Il numero totale di vittime provenienti dal Governatorato
Generale assomma a 738.000. Tra il novembre 1942 e il gennaio 1943 vennero uccisi
altri 107.000 ebrei provenienti dal distretto di Bialystok. Treblinka fu luogo
di morte anche per ebrei provenienti da altri Paesi: 7.000 dalla
Slovacchia,
8.000 ebrei per la maggior parte tedeschi provenienti dal campo di
Theresienstadt,
4.000 dalla
Grecia, altri 2.800 dalla città
di Salonicco, 7.000 dalla Macedonia. In totale 29.000 persone provenienti da
paesi diversi dalla Polonia trovarono la morte in questo campo. Il programma
di sterminio continuò sino all'aprile 1943.
Himmler visitò il campo tra il febbraio ed il marzo 1943 e ordinò
che le tracce dello sterminio venissero cancellate. Vennero allora riaperte
le grandi fosse comuni e i cadaveri vennero bruciati. Questo lugubre lavoro
continuò sino al luglio 1943. Morirono in tutto a Treblinka dalle 870.000
alle 950.000 persone.
5 - Resistenza e rivolta
I tentativi di fuga da Treblinka furono numerosi. Verso l'aprile del 1943 si
formò un gruppo di resistenza che elaborò un progetto di fuga
di massa. I capi del gruppo di resistenza erano il dottor Julian Chorazycki
ex poliziotto polacco, Marceli Galewski ed altri capi delle squadre di lavoro.
Il piano consisteva nell'assalire le guardie, sottrarre loro le armi, distruggere
gli impianti di morte e fuggire nei boschi circostanti il campo. Il gruppo della
resistenza era formato da circa settanta persone. Quando la cremazione dei cadaveri
era pressoché terminata fu chiaro ai membri della resistenza che il campo
sarebbe stato chiuso e i sopravvissuti sarebbero stati uccisi. Occorreva agire
subito. Il 2 agosto 1943 scoppiò la rivolta. I prigionieri riuscirono
ad impossessarsi delle chiavi dell'armeria e vennero distribuite le armi. A
questo punto però una SS, Kurt Küttner, si accorse che stava accadendo
qualcosa e cercò di dare l'allarme. I resistenti furono costretti a sparargli
uccidendolo. Il colpo mise in allarme gli ucraini e le SS e la distribuzione
delle armi fu interrotta. Il piano di impadronirsi del campo venne abbandonato
e si decise di tentare la fuga. La maggior parte dei prigionieri in fuga venne
falciata dalle mitragliatrici poste sulle torrette. Quelli che riuscirono ad
uscire dal campo vennero attaccati da altre unità SS arrivate di rinforzo.
I più decisi tra i prigionieri ingaggiarono uno scontro a fuoco con le
SS del campo e, prima di allontanarsi, diedero fuoco alle baracche. Nel campo
al momento della rivolta vi erano circa 840 prigionieri tra uomini e donne.
Circa un centinaio non parteciparono alla rivolta, dei rimanenti 740 soltanto
60 riuscirono a salvarsi la vita e sopravvivere sino alla fine della guerra.
Le SS utilizzarono i prigionieri rimasti in vita per smantellare il campo. L'opera
di demolizione andò avanti sino all'autunno. Il 20 ottobre 1943 gli ultimi
ebrei furono caricati su cinque vagoni ed inviati a Sobibor dove vennero sterminati.
Pochi giorni dopo vennero uccisi gli ultimi trenta ebrei lasciati a Treblinka
per terminare i lavori di mascheramento del campo. L'area venne camuffata da
podere, venne creata dal nulla una fattoria affidata ad un contadino del luogo
che avrebbe dovuto mantenere il segreto.



Tre
scampati alla rivolta di Treblinka: Abraham Kolski, Erich Lachmann, Brenner.
Il
giorno della rivolta: le fiamme si alzano dal campo di Treblinka
La
fattoria costruita dai tedeschi per mascherare il luogo in cui sorgeva Treblinka
Il lager di Treblinka