

Storia del Ghetto di Lublino
Lublino, nella Polonia orientale, all'inizio della Seconda Guerra Mondiale aveva
una popolazione di 40.000 ebrei su di un totale di 122.000 abitanti. Le truppe
tedesche entrarono in città il 18 settembre 1939. I provvedimenti contro
gli ebrei furono immediati. In diverse retate furono catturati ebrei adulti
ed inviati ai lavori coatti. Nel novembre 1939 gli ebrei che abitavano nella
strada principale della città (la Kraskowskie Przedmiescie) vennero costretti
ad abbandonare le loro case che vennero confiscati. A tutti venne ordinato di
cucire sugli abiti la famigerata stella gialla. Il piano di concentramento nazista
aveva individuato in Lublino e nel suo territorio circostante il luogo dove
creare una "riserva giudaica", cioèun luogo all'interno del
Governatorato Generale (la nuova regione creata sulle ceneri della Polonia occupata)
in cui concentrare gli ebrei polacchi e quelli espulsi dalla Germania. Dal febbraio
1940 63.000 deportati ebrei vennero fatti confluire a Lublino. Tuttavia i tedeschi
avevano sottovalutato le difficoltà connesse ad un concentramento di
più di due milioni e mezzo di ebrei. Così dopo due mesi il piano
venne sospeso. Frattanto i tedeschi - seguendo il loro schema consueto - ordinarono
la costituzione di uno Judenrat (Consiglio Ebraico) di 24 membri. Ad animare
lo Judenrat furono chiamate due personalità della città di Lublino:
Henryk Bekker ed il suo vice Mark Alten. Lo Judenrat continuò a lavorare
- di fatto - come aveva precedentemente operato la Comunità dedicandosi
cioËall'assistenza e alla salute. Questa attitudine tuttavia non era per
i tedeschi di nessuna utilità. Ciò che volevano era una collaborazione
per la creazione di lavoro forzato coatto, la cooperazione per la formazione
di liste di persone da deportare ed il controllo di eventuali attività
antitedesche.








Scene di umiliazioni quotidiane nel ghetto di Lublino.
(clicca sull'immagine per ingrandirla)
La miseria della vita quotidiana nel ghetto di Lublino
(clicca sulle immagini per ingrandirle).
La foto grande a lato fu scattata nel ghetto di Lublino da
un tedesco probabilmente alla ricerca di un'immagine che confermasse il suo
stereotipo dell'ebreo. Comunica invece solo il senso di disperazione, miseria
e rassegnazione del ghetto.
Tutti sono fermi e guardano in direzione del "superuomo" nazista
che scatta la fotografia. Tutti, adulti e bambini sono destinati a morire
per mano di altri "superuomini".

I tedeschi, non trovando una diretta collaborazione nello Judenrat, cominciarono
a rastrellare autonomamente gli ebrei. Lo Judenrat reagì cercando di
organizzare attività economiche che potessero essere utili ai nazisti
e preservare così la vita degli abitanti. Venne creata la fabbrica di
armamenti della Deutsche Ausrustungswerke. Nell'estate del 1940 i tedeschi intensificarono
ugualmente i rastrellamenti di forza lavoro. Lo Judenrat fu costretto a redigere
liste di ebrei da inviare ai campi. Dal 10 marzo 1941i tedeschi cominciarono
ad espellere ebrei dalla città. Alla fine del mese erano state evacuate
10.000 persone ed inviate nei villaggi circostanti. Questo strano comportamento
era dettato dalla volontà tedesca di creare al più presto a Lublino
un ghetto.
Terminata
l'espulsione alla fine di marzo venne creato il ghetto con una popolazione di
34.000 persone. Il concentramento in spazi ristretti e la scarsitàdi
cibo condusse ben presto al diffondersi di malattie: nell'estate del 1941 una
epidemia di tifo devastò il ghetto. Una volta resa operativa la decisione
di sterminare gli ebrei con la
Conferenza
del Wannsee i tedeschi cominciarono le operazioni di deportazione degli
ebrei verso il campo di sterminio di Belzec a partire dal 17 marzo 1942. Venne
stabilita una quota giornaliera di 1400 persone. Gli ebrei venivano stanati
casa per casa, portati in un "punto di concentramento" e lì
selezionati. In una prima fase vennero risparmiati i "lavoratori"
ma non le loro famiglie. Durante questa "Aktion" cinquecento ebrei
vennero fucilati per aver tentato la fuga. L'operazione terminò il 20
aprile: erano state catturate 30.000 persone di cui una parte venne inviata
al campo di sterminio di Belzec ed un'altra parte venne fucilata nei boschi
alla periferia della città. Mentre l'azione era in corso,
il 31 marzo i i membri dello Judenrat vennero dimezzati e ridotti a 12 e Mark
Alten venne nominato capo del consiglio. I membri "licenziati" vennero
deportati nel campo di sterminio. Dopo questa operazione nel ghetto di Lublino
erano rimaste soltanto 4.000 persone che vennero spostate in un quartiere periferico
della città chiamato Majdan Tatarski. Qui, in condizioni spaventose per
mancanza di cibo e di alloggio, i tedeschi continuarono le "selezioni"
uccidendo tutte le persone che non riuscivano a dimostrare di avere un lavoro
utile. Il 2 settembre 1942 venne lanciata un'altra "Aktion" su larga
scala che portò alla deportazione di altre 200 persone verso il campo
di sterminio di Majdanek. Altri 800 ebbero la stessa sorte durante una "Aktion"
che si svolse il 25 ottobre. Nel luglio 1944, pochi giorni prima di ritirarsi
di fronte all'avanzata dell'Arlata Rossa, i tedeschi uccisero i sopravvissuti.
L'esercito sovietico entrò a Lublino il 24 luglio 1944: in città
non rimanevano più ebrei vivi.