Il
tentato sterminio degli ebrei danesi - 4
Il regno del terrore
Il totale controllo della Danimarca compiuto il 29 agosto 1943 aprì una
nuova pagina nella storia dell'occupazione nazista. Non vi era più necessità
di mediare con un governo danese e ogni operazione poteva essere intrapresa
liberamente. Il segnale principale di questo cambiamento di rotta fu l'arrivo
di un responsabile delle SS inviato dall'RSHA con il compito di guidare la lotta
antipartigiana e mettere in atto l'eliminazione della comunità ebraica
danese.
Dal settembre 1943 dunque in Danimarca esistevano tre organi di potere:
Werner
Best come plenipotenziario, il comandante delle truppe di occupazione generale
Hannecken, (successivamente sostituito dal generale Lindemann) e le SS della
Gestapo. Pochi giorni dopo l'operazione Safari giunse in Danimarca come capo
della sicurezza lo Standartenführer Mildner. Il 1° di novembre venne
nominato capo supremo delle SS e della polizia di sicurezza l'Obergruppenführer
Gunther Pancke. Il successivo
5 gennaio 1944 giunse lo Standartenführer Bovensiepen che sostituì
Mildner.
L'8 settembre 1943
Werner Best
inviò un telegramma a Berlino nel quale scriveva: "
Ritengo
che se le attuali nuove condizioni dovessero permanere in tutta la Danimarca
sarebbe giunto il momento di rivolgere la nostra attenzione verso la soluzione
della questione ebraica". Hitler, ricevuto il telegramma, si compiacque
del ritrovato attivismo di
Best
e lo reintegrò nel suo incarico di plenipotenziario. Il 18 settembre
successivo il Führer decise la deportazione degli ebrei danesi.
Le vittime:
la Comunità ebraica danese
I primi ebrei erano giunti in Danimarca chiamati dal re Cristiano IV (1577-1648)
per contribuire alla modernizzazione del Paese.
Si trattava di ebrei sefarditi che ben presto divennero una minoranza a causa
dell'afflusso di ebrei askenaziti provenienti dall'Europa centrale.
Benché esclusi da tutta una serie di professioni contribuirono attivamente
nel decollo marittimo danese del XVIII secolo.
Nel 1814 gli ebrei danesi ottennero parità di diritti con i cittadini
danesi e da quel momento - potendo accedere con piena dignità alle attività
professionali - la Comunità divenne prospera e importante. negli affari,
nella politica e nella vita culturale in un clima di pacifica e continua integrazione.
La Sinagoga centrale di Copenaghen, inaugurata nel 1833, divenne il centro della
Comunità che sotto la guida del rabbino capo
Abraham Alexander Wolff (1829-1891) si indirizzò verso una politica di
riformismo moderato.
A causa della sempre più accelerata integrazione la Comunità ebraica
perse via via molti suoi membri che scelsero attraverso i matrimoni misti e
l'abbandono delle pratiche religiose una integrazione totale con i danesi. Il
processo di assimilazione perciò ridusse progressivamente la Comunità
ad un piccolo 0,3% della popolazione danese.
Un'ondata di emigrazione negli anni Trenta del Novecento non spostò le
percentuali e, all'inizio delle persecuzioni naziste, la Comunità ebraica
danese rimaneva numericamente insignificante.


Foto
di gruppo dei membri dell'HIPO la polizia nazista danese
Dopo
il 29 agosto 1943 il clima in Danimarca cambiò. Una speciale polizia
politica, l'HIPO, costituita da membri del Partito Nazista Danese iniziò
ad essere al centro della repressione