"Juden haben waffen!" Storia dell'insurrezione del Ghetto di Varsavia
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19 aprile, domenica,
Pasqua ebraica
All'interno del ghetto era accaduto qualcosa di assolutamente sconcertante.
Per la prima volta un gruppo organizzato di ebrei si difendeva, non accettava
di essere umiliato, calpestato, ucciso. Gli ebrei si difendevano. I "sottouomini"
sparavano alla "razza dei signori". Sammern-Frankenegg era colto assolutamente
dal panico. L'azione venne interrotta e le truppe si ritirarono fuori dal perimetro
del ghetto.
Verso le 7.30 Sammern-Frankenegg entrò nella suite dell'Hotel Bristol
che il generale
Stroop occupava.
Lo stesso
Stroop ricordò
quei momenti:
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"Alle 7.30 Sammern venne al mio ufficio per informarmi che l'azione era
fallita. Le truppe che erano entrate nel ghetto si erano ritirate e c'erano
già morti e feriti... Sammern disse che avrebbe contattato Cracovia per
ottenere degli Stukas che bombardassero il ghetto dal cielo, soffocando così
la rivolta.
Dissi a Sammern di non farlo e che dovevo esaminare la situazione sul luogo
dove si era verificata. Squillò il telefono nella stanza del comando.
Arrivò il dott. Ludwig Hahn. Parlai tre volte con Krüger
e una con Himmler.
Erano infuriati. Il Reichsführer, solitamente cortese, usò ripetutamente
un linguaggio volgarissimo. Ordinarono la destituzione immediata di von Sammern
dalla carica di comandante delle SS e della polizia di Varsavia.
Inoltre tutti i reparti dovevano essere ritirati dal ghetto, mentre entro due
ore l'azione sarebbe dovuta riprendere sotto il mio comando. Non dovetti dare
l'ordine di ritirata perché i soldati di von Sammern erano semplicemente
scappati.
In tutta questa agitazione il dott. Hahn rimase tranquillo, parlando delle conseguenze
politiche del fallimento dell'azione.
Krüger però al telefono imprecava e urlava che era "una
vergogna", "una disfatta politica e militare", una macchia sul
buon nome delle SS provocata da "quell'intelligente professore di filosofia
del Tirolo" [von Sammern]", che "quell'imbecille" doveva
essere sbattuto in carcere ecc.
Ordinò, che una volta decisa una nuova linea d'azione e ritornata la
calma, tutti i soldati delle SS dovessero partecipare all'azione”.
Secondo il racconto di
Stroop,
Himmler fu il più
moderato: si oppose alla punizione di von Sammern, affermando che avrebbe potuto
creare difficoltà all'interno del partito in Austria, tuttavia ne ordinò
la destituzione e mise a disposizione tutte le forze dell'esercito e delle SS
del Governatorato.
Un altro testimone di quei momenti fu lo Sturmbannführer Max Jesuiter,
capo di Stato Maggiore di
Stroop:
"Ero presente quando von Sammern arrivò
in ufficio verso le 7, era completamente confuso e in preda all'agitazione.
In quel momento Stroop era
nella vasca da bagno. Devo aggiungere che lo ricordo seduto nella vasca da bagno
quindi non eravamo in ufficio, dovevamo essere nei nostri appartamenti in Aleja
Roz [cioè l'Hotel Bristol N.d.T.]
Ricordo che von Sammern era completamente fuori di ogni controllo e bisognoso
di aiuto e che Stroop disse
qualcosa come "Non si agiti ancora di più. Ce ne occuperemo".
Durante la conversazione che ne seguì von Sammern disse che era stato
colpito qualcuno della Polizia d'Ordine".
Nel suo rapporto ufficiale
Stroop
scrisse di aver ripreso l'attacco al Ghetto alle 8 del mattino. In realtà
le operazioni ripresero soltanto verso le 10.
Stroop
indubbiamente era un comandante con maggiore senso tattico di von Sammern.
I combattimenti riprendono all'incrocio tra via Nalewki e via Gesia. I tedeschi
improvvisarono una barricata usando anche dei materassi e cominciarono a sparare
verso le finestre. La sparatoria si protrasse fino al pomeriggio quando il palazzo
che gli uomini della ZOB difendevano prese fuoco e dovette essere abbandonato
dopo sette ore di combattimenti.
Stroop - che oramai aveva
assunto ufficialmente il comando - ordinò un contrattacco anche all'incrocio
di via Zamenhof e Mila. Qui per snidare i difensori vennero usati i cannoncini
da 20 millimetri.
Bersagliati da lontano dai tedeschi che erano fuori della portata dei fucili
i combattenti della ZOB dovettero abbandonare la posizione e ripararsi in uno
stabile più defilato rispetto al tiro dell'artiglieria.
Stroop verso le 17.30 ordinò
alla colonna che aveva sloggiato i combattenti ebrei da via Nalewki di avanzare,
attraversare l'incrocio di via Gesia e raggiungere la piazza e la via Muranowska.
Si trattava della penetrazione più profonda all'interno del ghetto. Se
la manovra fosse riuscita le squadre di combattimento che difendevano l'area
di via Zamenhof sarebbero state prese sul fianco.
La piazza Muranowska era difesa dai combattenti comunisti dello ZZW con il loro
comandante Eliahu Halberstein. Ben disposti con un paio di mitragliatrici a
disposizione bloccarono i tedeschi che avanzavano. Si scatenò una lotta
selvaggia.
Lo stesso
Stroop dovette ammettere
in modo ambiguo che le SS non riuscirono a conquistare la piazza:
"Verso le 17.30 incontrammo una resistenza accanita
concentrata in un caseggiato.
I nemici avevano anche una mitragliatrice. Un commando speciale entrò
nel palazzo e sconfisse il nemico ma non si riuscì a catturare i combattenti.
Gli ebrei e i criminali resistevano ovunque piano per piano e all'ultimo momento
ci sfuggivano o ritirandosi attraverso i tetti o scomparendo in rifugi sotterranei.
Verso le 20.30 la barricata esterna intorno al Ghetto venne rinforzata. Tutte
le unità vennero fatte ritirare dal Ghetto e inviate nelle caserme. La
barricata esterna al Ghetto venne presidiata da 250 Waffen-SS".
Nelle mani dei tedeschi erano caduti soltanto 580 ebrei tutti non combattenti.
La ZOB aveva perso un combattente caduto in via Zamenhof e la ZZW durante i
furiosi combattimenti in piazza Muranowska denunciava la perdita del comandante
del settore Halberstein.
Connoncino
da 20 mm im azione durante la repressione della rivolta del Ghetto (aprile
/ maggio 1943, Archiwum Akt Nowych).