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Il Ghetto di Kovno


KOVNO (Lith., Kaunas; Pol., Kowno) capitale della Lituania indipendente tra il 1920 ed il 1939, venne annessa nel 1940 all'Unione Sovietica. La comunità ebraica prima della guerra era particolarmente fiorente. Circa un quarto della popolazione - all'incirca 40.000 persone - era ebraica.
Il breve periodo di dominazione sovietica fu particolarmente duro sia per i lituani che per gli ebrei. I sovietici abolirono le fiorenti istituzioni ebraiche e promossero un periodo di sanguinario terrore su Kovno e sull'intera Lituania.
Il 14 giugno 1941 - all'avvicinarsi delle armate tedesche - i sovietici deportarono centinaia di ebrei e di lituani trasferendoli in Siberia.

I tedeschi occuparono la città il 24 giugno 1941. Alcune centinaia di ebrei cercarono scampo nella fuga e tentarono di rifugiarsi nelle zone boscose limitrofe. La fuga era pienamente giustificata: in Lituania si era sviluppato un profondo antisemitismo secondo il quale la crudeltà sovietica era direttamente collegata alla percentuale di dirigenti comunisti di origine ebraica. Così - all'approssimarsi dei tedeschi - bande armate di lituani cominciarono dapprima a saccheggiare i beni degli ebrei di Kovno e poi a ucciderli in pogrom apparentemente spontanei ma appoggiati dai tedeschi stessi. Gli ebrei vennero arrestati in massa e imprigionati nella cosiddetta zona dei "Settanta Forti" (una catena di fortificazioni costruita intorno a Kovno). Qui gli irregolari lituani maltrattarono e fucilarono i prigionieri. Al di fuori della città contemporaneamente l'Einsatzgruppe aveva già iniziato a massacrare gli ebrei sparsi nei dintorni. Si calcola che 10.000 ebrei morirono in tal modo tra il giugno ed il luglio 1941.

Quando i tedeschi istituirono una amministrazione civile in Lituania il Brigadeführer Hans Kramer venne nominato commissario di Kovno. Kramer emanò immediatamente i decreti antiebraici e costituì un ghetto nel quartiere di Slobodka. In realtà si trattava di due aree, una denominata "Grande Ghetto" ed una denominata "Piccolo ghetto". Il ghetto venne circondato da filo spinato e gli accessi controllati dagli irregolari lituani e dalle truppe tedesche. Nel ghetto vennero rinchiuse 29.760 persone. Nei seguenti due mesi e mezzi vennero uccise circa 3.000 persone. Il 28 ottobre 1941 i tedeschi lanciarono una azione su larga scala arrestando 9.000 persone (tre le quali moltissimi bambini) le condussero al Nono Forte e le sterminarono tutte.

Dopo questa data le azioni di sterminio cessarono sino al marzo 1944. Nel Ghetto sopravvivevano in condizioni disumane 17.412 persone. La maggior parte degli ebrei venne utilizzata nel lavoro coatto in cambio del quale ricevevano razioni alimentari al di sotto del limite minimo di sopravvivenza. Il periodo di "calma" anche se non caratterizzato da eccidi di massa fu punteggiato di episodi di indicibile crudeltà. Nel febbraio 1942 venne ordinato agli ebrei di consegnare libri e qualsiasi materiale a stampa in loro possesso; in agosto vennero chiuse le sinagoghe e i servizi religiosi furono proibiti. Si vietò qualsiasi forma di insegnamento fatta eccezione per le scuole religiose. Si proibì l'importazione di qualsiasi genere alimentare nel Ghetto. Possedere denaro era strettamente vietato. Ciononostante gli ebrei del Ghetto cercarono di reagire. Come da ordine tedesco venne costituito un Consiglio degli Anziani presieduto da Eichanan Elkes, e da Leib Garfunkel suo vice. Eletti dal voto popolare i due organizzarono un corpo di polizia ebraica di 150 persone, un ufficio preposto alla salute pubblica, alla cultura e all'approvvigionamento.

Si organizzarono diversi servizi per la popolazione: un'ospedale, una clinica, una casa di riposo, una cucina pubblica, una scuola ed un'orchestra. Quando venne proibita ogni attività culturale gli ebrei continuarono in clandestinità a promuovere eventi e spettacoli. La tradizionale scuola religiosa venne mantenuta in vita. Anche i partiti politici erano attivi, particolarmente il partito sionista. Il Consiglio degli Anziani supportò come poté i membri della resistenza che tentarono di fuggire dal ghetto per unirsi alla resistenza sovietica. In questo senso il Ghetto di Kovno rappresenta una eccezione di unità tra i suoi membri che non ha riscontro altrove.

Nel 1943 il ghetto venne trasformato in campo di concentramento e quattromila abitanti vennero trasferiti in campi di lavoro intorno a Kovno. Dinanzi alla crescente pressione tedesca le forze politiche del Ghetto di Kovno cominciarono a costruire le premesse per una resistenza attiva. Nell'estate del 1943 i Sionisti ed i Comunisti si riunirono in una organizzazione di resistenza comune, la JFO. Scopo dell'organizzazione era facilitare la fuga dei suoi membri dal Ghetto per riunirsi alla resistenza sovietica. Nel momento di maggiore attività lo JFO contava 600 membri attivi. Nel settembre 1943 la JFO stabilì un contatto diretto con il movimento partigiano grazie all'aiuto di una giovane ebrea, Gesja Glazer, nome in codice Albina, che venne paracadutata dietro le linee e visitò il Ghetto. Il contatto permise allo JFO di coordinarsi per inviare nelle foreste di Augustow una parte dei suoi membri. Un centinaio di resistenti cercò di fuggire dal Ghetto, dieci vennero uccisi nel tentativo, quindici morirono in prigione e quattordici vennero condotti al Nono Forte. Alla fine del 1943 circa 170 membri dello JFO - divisi in otto gruppi - lasciarono il Ghetto a bordo di camion in direzione della foresta di Rudninkai a sud di Vilna. La maggior parte riuscì a raggiungere i partigiani. In tutto queste operazioni consentirono a circa 350 partigiani ebrei di lasciare il Ghetto. Cento di questi persero la vita nel tentativo.

Nel settembre 1943 dal ghetto di Kovno che ora era formalmente il Konzentrationlager Kaunas, furono evacuati 4.000 abitanti e trasferiti in piccoli campi intorno alla città. Il 26 ottobre 1943 altri 2.709 ebrei vennero spediti ai campi di lavoro dell'Estonia. Il 27 marzo 1944 1.800 persone, neonati, bambini, vecchi vennero trascinati fuori dalle loro case e massacrati. Quaranta poliziotti accusati di aver favorito la resistenza vennero fucilati. Gli altri poliziotti vennero posti sotto gli ordini diretti delle SS. Il Consiglio degli Anziani venne sciolto e Elkes venne nominato "Ebreo Anziano", di fatto privato di qualsiasi autorità.

L'8 luglio 1944, all'avvicinarsi delle truppe sovietiche, i tedeschi cominciarono l'evacuazione del Ghetto con l'intento di condurre gli ebrei in campi di concentramento all'interno della Germania. La resistenza ebrea si attendeva questo momento e si era preparata alla resistenza. Nascosti in rifugi e bunker cercarono di sottrarsi all'arresto. I tedeschi usarono cani, lacrimogeni, bombe incendiarie per costringere gli ebrei ad uscire dai loro rifugi. Nei combattimenti morirono 2.000 persone. Soltanto 90 riuscirono a sopravvivere sino all'arrivo delle truppe sovietiche. Circa 4.000 ebrei vennero trasferiti in Germania nei campi di Kaufering, Stutthof e Landsberg. Nell'ottobre 1944 furono raggiunti da un altro gruppo che sino a quel momento era stato detenuto in alcuni campi estoni. Quando i campi vennero liberati erano sopravvissuti ancora 2.000 ebrei di Kovno. Insieme a quelli che erano riusciti a nascondersi alla fine della guerra era sopravvissuto soltanto l'8% della comunità ebraica di Kovno.
Occupazione tedesca
giugno 1941
Massacri degli ebrei
sparsi nei dintorni
Reclusione di 29.760 persone
nel ghetto di Kovno
Consiglio degli Anziani
26 ottobre 1943: deportazione
di altri 2.709 ebrei