Il piano di Werner Best
Ottenuto il via libera da Berlino e con la presenza di uomini della Gestapo
a Copenaghen Best si mise al
lavoro. Riuniti i suoi principali collaboratori comunicò loro la sua
intenzione di procedere al rastrellamento e all'arresto di tutta la Comunità
ebraica danese.
Tra i collaboratori di Best vi
era Georg Ferdinand Duckwitz
che si oppose nettamente al piano esposto dal suo capo. Ciononostante Best
era ben deciso ad agire senza esitazioni. L'incarico di arrestare gli ebrei
venne affidato allo Standartenführer Mildner al cui comando vennero posti
tre battaglioni della Polizia d'Ordine, 185 uomini dei servizi di sicurezza
e i poliziotti collaborazionisti del Partito Nazista Danese; l'HIPO.
Gli effettivi risultarono immediatamente insufficienti e Best
richiese al generale von Hanneken la collaborazione dell'esercito ma Hanneken
rispose con un rifiuto. Il generale scrisse a Berlino il 23 settembre comunicando
che a suo parere "l'attuazione delle deportazioni
durante lo stato di emergenza avrebbe nuociuto al prestigio delle forze armate
tedesche nei Paesi stranieri".
Di fronte alle titubanze di Hanneken e alla opposizione di Duckwitz,
Werner Best fu assalito dai dubbi
e chiese nuovamente conferma a Berlino: Hitler diede ordine che si procedesse.
La data per il rastrellamento venne fissata in una riunione del 28 settembre:
gli ebrei dovevano essere arrestati nella notte tra il 1° ed il 2 ottobre
1943. Navi e treni furono preparati per trasferire i prigionieri verso i campi
di concentramento tedeschi.
A questo punto Duckwitz
avvertì del piano Hans Hedtoft, leader socialdemocratico danese. A
sua volta Hedtoft si mise in contatto con il rabbino capo della Comunità
ebraica Henriques. In un primo momento Henriques giudicò la notizia
falsa, successivamente a causa dell'insistenza di Heldtoft decise di avvertire
tutta la Comunità il 29 settembre.
Le SS avevano ricevuto l'ordine di procedere con discrezione alle operazioni
di arresto e di procedere alla cattura solo di quegli ebrei che avessero aperto
spontaneamente le porte delle loro case.
La retata del 1° ottobre
La notte tra il 1° ed il 2 ottobre il piano di Best
scattò. Quando però si fecero i conti dei risultati dell'operazione
i nazisti si accorsero di aver messo le mani su 477 ebrei, meno del 10% della
Comunità danese. Ancora una volta si era trattato di un fiasco.
La quasi totalità degli ebrei era stata nascosta nelle case dei danesi
e si era sottratta all'arresto. C'era però da prevedere che i tedeschi
avrebbero rinnovato i loro tentativi e presto o tardi ci sarebbe stata un'altra
retata.
Il 3 ottobre era una domenica. Inaspettatamente dal pulpito delle Chiese danesi
venne letta dai sacerdoti una lettera pastorale nella quale si esortavano
i danesi ad aiutare e difendere gli ebrei.
Frattanto il fisico ebreo Niels Bohr che aveva trovato rifugio in Svezia implorò
il re di annunciare pubblicamente che la Svezia avrebbe concesso asilo politico
agli ebrei che avessero raggiunto le coste svedesi. Il re accettò e
una dichiarazione pubblica venne emanata.
Werner Best e i nazisti rimasero
sconcertati: il tentativo di deportazione era divenuto di dominio pubblico
e la segretezza dell'operazione era sfumata.
A Berlino Hitler era furioso: occorreva rimediare al più presto.
